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La depressione post parto fa paura, anche al cinema

La depressione colpisce migliaia di donne eppure l'argomento resta spesso tabù. Anche quando a cercare di parlarne è un film

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E' in arrivo nelle sale cinematografiche italiane "Quando la notte", il film diretto da Cristina Comencini e interpretato da Claudia Pandolfi e Filippo Timi. La storia racconta di una mamma con un figlio difficile, che piange e piange. Abitano in uno sperduto paesino di montagna. Pieno di neve, in un isolato chalet. La depressione aleggia nell'aria e poi si stempera nel rapporto passionale che questa donna instaura con il proprietario delllo chalet, taciturno e affascinante.

Il film è stato accolto con qualche risata di troppo alla proiezione all'ultimo Festival del Cinema di Venezia e pochi giorni fa la polemica è montata perchè al suo arrivo nelle sale il film era stato dichiarato "vietato ai minori di 14 anni".
Sui media si è molto discusso sui motivi di questa censura. La depressione post parto fa talmente paura e deve rimanere un argomento tabù a tutti i costi? Non gioverebbe, invece, parlarne e squarciare il velo che troppo spesso copre il viso e la tristezza di queste neomamme per le quali il momento più bello della vita si trasforma in una voragine di solitudine e disperazione?

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Se anche al cinema si riuscissero a trovare le parole per trasmettere emozioni e per coltivare, presso gli spettatori, una sensibilità nei confronti delle neomamme che, spesso, sono sole, lontane dalla loro famiglia, senza alcun tipo di sostegno o di aiuto, in preda a paure, stanchezza, dolore...forse, se si parlasse di depressione post parto anche al cinema, sui libri, a scuola, si farebbe un piccolo passo per togliere quella copertina stucchevole che ricopre l'idea che ci è stata inculcata (forse anche dal cinema) del diventare madre.

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La polemica relativa al film della Comencini è rientrata. Cattleya, la casa produttrice del film, ha fatto appello alla ommissione di secondo grado della Direzione Generale del Cinema del Ministero dei Beni culturali che ha eliminato la censura. Ma le motivazioni di questa revoca non sono di tipo culturale, ma sono legate alla pubblicità: erano già stati venduti spazi pubblicitari per un target anche di minori e quindi la censura avrebbe comportato l'impossibilità di proiettare la pellicola.