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Il Baby Blues si può prevenire? Forse con un test

Scoperto l’ormone responsabile della depressione post-partum: si potrebbe così prevenirla con un semplice test

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Della serie: il nemico è la baby blues, come combatterlo? “La miglior difesa è l’attacco”. Quindi facciamo la prima mossa, innanzitutto riconoscendola per quello che è, imparando a capire come è fatta e quali sono le sue armi e poi mettendo in atto tutta una serie di misure psicologiche cautelative, anche da parte di chi sta vicino alle mamme colpite.

Ma come accorgersi che il nemico sta arrivando?
Si è parlato e si parla ancora tanto della Baby Blues, la depressione che può colpire le mamme dopo il parto. Odiata, temuta, incompresa, incomprensibile, fastidiosa, invalidante come tutte le depressioni, ora parrebbe che la baby blues si possa prevenire, o quanto meno la si possa “raggirare”, proprio come in un campo di battaglia.
All’Università della California è stato scoperto l’ormone additato come colpevole della fantomatica depressione. La ricerca, pubblicata  sul "Archives of General Psychiatry" che ha smascherato tale ormone, ha preso in esame cento donne incinte, analizzando i loro livelli ormonali dopo tre mesi dal parto e continuando a monitorarle a livello emotivo anche in seguito.
Confrontando poi il monitoraggio con i risultati degli esami, i ricercatori hanno notato che nel 75% dei casi  il CRH (ormone di liberazione della corticotropina) era presente in considerevole quantità nelle donne affette da baby blues. Sarebbe dunque proprio lui, il CRH il famigerato colpevole.
La conclusione della ricerca indicherebbe quindi che la depressione post-partum si può forse prevenire con un semplicissimo test di monitoraggio degli ormoni: questo significherebbe poter preparare medici, partner, famiglia e mamme stesse ai pericoli emotivi della baby blues, con un conseguente miglioramento nell’affrontarla. Un rimedio rivoluzionario, che eviterebbe non solo sofferenze, ma anche tragici epiloghi.
Solo una precisazione: usare il verbo combattere in questo contesto, non significa inforcare le armi e buttarsi alla cieca. Ci vuole determinazione, coraggio e forza, ma anche strategia: bisogna ricordarsi sempre che il nemico da combattere non siamo noi stesse, ma quel mostro buio che ci avvolge con le sue spire. Non siamo noi il problema, non siamo noi a dover soccombere, non siamo noi le colpevoli: in quei momenti è importante rimanere lucide, sapere cosa e chi siamo veramente, perché sarà proprio il nostro essere a liberarsi e a liberarci dalle grinfie della depressione.
E combattere significa soprattutto non perdersi mai d’animo

Olivia Calò