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Paura del parto, i consigli per affrontarla

Soprattutto per le donne che affrontano per la prima volta quest’esperienza è facile lasciarsi prendere dall’ansia e dalla paura, in primo luogo del dolore, ma anche di altri aspetti, come quelli riguardanti l’anestesia o la salute del bambino

12 cose sul parto che nessuno ti dice

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    Tutti ti annoieranno
    Emanuela _Cerri 4 aprile 2014
    a cura di Isabella Ricci

    COME AFFRONTARE LA PAURA DEL PARTO - La gravidanza sta per terminare e si avvicina il momento più temuto, quello del parto. Soprattutto per le donne che affrontano per la prima volta quest’esperienza è facile lasciarsi prendere dall’ansia e dalla paura, in primo luogo del dolore, ma anche di altri aspetti, come quelli riguardanti l’anestesia o la salute del bambino.

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    Ma pensare alla paura serve solo ad aumentarla, fino a creare una spirale che si autoalimenta e che porta inevitabilmente nel panico.
    E allora il consiglio è quello di non fantasticare troppo su questo momento, ma lasciare che arrivi, quasi in modo distratto, e soprattutto di non ascoltare i racconti delle nostre amiche o delle nostre mamme su travagli lunghissimi e dolorosi.

    Anzitutto ogni esperienza è assolutamente soggettiva ed ogni donna è diversa dalle altre. La percezione stessa del dolore ha una soglia che presenta un ampio range di variabilità individuale.
    Inoltre i progressi nel campo dell’anestesia hanno consentito di affrontare questo momento in maniera molto più accettabile rispetto al passato e quelli della medicina di rendere il parto assolutamente più sicuro sia per la salute del bambino che per quella della madre.

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    Nervi saldi dunque, e se si vuole fronteggiare l’ansia connessa al momento del parto prendendola “in contropiede” è invece utile iniziare a frequentare un corso di preparazione al parto, a partire dal secondo trimestre di gravidanza. Questi corsi sono comunemente erogati sia da ospedali e consultori pubblici che da cliniche e studi medici privati. Gli incontri sono in genere tenuti da personale ostetrico, ma è spesso prevista la partecipazione di diverse figure professionali, come il ginecologo, l’anestesista, il pediatra e lo psicologo, proprio al fine di ottenere un’offerta variegata, in linea con i bisogni dell’utenza.

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    In questo modo molte ansie vengono ridimensionate tramite la possibilità di chiarire i propri dubbi e di ottenere informazioni precise grazie all’accesso diretto all’esperienza del personale medico e paramedico. Le lezioni hanno un’impostazione sia teorica che pratica. Infatti, oltre ad essere fornite informazioni sulla gravidanza, sul momento del parto, sulla cura del bambino e sul post-partum, sono spesso insegnate anche delle tecniche di rilassamento e di respirazione per affrontare più serenamente il travaglio.

    Tra queste tecniche una delle più rappresentate nel panorama dell’offerta è il training autogeno. Esso è basato sul principio della somatizzazione positiva, cioè sull’evidenza che la mente è in grado di influenzare lo stato del corpo non soltanto in maniera negativa, come avviene nel caso dei disturbi psicosomatici e nella ex patologia da conversione isterica, ma anche in modo positivo.

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    Questo metodo è stato messo a punto da Schultz, un medico tedesco, nel primo dopoguerra, allo scopo di produrre uno stato di rilassamento nei suoi pazienti grazie al restringimento del campo di coscienza, indotto tramite una tecnica di direzione della concentrazione verso l’interno, simile al metodo dell’ipnosi. Contrariamente a quest’ultima però il metodo è autopoietico e consiste nell’apprendimento di una serie di esercizi (e di qui il nome training) di tipo autosuggestivo e meditativo. Inoltre non avviene in uno stato alterato di coscienza. Il training autogeno è dunque una pratica basata su una serie di esercizi di complessità crescente protratti nel tempo, in grado di produrre uno stato autoindotto di rilassamento e di benessere. L’apprendimento di questa tecnica e la sua pratica costante fin dai primi mesi di gravidanza può rappresentare un modo di affrontare più serenamente il momento del parto.

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    I corsi di preparazione al parto inoltre sono rivolti sia alle future mamme che ai loro partners. Un altro vantaggio che deriva dalla frequentazione degli incontri è senza dubbio il fatto di potersi confrontare con gli altri partecipanti i quali condividono la stessa esperienza di vita, le stesse ansie e paure. All’interno del gruppo i futuri genitori possono scambiarsi informazioni e sostenersi reciprocamente.

    Oltre al consentire un maggiore coinvolgimento dei padri nell’esperienza della gravidanza, spesso è proprio la partecipazione a questi corsi che incoraggia molti futuri padri ad affiancare la propria compagna in sala parto, assistendo alla nascita, fornendo così supporto alla donna ed assumendo un ruolo attivo in un momento così importante della vita della coppia.

    E se non basterà nemmeno il sostegno del partner ricordate che la gioia di stringere tra le vostre braccia il tanto atteso piccolo cancellerà in un momento il ricordo delle sofferenze legate al parto

    COME AVERE UN PARTO SERENO E NATURALE (FOTO)



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    Commenti

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    Chantal lunedì, 20 gennaio 2014

    Problema contrario...

    Ciao a tutte, ho un bambino di 3 anni, avuto con parto naturale, dopo 12 ore di travaglio.
    Sono alla 36° settimana e al momento la bimba è podalica... perciò CESAREO (a meno che ovviamente non faccia la "capriola"). Vorrei davvero che si girasse, per partorire naturalmente. Il mio problema è proprio questo: VOGLIO SENTIRLA USCIRE DA ME...
    Ammetto che il parto naturale porta dolore (soprattutto durante il travaglio), ma la sensazione di sentire il tuo bambino uscire da te, e faticare insieme, crea un legame più forte della gravidanza, e soprattutto più forte dell'allattamento.
    Per questo al momento non sto accettando psicologicamente il cesareo. Razionalmente è ovvio che lo accetto, dal momento che la bambina è "di sedere" e quindi un parto naturale comporterebbe troppi rischi.

    n° 7
    piero mercoledì, 13 luglio 2011

    dolore

    a tutte quelle terrorizzate dal dolore: pensate alle nostre nonne che i figli li facevano in casa e tempo due giorni erano in piedi per portarli in chiesa a farli battezzare.
    Non dico che dobbiate fare come loro, per fortuna ci siamo evoluti, ma evitiamo isterie e capricci, per piacere

    n° 6
    Francesca lunedì, 20 febbraio 2012

    R: dolore

    Il parto è un dolore dolcissimo che tu non potrai mai vivere...ed è ovvio che tu non te ne faccia un problema, è anche giusto così, ma ricordati che se tu sei qui, è grazie ad una donna spaventata e dolorante...oggi siamo fortunate e molto seguite, ma ti ricordo che fino a qualche tempo fa non esisteva l'epidurale o il parto in acqua, come giustamente dici tu, si partoriva in casa, e capitava di donare la vita a scapito della propria, e questo in molti paesi poveri succede ancora oggi...forse tutto questo dovrebbe farti riflettere sul fatto che la paura del parto è qualcosa di ancestrale e insito in noi donne, è un naturale istinto di protezione e fino a qualche tempo fa anche di sopravvivenza, ma che non ci ha mai fermato...la riprova e che siamo qui oggi a parlarne, però forse, visto che siamo noi ad avere le nausee, gli sbalzi ormonali, i chili di toppo, il peso, l'affaticamento, e in fine dolie, travaglio, parto, punti... ed un bambino da accudire sin dal primo vagito, e da allattare e pulire quando vorremmo stare solo tranquille a riprenderci dall'esperienza del parto, forse qualche capriccio e qualche isterismo voi uomini potreste anche sopportarlo! o è chiedervi troppo??

    linda giovedì, 29 gennaio 2009

    riflettere

    ma che dite? avere un bimbo in grembo è la cosa più bella che esista! Dio,la natura o quel che volete,regala a noi donne un dono favoloso.. e seppure il dolore sarà enorme (cosa che non è detta) beh ne vale la pena..almeno una volta nella vita! io sono Linda ho 25 anni. sono terrorizzata,ma ho fatto questa scelta.. sò che cresce in me e che stringerlo sarà la più bella emozione. grazie vita.

    n° 5
    19vale86 lunedì, 8 febbraio 2010

    R: riflettere

    sto iniziando il 6 mese di gravidanza, sono terrorizzata all'idea di dover partorire e ho anch'io pensato al cesareo o all'anestesia, però mi sono convinta che è meglio il parto naturale poi spero che quando sarà il momento avrò talmente voglia di vedere il mio bimbo-a (domani farò la morfologica e saprò il sesso) che tutti i dolori passeranno...cerco di convincermi di questo!!in bocca al lupo a tutte le mamme!!

    Marilù venerdì, 6 febbraio 2009

    superfifa ormai ci siamo!!1

    aanche io sono d'accordo con linda è stupendo avere un bimbo in grembo...per me è la terza...Maya...arriva dopo 11 dal secondo....help ho una super paura e non mi ricordo nulla....tra tre settimana la principessa arriva ed io non sono per niente tranquilla!!!

    Valentina sabato, 24 gennaio 2009

    commento

    Mi trovo perfettamente d'accordo con Claudia... si sta benissimo anche in 2 senza figli.

    n° 4
    vale86 mercoledì, 5 febbraio 2014

    R: commento

    scusa,ma cosa c'entra?

    vale86 mercoledì, 5 febbraio 2014

    R: R: commento

    hai sbagliato pagina!!!

    Betti mercoledì, 8 ottobre 2008

    paurissima del parto

    sono alla fine del 7 mese di gravidanza e se penso al parto sono teorririzzata.... sto cercando in tutti i modi di restare calma, tra poco inizio il corso preparto, ho già fissato la visita per l'anestesia eccc... ma dentro di me una vocina mi ripete: ma perchè dover vivere questa esperienza quando potresti tranquillamente farti un bel cesareo in clinica a 5 stelle ed evitarti il tutto? poi però mi ridimensioni e mi dico che ce la devo fare, che se tutto prosegue bene affronterò questa mia paura ( che mi accompagna fin da bimba... ora ne ho ben 37) e cercherò di non pensarci più di tanto prima.... chissà....

    n° 3
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