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#BastaTacere, una campagna contro la violenza ostetrica

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Su facebook la campagna #BastaTacere raccoglie testimonianze di donne che hanno avuto parti traumatici e combatte la violenza ostetrica

#BastaTacere

Violenza ostetrica. Cosa significa e perché ne stiamo sentendo parlare in questi giorni. Quando si pensa al momento del parto vengono in mente immagini, certamente, legate al dolore e all'ospedale, ma anche di medici e operatori che aiutano la donna, di un papà impegnato a sostenere la propria compagna, di una lunga esperienza tumultuosa ed emozionante, frenetica ed adrenalina che alla fine si risolve con il pianto liberatorio del neonato, spesso della mamma e con la grande soddisfazione dei medici e delle ostetriche.

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Nella maggior parte dei casi è proprio ciò che accade e molti ginecologi spiegano che ogni nascita porta con sé un'emozione sempre nuova, non importa quanti anni di esperienza si abbia in sala parto.

Ma in qualche caso, invece, le cose non sono state così idilliache e per le mamme quella del travaglio e della nascita del loro bambino si è trasformata in un'esperienza traumatica, all'insegna della violenza psicologica e fisica. Se ne discute in occasione della campagna #BastaTacere, che è stata lanciata sui social network da Elena Skoko e Alessandra Battisti del Network internazionale “Human rights in childbirth" (Diritti umani alla nascita), seguendo l’hashtag internazionale #breakthesilence.

L'obiettivo della campagna è far emergere le testimonianze di tutte le mamme che hanno visto trasformarsi il loro parto in un'esperienza drammatica e indimenticabile, e non certo per ricordi legati alla gioia o alle emozioni positive.

Sulla pagina Facebook di #BastaTacere si susseguono racconti di donne che si sono sentite umiliate, che non hanno ricevuto le giuste informazioni e sono state spinte ad un parto cesareo programmato, che hanno visto il loro allattamento fallire in ospedale per la scarsa attenzione ricevuta.

La campagna è partita solo 48 ore fa eppure sono già centinaia le storie pubblicate, il che dimostrerebbe quanto il parto non debba essere considerato una pratica medica ed ospedaliera di routine, ma un'esperienza importante, preziosa per la donna e per il neonato e anche per i medici che ci partecipano.

Morti in sala parto, le riflessioni dell'ostetrica

E' assolutamente giusto affidarsi a medici competenti, sono loro a preservare la sicurezza della mamma e del nascituro, a garantire cure ed assistenza ed è indispensabile avere fiducia in chi opera con esperienza nei centri nascita. Ma sarebbe anche importante stimolare un cambiamento culturale e ribadire l'idea che il parto è comunque un evento naturale e fisiologico e che la donna è parte attiva in questo evento. Forse ricordare che la paura del dolore, le emozioni, il sentirsi vulnerabili sono sentimenti comuni a tutte le donne e vanno riconosciuti e protetti, con esperienza ed empatia.

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