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Parto naturale: un'ossessione rischiosa?

Nel Regno Unito è in corso un infuocato dibattito sul ruolo delle ostetriche. E sulla loro ossessione del "naturale ad ogni costo"

L’ossessione del parto naturale a tutti i costi può rivelarsi pericolosa e in certi casi fatale? Il dibattito sta infuocando il regno Unito dopo che una indagine pubblicata sull’autorevole rivista scientifica The Lancet ha raccontato che in media ogni giorno muoiono undici bambini negli ospedali del NHS (il Servizio Sanitario Nazionale britannico) mentre vengono alla luce. Un numero impressionante che, stando a quanto riferito da The Lancet, è rimasto invariato nell’ultimo decennio e che pone Gran Bretagna, Estonia e Bielorussia sullo stesso piano. 



L’allarme è ancora più evidente se si pensa che nel 2008 sono stati pagati dagli ospedali di Londra circa 27 milioni di sterline come indennizzo solo per i casi di parto e che il 60% di tutti i casi di indennizzo fatti dal NHS riguardano l’ostetricia.


Cosa sta succedendo?La domanda è stata posta dal quotidiano Daily Mail: le ostetriche puntano il dito contro un crescente tasso di natalità, ma anche contro i cali di budget per gli ospedali, l’obesità, i parti plurimi e l’età sempre più avanzata delle madri.
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Ma qualcuno storce il naso e punta sulla sempre più diffusa ossessione del parto naturale. Un esempio per tutti: Lisa, 26 anni, si è vista consegnare il figlio Alex morto e con il cordone ombelicale avvolto attorno al collo. Aveva chiesto invano e ripetutamente un taglio cesareo, ma la sua richiesta è stata respinta da parte delle ostetriche che hanno fatto quadrato contro qualsiasi tipo di intervento medico. La denuncia sul caso, e che ha aperto il dibattuto, è partita poi da Prabas Misra ostetrico e ginecologo presso l’ospedale dove Lisa aveva partorito che ha scritto: “anche per me è importante rendere un travaglio e un parto quanto più naturale possibile e non pensare immediatamente alle possibili complicazioni, ma non a qualsiasi costo”. 

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Al di là del caso specifico, pur tragico, il mito del parto naturale come forma migliore e più sicuro di partorire resiste imperituro e anzi si diffonde. E questo a dispetto del sempre crescente numero di donne che chiedono espressamente di partorire con un cesareo.
In prima linea nella battaglia per il parto naturale c’è il Royal College of Midwives che chiede espressamente alle ostetriche di considerare “il parto cesareo non come prima scelta ma, anzi, come ultima”.
Ma non si tratta solo di resistenza al parto cesareo. Alcuni casi di neonati morti nel Regno Unito sono stati provocati da un assente o carente utilizzo del monitoraggio elettronico fetale, uno strumento preziosissimo, progettato proprio per fornire ai professionisti sanitari importanti informazioni sul battito cardiaco fetale e sulle contrazioni uterine, e scarsamente utilizzato dalle ostetriche d’Oltremanica nella convinzione che anche il monitoraggio rappresenti un eccesso di medicalizzazione nel percorso della nascita.

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James Drife, ostetrico e Professore di Ostetricia e Ginecologia all'Università di Leeds, non usa mezze parole: “ogni donna vorrebbe un parto normale, ma la vera paura è un cattivo risultato e per evitarlo abbiamo bisogno della cooperazione tra tutti i professionisti del team ostetrico invece che di campagne su quale sia trattamento è migliore. Senza tale cooperazione, vi è un rischio molto maggiore di errori”.

Insomma, l’idea è che nel Regno Unito (soltanto lì?) le ostetriche ignorino l’indicazione precisa di richiedere la consulenza e l’intervento di medici e ginecologi in sala parto ogni qualvolta accade qualcosa che esce dalla loro pratica usuale e che considerino il parto naturale come l’opzione più sicura per mamma e bambino in qualunque caso. Anche quando, invece, un cesareo si rivelerebbe certamente più sicuro.

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Come liberarsi dal giogo del “naturale a tutti i costi”? Informandosi circa la struttura nella quale si progetta di partorire e andare oltre i depliant informativi che sottolineano quanto sia naturale e semplice partorire da loro, ma sul tasso di mortalità e complicazioni durante il parto sull’opportunità di essere affidate a un’equipe multidisciplinare che comprenda ostetrica, ginecologo, anestesista. Pronti a intervenire in ogni momento nel caso in cui ce ne fosse bisogno.
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