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Nel Lazio 800 euro a chi partorisce in casa

Il bonus di 800 euro alle donne che optano per il parto in casa ma i ginecologi dicono no

PARTO IN CASA - La Regione Lazio presieduta da Nicola Zingaretti ha stabilito che le donne che sceglieranno di partorire in casa avranno diritto ad un bonus di 800 euro per pagare un'ostetrica e coprire eventuali costi accessori.

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La richiesta di rimborso potrà essere fatta solo dietro presentazione di un certificato medico che attesti un probabile parto naturale senza complicazioni.
Al tempo stesso, spiegano dalla Giunta regionale, questo provvedimento si inserisce in un decreto generale che si prefigge di potenziare la rete dei consultori regionali per offrire massima attenzione alle famiglie.

Ma non tutti esultano di fronte a questo provvedimento. E non tutti per le stesse ragioni.
Daniela Minerva, opinionista de L'Espresso, ad esempio scrive che questa del bonus è un'idea nata con il solo scopo di risparmiare, sulla pelle delle donne: "chi vorrà partorire a casa avrà un bonus di 800 euro. Si noti la doppia crudeltà: ovvio che chi non ha bisogno di 800 euro andrà in ospedale e partorirà con tutte le sicurezze necessarie a un atto così delicato; le donne in difficoltà, invece, sfideranno la sorte e si metteranno in tasca l’elemosina della regione. Ne risentiranno la loro salute e quella dei neonati? Certamente, ma Zingaretti avrà risparmiato."

Sarebbe meglio, sostiene la blogger, intervenire per ridurre la percentuale di parti cesarei che nella regione Lazio si attesta tra le più alte d'Italia.

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Ma cosa ne pensano i ginecologi e i neonatologi?
Fronte unito contro questo tipo di provvedimenti. Il presidente della Società Italiana di neonatologia, Costantino Romagnoli, dichiara in una nota che è assolutamente indimostrabile la reale sicurezza del parto in casa: "Perché, nonostante le alte competenze che ostetriche e ginecologi possano fornire, le complicanze del parto e del post-partum non sono prevedibili in modo assoluto" e, aggiunge il neonatologo "l’esperienza statunitense di molti anni fa aveva dimostrato che il rischio non è prevedibile, tanto è vero che, come ha sottolineato bene la SIGO, i paesi che provano ancora il parto a domicilio hanno un tipo di organizzazione che è ben lungi dall’essere realizzabile nel nostro Paese".

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Fa eco la voce di Paolo Scollo, presidente della Società italiana di ginecologia e ostetricia (Sigo), che boccia gli incentivi per il parto in casa e spiega "Nei Paesi del Nord Europa, quando una donna decide di partorire tra le mura domestiche - sottolinea il numero uno della Sigo in una nota - fuori dalla porta di casa viene parcheggiato un centro mobile di assistenza che rimane a disposizione per tutto il travaglio. Inoltre, viene riservato un posto nell'ospedale più vicino. Senza queste fondamentali precauzioni, dare alla luce un bambino in casa diventa estremamente rischioso". Perché "anche il parto all'apparenza più tranquillo può tramutarsi da un momento all'altro in un'emergenza. Il nostro Paese non è pronto per questa pratica".

IL MOMENTO DEL PARTO


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