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Meglio parto naturale o cesareo?

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Parto naturale o cesareo: i pro e i contro dei due metodi

Parto naturale o cesareo?

L’espressione “parto naturale” spesso si interpreta come un nostalgico ritorno al passato: partorire senza epidurale, senza ossitocina, partorire con le sole forze della madre come facevano le nostre antenate e come si è da sempre venuti al mondo!

Ma il parto naturale non è semplicemente un parto “senza”, ma quel prodotto che deriva dalle meraviglie della fisiologia, nel quale i procedimenti ostetrici si applicano solo in caso di necessità e nel quale la tecnica è al servizio della naturalezza e non il contrario. Va a contrapporsi al parto cesareo, ormai in voga nella nostra società consumistica e intollerante al dolore, nella quale la tecnologia sostituisce la fisiologia della donna, modernizzando la nascita e generando rischi inutili per la madre e per il neonato; perché il cesareo è pur sempre un intervento chirurgico!

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Contrariamente ai luoghi comuni, il parto naturale non è sinonimo di retrocessione, ma al contrario è un recupero delle capacità e della fiducia nella propria natura ed un arrendersi a questa.
E non è neanche rinunciare alla scienza, ma darle il posto che merita, facendo si che la tecnologia sia guidata dalla naturale fisiologia.

Ma cosa vi è dietro un parto naturale?

Il viaggio riproduttivo inizia con la corsa di milioni di spermatozoi che, attraversando la vagina e il corpo dell’utero, arrivano alle tube di Falloppio, dove incontrano l’ovocita. Uno solo è capace di penetrare completamente l’ovocellula; quando questo accade si attivano sostanze che impediscono l’entrata degli altri gameti maschili. Lo spermatozoo vincitore si fa strada attraverso i diversi strati che ricoprono l’ovulo e avanza fino al nucleo. La fecondazione avverrà quando i due nuclei si fonderanno, riunendo un totale di 46 cromosomi (ogni cellula sessuale spermatozoo e ovocita contiene 23 cromosomi), che è la dotazione cromosomica del nuovo individuo.
A questo punto sarà definito anche il sesso del futuro nascituro che dipenderà dal cromosoma che avrà lo spermatozoo (X o Y), dato che l’ovocita può portare il solo cromosoma X.

12 cose sul parto che nessuno ti dice

L’ovulo fecondato, definito in questo momento “zigote”, scende lentamente ai lati delle tube uterine per arrivare a destinazione: l’utero, dove si anniderà per svilupparsi. Così, circa 36 ore dopo l’incontro nelle tube, la nuova cellula si divide formando due cellule identiche.

Di qui in poi comincia una successiva divisione cellulare, duplicando continuamente la quantità di cellule del nuovo individuo. Dopo 72 ore, lo zigote sarà costituito da 16 cellule, acquisendo una forma molto simile a quella di una mora, per questa ragione viene definito “morula”. É questa che termina il viaggio attraverso le tube di Falloppio ed arriva finalmente a destinazione. Tuttavia il processo di divisione cellulare non finisce qui. La morula diventerà “blastocisti”, più solida e compatta, formata da 64 cellule e, circa nove giorni dopo la fecondazione, si fisserà in maniera definitiva all’endometrio, la mucosa che riveste internamente l’utero.
dell’ovulazione.

Ma cosa fará il feto nel pancione?

Se si considera che l’intera gravidanza è un periodo indispensabile non solo per lo sviluppo fisico del neonato, ma anche per quello cognitivo ed emozionale, si può dire che la data di nascita di un individuo si deve far risalire non a quella del parto, ma a quella del concepimento. Dal secondo trimestre nell’utero, il bambino apprende, sperimenta emozioni, sensazioni e, pertanto, inizia la sua vita interiore. Le mamme lo hanno sempre saputo, tanto che si comportano con lui come se fosse un vero e proprio individuo, parlandogli e chiamandolo per nome!

Imparano a comunicare col loro futuro bambino, intuendo il suo stato di salute ed anche le sue necessità. Iniziano ad avere un rapporto simbiotico che culmina in reazioni tanto ovvie quanto inaspettate: ai nove mesi se la madre gli tocca un piede, il bambino flette le dita e ritira la gamba, quasi come se avvertisse una sensazione di pericolo.
Ma ancora prima, al 3° mese, dopo il prelievo del liquido amniotico, il suo cuoricino inizia a battere più rapidamente e dalla 12a settimana di gestazione iniziano ad essere presenti nel suo cervello delle sostanze chimiche di risposta al dolore. Lo eccitano i rumori molto forti e si calma con la voce della madre. Se il padre, attraverso la pancia, gli sussurra con dolcezza, il bambino si avvicina all’utero nel punto preciso da cui proviene la voce. E, se all’improvviso, si illumina la pancia della madre, il bimbo si spaventa.

Come prepararsi al parto nel terzo trimestre

Poco a poco impara anche lui a conoscere sua madre. Oltre ai suoni é, soprattutto, la musica che rappresenta un buon veicolo di comunicazione, allo stesso modo dei movimenti che si compiono per cullare il bambino. Senza dubbio è preferibile l’ascolto di musica soft, meglio se classica, mentre al contrario la musica rock ed i ritmi troppo rapidi sono da evitare, dato che portano solo ansia ed agitazione nel bimbo. È noto che il feto apprezza il canto e, una volta nato, riconoscerà facilmente le melodie ascoltate mentre era ancora nel pancione. Anche la madre ne trarrà beneficio per il parto, per l’effetto tonificante sul diaframma, sui muscoli intercostali e su quelli della pelvi.
Inoltre, stimolati con voci, suoni e musica nel periodo gravidico e durante l’infanzia, sviluppano più facilmente l’intelligenza e le abilità motorie e, per di più, mostrano una migliore capacità di controllo delle proprie reazioni emotive. Il compito di genitori inizia, quindi, nove mesi prima della nascita!

Iniziare a dialogare è, infatti, importante: la voce dei genitori, diretta al futuro bambino, favorisce le relazioni affettive e favorisce lo sviluppo della comunicazione, della memoria, del linguaggio e dell’attenzione. Una madre che comunica con suo figlio percepisce la sua esistenza e la sua energia e questo dá un significato alla sua vita ed allontana le preoccupazioni giornaliere e le possibili malattie gravidiche.

Ma come è meglio partorire?

La società contemporanea ci impone di abbandonare il parto vaginale perché a detta delle sorelle, delle cugine, delle amiche, è poco sicuro ed è dolorosissimo. Ma come hanno fatto i nostri avi?
Si è da sempre venuti al mondo, con o senza il taglio cesareo, ma il dolore è sempre stato parte integrante della nascita, anche se subito dimenticato dall’abbraccio del neonato.

Ma se oggi si può rinunciare alla sofferenza di quel dolore, così forte perché non farlo?
È da qui che nasce l’idea del cosiddetto “parto indolore”. Quel parto vaginale in cui con una semplice analgesia, la donna può assistere alla nascita del suo futuro bambino, senza preoccupazioni, senza sofferenza, senza dolore. Può muoversi e partecipare attivamente all’espulsione, avvertire le contrazioni e godersi tutte le sensazioni che fanno del parto vaginale un parto naturale.
A voi la scelta!!!

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