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Cosa succede dopo il parto naturale o cesareo

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L'ostetrica ci spiega cosa succede dopo il parto quando il piccolo è nato e si torna a casa. Cosa accade al corpo, all'utero e da cosa dipendono i dolori e le perdite ematiche post parto

Cosa succede dopo il parto

Le informazioni che riuscite a reperire sulla gravidanza e sul parto sono moltissime, vi arrivano da ogni dove: mamme, zie, perfette sconosciute, internet…tutti sembrano sapere qualcosa e sono desiderosi di darvi delle informazioni in merito. Ma una volta nato il bambino? Se non parliamo di allattamento sappiamo cosa succede alla mamma dopo che il piccolo è nato? Oggi mi voglio concentrare proprio su questo, darvi delle informazioni in merito a cosa succede dopo il parto e cosa può accadervi, sia durante la degenza in ospedale sia una volta tornate a casa.

Utero dopo il parto naturale

Come tutte sappiamo l’utero ha una parte di muscolatura molto importante che è in grado di distendersi per nove mesi contenendo il bambino. È la stessa muscolatura che subisce le contrazioni ritmiche del travaglio con lo scopo di “spingere” il bambino verso la nascita. L’attività muscolare viene stimolata da un ormone a cui l’utero a termine di gravidanza è particolarmente sensibile ovvero l’ossitocina (attenzione, questo ormone è presente anche al di fuori della gravidanza e le cellule dell’utero rispondono ugualmente, semplicemente non in maniera così vigorosa), terminato il parto vi è un momento in cui l’utero è in totale rilassamento, si dice essere refrattario.

E’ un momento molto breve, nell’ordine al massimo di un minuto. Immediatamente dopo ricomincia a rispondere all’ossitocina, e ricominciano le contrazioni. Voi direte, ancora? E per cosa? Queste contrazioni immediatamente dopo il parto in realtà non vengono percepite molto dalla mamma, servono a chiudere i vasi sanguigni e a impedire una perdita importante di sangue che potrebbe trasformarsi in un’emergenza mettendo a rischio la vita della mamma. Vorrei sottolineare che esiste durante il parto la possibilità che ci siano delle lesioni molto piccole, microscopiche direi, del collo dell’utero. Queste lacerazioni non devono per forza essere riparate anzi, proprio perché minuscole tendono ad essere lasciate stare. La capacità bellissima che ha il nostro corpo di rimarginare velocemente questi piccoli traumi risolverà il problema.

Come riprendersi da un parto

Dolori dopo il parto naturale

Molte volte mi capita che mi chiedano se è vero che si sentono dei dolori dopo il parto naturale. Sì è vero, l’intensità di questi dolori dipende innanzitutto dalla soglia del dolore individuale. Se per me battere il mignolo del piede contro lo spigolo della porta può far male 10, per un’altra donna magari fa male solo 6. Quindi anche in questo caso il dolore è molto soggettivo. Il motivo per cui si sente dolore è che ci sono ancora delle contrazioni ogni tanto indotte dall’ossitocina circolante. Per chi allatta al seno questi doloretti si faranno sentire proprio in corrispondenza della poppata, ovvero quando c’è più ossitocina in circolo.

Questi dolori esistono anche per mamme che allattano artificialmente e hanno il solo scopo di aiutare l’utero a ripulirsi internamente espellendo il materiale rimasto (le perdite di cui parleremo più avanti sono proprio questo materiale). È come se fosse un colpo di scopa che porta fuori dall’utero i residui della gravidanza. Vi possono essere anche diverse tipologie di dolore, ad esempio se il parto è stato particolarmente difficoltoso o lungo, se il bambino era particolarmente grosso il dolore che si può sentire è osseo. Ovvero è proprio il bacino indolenzito, l’osso del pube in primis, ma anche il coccige che in alcuni casi può anche lussarsi (uscire fuori dalla sua sede naturale) per ampliare il passaggio ad un bambino grosso.

Utero dopo il taglio cesareo

Un caso differente è invece la situazione dell’utero dopo il taglio cesareo. Innanzitutto dobbiamo ricordarci che questa operazione ostetrica viene eseguita in analgesia spinale (nella gran parte dei casi) o in anestesia totale (spesso usata in caso di urgenza/emergenza). L’uso di questi farmaci inibisce la capacità dell’utero di reagire agli ormoni del travaglio, questo anche per permettere ai medici di operare in sicurezza e in totale controllo di un muscolo che in realtà appartiene alla classe della muscolatura liscia, quella cioè che si contrae involontariamente. Dunque durante l’intervento l’utero viene tagliato, viene fatto nascere il bambino, eliminata la placenta e poi richiuso. Da questo momento in poi verrà somministrato alla mamma una dose di farmaco simile all’ossitocina endogena (ovvero quella che produciamo noi stessi) con lo stesso scopo per cui viene prodotta dopo il parto spontaneo: impedire le emorragie.

A questo punto noi mamme che abbiamo partorito con il taglio cesareo ci troviamo ad avere un utero che ha un taglio, una ferita, che si deve rimarginare. Dovete immaginare che la stessa condizione che trovate sulla cute (quindi i punti e la ferita) li avete anche internamente sull’utero. I punti in questo caso saranno riassorbibili e spariranno da soli, sciolti dai corpuscoli che si occupano di formare la cicatrice. Potete capire da sole che il processo di guarigione di una ferita da operazione chirurgica è tempisticamente più lenta rispetto a quelle piccole lacerazioni che possono avvenire con un parto spontaneo. Quindi per i primi giorni in ospedale sarete un pochino più controllate e “delicate” rispetto alle donne che hanno partorito spontaneamente.

Perdite dopo il parto

Chiaramente potete immaginare che vi siano delle perdite dopo il parto. E per perdite intendo proprio delle perdite di sangue rosso vivo. Ciascuna donna ha delle perdite caratteristiche, quindi ciò che vi viene raccontato in merito è frutto dell’esperienza personale. La perdita di sangue non è dovuta, come molti credono, al trauma del parto. Questo sangue è causato dal fatto che la placenta ha creato con i vasi sanguigni dell’utero molte connessioni per cui, una volta che questa si stacca dalla sua sede, i vasi sono costretti a staccarsi. Ma il flusso di sangue non si interrompe e quindi ecco la perdita dopo il parto.

La quantità è data dalla capacità del nostro corpo di formare il coagulo, ovvero di bloccare il sanguinamento, per alcune è più veloce, per altre meno. Dovete immaginarvi le perdite del dopo parto coma una sorta di lavaggio intensivo dell’utero. Lavaggio ovviamente della parete interna, a portare via tutto quello che era appartenuto alla gravidanza finita. In questo modo è possibile ripristinare la normale ciclicità che anche la parte interna dell’utero ha durante il ciclo mestruale. Le perdite quindi non si fermano immediatamente dopo il parto, continuano per alcune settimane, tendenzialmente circa 6 settimane, cambiando colore e quantità.

All’inizio sembreranno una mestruazione piuttosto abbondante, quindi sarà necessario che vi attrezziate con degli assorbenti piuttosto grandi sia in ospedale che per i primi giorni a casa. Lentamente la quantità dovrebbe diminuire e dopo un paio di settimane circa cambiare anche colore diventando più scuro. Se ciò non avviene, se il sangue continua a fluire abbondante contattate subito il ginecologo. Può essere che sia rimasto un piccolo pezzo di placenta all’interno dell’utero e se così fosse va rimossa altrimenti la connessione e l’autopulizia dell’utero non arriveranno mai a terminare. Passata un’altra settimana di perdite simili al 3 giorno di ciclo la quantità continuerà a diminuire, per arrivare ad assomigliare alle tipiche perdite marroncine di fine ciclo. Ultimo passaggio, ultima trasformazione è il passaggio dal colore marrone a quello giallognolo, tipo una normale perdita di fluido vaginale. A circa 6 settimane dal parto infine le perdite saranno completamente svanite e il processo di ciclicità della mucosa uterina potrà riprendere.

40 giorni dopo il parto

Se contiamo bene quelle 6 settimane sono circa 40 giorni, il periodo detto puerperio. Passato questo periodo tutto il corpo lentamente comincia a riprendere l’assetto che aveva prima della gravidanza.

  • Gli organi interni spostati dal volume dell’utero iniziano a riprendere la loro posizione naturale, il volume del sangue (aumentato in gravidanza) torna ad essere normale, stessa cosa vale per la respirazione.
  • Anche gli ormoni della gravidanza saranno spariti o comunque troppo bassi per influenzare i processi corporei e quindi è possibile la ripresa della ciclicità.

Attenzione però, non è detto che allo scadere preciso del 40 giorno, sparite le perdite, tutto sia tornato come prima della gravidanza. Ricordiamoci che ogni corpo ha i suoi tempi, si tiene come limite 40 giorni perché in media si è visto che i processi di rimarginazione delle ferite, le perdite e i livelli ormonali sono tornati alla situazione prima della gravidanza.

  • Normalmente a 40 giorni dal parto viene fissata una visita ginecologica di controllo, per valutare lo stato dell’involuzione uterina, l’eventuale presenza di perdite anomale e per controllare il benessere generale della mamma. È un controllo molto importante, perché vi dice in che stato è il vostro corpo ma vi dice anche se è il caso di provvedere all’uso di contraccettivi perché l’attivita ovarica è iniziata nuovamente ed è quindi possibile una nuova gravidanza.
  • Come avrete letto o sentito la comparsa della prima mestruazione dopo il parto è molto variabile e dipende da diversi fattori, tra cui sia gli ormoni che l’allattamento al seno. Questo però non assicura che l’attività ovarica non sia ripresa, magari la prima mestruazione non è ancora arrivata ma l’ovaio ha ovulato. Quindi mi raccomando chiedete ogni cosa riguardo la contraccezione in allattamento.
Le lochiazioni e il capoparto

In quanto tempo rientra l’utero dopo il parto

Giusto per chiarire un po di termini medici che vengono usati e di cui magari non conoscete il significato “involuzione uterina” significa proprio questo, il rientro dell’utero nella sua sede normale. Sfatiamo un mito, dopo il parto cesareo o naturale che sia, nessuna nemmeno le supermodelle che vedete in tv, ha una pancia perfettamente piatta. Almeno non nell’immediato dopo parto.

Immaginatevi voi una muscolatura che si è distesa per 9 mesi arrivando a raggiungere più di tre volte la sua normale grandezza come possa tornare improvvisamente alla dimensione naturale. Provate a tenere tirato un elastico per un giorno, vedrete che ne risulterà deformato. Noi abbiamo però una cosa in più dell’elastico, una capacità importante delle nostre fibre muscolari di tornare nella posizione iniziale, dando ovviamente tempo al tempo.

Nei primi giorni dopo il parto già vedrete che il volume dell’utero è sceso sotto l’ombelico, ha quindi già fatto un bel pezzo di strada. Nei mesi successivi l’utero tornerà a scomparire sotto l’osso pubico e ad essere lungo 10-12 cm. In quanto tempo questo accade? Anche qui posso riportarvi dati medi, diciamo in circa 5-6 mesi.

Fare esercizio addominale, usare le pancere contenitive non serve a far diminuire il volume dell’utero più in fretta, perché questi metodi vanno ad agire sulla muscolatura addominale non su quella uterina.

Concludendo, il viaggio dei 9 mesi è finito, il parto è passato e ora tutte le attenzioni sono concentrate su questo bambino, sulla sua cura e crescita. È assolutamente normale, ma vi chiedo mamme di non dimenticarvi di voi stesse, prestate attenzione al vostro corpo, curatevi di lui e vedrete che anche i giorni del dopo parto saranno una bella esperienza.

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