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Le fasi del parto raccontate da una mamma

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“...Vi sembrerà di far passare qualcosa di grande come un cocomero in un buco largo come un limone”... Ecco le fasi del parto dal punto di vista di una mamma

Le fasi del parto

Siete intenti a guardare una puntata di Grey's Anatomy, la vostra gravidanza è ormai agli sgoccioli, da qualche tempo avete qualche timida contrazione preparatoria, ma per il momento tutto tace. Vi alzate e sentite una sensazione come di bagnato. Noooo, è impossibile: il primo pensiero è che l'essere incinte vi ha reso incontinenti. Fate qualche passo e improvisamente vi sentite completamente bagnate: vi si sono rotte le acque.

La rottura del sacco amniotico

La rottura del sacco amniotico è il segnale che tra un po' di ore diventerete madri. Tra un po' di ore perché un travaglio è molto imprevedibile. Sicuramente direte molte parolacce, stiatene certe. All'inizio non avrete alcun dolore, per cui sarete le persone più pacifiche del mondo. Avvertite vostro marito, prendete la valigia, chiudete casa e andate all'ospedale eccitate e un po' terrorizzate perché non sapete che cosa sta per succedervi. Sapete solo che per togliere il bambino dal vostro utero dovrete in qualche modo dilatarvi di 10 cm. Nei film da quando si rompono le acque al parto vero e proprio passa giusto qualche minuto: magari succederà anche a voi di fare in fretta, magari tutte le storie sul parto doloroso sono solo una strategia per farvi preparare al peggio.

Parto: le fasi del travaglio

Vi visitano e vi chiedono “ha delle contrazioni?”. Voi che non ne avete mai avuta una rispondete che sì, avete qualche doloretto al basso ventre come quando avete le mestruazioni. Siete ottimiste e positive: l'inizio è proprio sopportabile. Vi accompagnano in stanza, vi mettete la camicia da notte, vi attaccano al monitoraggio e poi basta: non rimane che aspettare. Cominciate a sentire dei dolori leggermente più forti, ma ancora ben tollerabili. Per far finta di non avere paura respirate come vi hanno insegnato al corso pre parto: state andando proprio alla grande, vi dite. Con il passare delle ore quelli che erano dei semplici crampi ora sono una cintura sempre più stretta che vi stritola la schiena e la pancia: quando arrivano sono come un'onda. All'inizio respirate pensando di poterli dominare, poi nella fase più acuta vorreste tanto avere tra le mani il vostro compagno che vi ha ridotto in quello stato.

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Mentre fate questi pensieri arriva l'ostetrica che vi visita: da come state soffrendo sarete già dilatate di 6 cm. Invece la visita dice che non siete neanche a 3. Cosa? Si stanno sbagliando: chiedete una contrattazione. L'ostetrica vi dice 3 voi pensavate 6, non si può fare una via di mezzo, tipo 4,5 cm così potete avere l'epidurale? “Aspettiamo che le contrazioni diventino più forti e ravvicinate” ti dicono. Più forti di così? Ma quanto bisogna aspettare prima che vi squarciate in due? “Sono le contrazioni con maggiore intensità e più ravvicinate quelle utili per partorire”.

Come volevasi dimostrare, una sequela di parolacce vi attraversa le mente e forse le urlereste anche se non foste così impegnate a respirare. Passano ancora altre ore: il sogno di un parto veloce se n'è andato da un pezzo e voi state sbuffando e ansimando come una corriera su una strada di montagna. Ormai le contrazioni sono ogni due minuti, la respirazione diventa complicata perché vi sembra di avere una schiacciasassi che vi stritola le budella, non ne potete più.

Vostro marito vi avvisa dal monitoraggio quando state per avere una contrazione: fa bene a dirvelo, così potete inventare ogni volta una scurrilità diversa per maledirlo. Perché non partorisce lui? E perché nel vostro ospedale non fanno l'epidurale? Arriva l'ostetrica che vi dà la buona notizia: dopo innumerevoli ore di travaglio siete finalmente giunte a 10 cm. Potete cominciare a spingere. Come dice la battuta di un vecchio film: “vi sembrerà di far passare qualcosa di grande come un cocomero in un buco largo come un limone”. Urla. Pianto. E' nato. Il cocomero ce l'ha fatta.

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