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Il parto indotto

Il parto indotto è una tecnica ostetrica di immenso valore perchè consente di far nascere il bambino senza indugi quando si verifica la necessità, quando il travaglio non è efficace e senza ricorrere al cesareo

Le pratiche da evitare per avere un buon parto

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    Cannula in vena
    Emanuela _Cerri 14 marzo 2013
    di  Anna Capitanio

    Il parto indotto è una tecnica ostetrica di immenso valore perchè consente di far nascere il bambino senza indugi quando si verifica la necessità, quando il travaglio non è efficace e senza ricorrere al cesareo (LEGGI). Il parto può essere indotto prima del termine in caso di cattivo funzionamento della placenta che causa un arresto della crescita del bambino o in caso di patologie che affliggono la partoriente come la pre-eclampsia (LEGGI) o i sintomi principali ad essa imputati.


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    Il parto può essere anche indotto oltre il termine, infatti è consuetudine procedere all'induzione circa 8-10 giorni dopo il termine (40 settimane compiute di gestazione) anche se in realtà del 12% dei bambini che nascono oltre il termine solo un 1% presenta segni di post-maturità e questo dato porta a pensare che la spiegazione di questi ritardi risieda in un errore di calcolo in merito all'inizio della gravidanza (LEGGI).


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    Sostanzialmente le tecniche utilizzate per l'induzione sono riconducibili a quattro:
    - DISTACCO DELLE MEMBRANE che consiste nell'allontanare manualmente le membrane dalla cervice lasciandole intatte
    - ROTTURA ARTIFICIALE DELLE MEMBRANE che si esegue tramite una sorta di uncino. Questa pratica è indolore e solitamente vi si ricorre quando la cervice ha già cominciato il suo processo di dilatazione
    - GEL DI PROSTAGLANDINE che consiste nell'introduzione di candelette vaginali all'interno dell'utero; nonostante a volte questa pratica non scateni l'inizio del travaglio consente l'ammorbidimento di una cervice ancora ben chiusa agevolando la dilatazione con l'impiego dell'ossitocina (LEGGI).



    - L'ultima tecnica è per l'appunto quella che prevede l'utilizzo di una fleboclisi di OSSITOCINA. Spesso prima di procedere con tale flebo che consiste nell'inserimento di una canula in un braccio o in una mano si immette nel sangue una soluzione di glucosio. L'ossitocina agisce stimolando le contrazioni (LEGGI) e rendendole più efficaci nel processo di dilatazione




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