gpt skin_web-parto-0
gpt strip1_generica-parto
gpt strip1_gpt-parto-0
1 5

Come affrontare la depressione post partum: parliamone senza vergogna

/pictures/20161019/come-affrontare-la-depressione-post-partum-parliamone-senza-vergogna-2333042755[1686]x[704]780x325.jpeg
gpt native-top-foglia-parto

Come affrontare la depressione post partum ? Bisogna parlare e soprattutto non vergognarsi, senza sentirsi in colpa, e avere un colloquio con lo psicologo prima del parto

Come affrontare la depressione post partum

Se di depressione post partum si parla ancora poco, figuriamoci quando si cominciano ad avere dei possibili disturbi in gravidanza. La nostra società ci impone di vedere i cambiamenti fisici e emotivi dell’attesa solo in maniera positiva. Quante volte per esempio si nascondono i disagi di una gravidanza difficoltosa - magari per via delle nausee o di altri problemi - dicendo che va tutto bene? Anche nei corsi pre parto non se ne si fa quasi mai accenno. Ecco allora quello che ho scritto, perché - come sostengo ormai da sempre - bisogna parlare, e soprattutto non vergognarsi per capire come affrontare la depressione post partum.

Guardi i social e vedi foto di mamme che posano con il loro pancione in crescita. Sotto, la didascalia dell’immagine dice: “Non vedo l’ora che tu sia qui, sei il mio amore più grande”. Ti commuovi, metti un “mi piace” e poi rivolgi lo sguardo verso il basso: anche tu aspetti un bambino. Ti ritrovi a sorridere, a immaginare come sarà. Non hai idea, ti piace abbandonarti ai tuoi pensieri: sarà biondo o castano? Avrà i capelli? A chi assomiglierà la forma del naso? E intanto il tempo passa, il tuo ventre diventa sempre più tondo. Ti informi sui libri e sui manuali di puericultura: cerchi di reperire più informazioni possibili sulla nanna, sulle coliche, sul rapporto con il neonato perché anche se non puoi sapere come sarà, vuoi avere un minimo di preparazione.

Depressione post-partum: storie vere

Continui con la tua vita di prima, lavori, vedi gli amici, vai a cena, stai con il tuo compagno e discuti su quale trio e culla sono i migliori per i suoi primi sonni a casa. Ti piace avere tutta l’attenzione per te: tutti ti guardano, ti sorridono, ti lasciano persino il posto sul tram, cosa che prima non facevano mai. La tua famiglia ti tratta come una dea: non devi fare sforzi, non devi stancarti, devi riposarti. E tu sei felice, vorresti che questa felicità non finisse mai. Che ti trattassero sempre così, che la pancia non se ne andasse più via. Sei contenta quando senti il bambino scalciare, ti preoccupi se magari non lo avverti per qualche tempo, vai a fare le ecografie trepidante.

Depressione post partum quando arriva?

Alcune volte quando parli con tua madre pensi al tuo rapporto con lei. Magari non ne hai mai avuto uno particolarmente coinvolgente, ma non ci avevi fatto caso fino ad ora. Che tipo di mamma sarò? Ti viene da pensare. Una cosa è certa: cercherai di non assomigliarle, perché assomigliarle troppo comunque non va bene. Tu sei tu. Però mai come ora ti rendi conto che ti senti ancora figlia: vorresti essere coccolata di nuovo, rassicurata, vorresti parole buone, vorresti essere protetta come quando avevi paura. E adesso di paura ne hai tanta. Non lo devi dare a vedere però.

Tutti si aspettano che tu sappia cosa fare: tuo marito, i futuri nonni, le tue amiche. Non hanno il minimo dubbio sul tuo percorso come genitore. Se tutti fanno figli non sarà poi così difficile. Improvvisamente ti rendi conto che non sarai più sola. Da una parte ti senti appagata, ma dall’altra non sai se ti piacerà. Non sai se sarai davvero preparata a prenderti cura in tutto e per tutto di un’altra vita; a svegliarti la notte, a cascare dal sonno, a rinunciare - almeno i primi tempi - ad un pezzettino di te stessa per darlo al tuo bambino. Quando ti vengono questi pensieri però li scacci via come le mosche: essere mamma è naturale, è la cosa più bella della vita, l’amore per il tuo bambino sarà assoluto, se non saprai fare qualcosa c’è l’istinto materno.

“E se non ce l’ho l’istinto materno? No, ce l’hanno tutte, è impossibile”. “E se non riuscissi ad allattare?” “Figuriamoci, non sarà mica così complicato”

Eppure a volte, nonostante quella felicità, senti una specie di rumore di sottofondo che provi ad ignorare, che è sempre lì e che ti fa pensare alla domanda delle domande: “Sarò in grado di fare la madre?”. Ti rispondi subito un “ma certo” e per non alzare il volume a quel rumore ti riempi la giornata di cose da fare: acquisti per il nascituro, tutine, corso di yoga prenatale, corso di acquaticità. E perché no anche l’ecografia in 3 e 4D: il bambino così lo puoi vedere, ma non lo vedi davvero. E’ lì nella tua pancia, così perfetto, eppure è ancora un’idea. E finché sarà un’idea tu puoi stare tranquilla.

Ad un certo punto del tuo percorso di gravidanza, andrai ad un corso pre parto. L’ostetrica sarà brava, simpatica, è la prima volta che ne vedi una in vita tua. Con le altre mamme vorresti provare ad andare oltre un “io sono alle 34esima settimana, ho le gambe gonfie e sempre la voglia di fare pipì”. Sembra che tutte sappiano cosa fare, come comportarsi, sono tutte al settimo cielo. Anche tu lo sei, per carità, però ti piacerebbe parlare dei tuoi dubbi, non solo legati al parto, ma anche al rapporto con tuo figlio. Invece ti parlano di cambio di pannolino, di cura del bebè e di allattamento (che solitamente è dato per scontato). Ti portano anche una bambolotto con cui esercitarti. Allora è vero che quando si sta per diventare madri si ritorna anche bambine.

Tutto è bello, bellissimo, dipinto di rosa. Eppure ci sarà anche qualche risvolto negativo. Ci saranno dei momenti in cui non se ne potrà più, in cui si vorrà uscire da sole, in cui si vorrà fare una doccia senza nessuno che piange. Oppure potrebbe accadere di non stare bene. Forse per non avere un dopo traumatico, bisognerebbe che qualcuno si occupasse del prima. E come fai se anche tu stessa quando provi ad ascoltarti hai un terrore indicibile che possa capitare a te di essere una di quelle mamme che non vogliono il proprio figlio?

Sintomi depressione post partum

Innanzitutto stai tranquilla: se stai aspettando un bambino e non ti riconosci nello stereotipo della donna in attesa che vive “uno stato di grazia”, non sei sbagliata. Ti capiterà di provare dei sentimenti ambivalenti, soprattutto legati all’ansia di non sapere che cosa ti riserverà il futuro o di come sarà accudire un bambino. Magari anche una predisposizione caratteriale può esporti ad un maggiore stato di agitazione. Se hai un caso di depressione in famiglia o tu stessa in passato ne hai sofferto, può essere che ciò ti influenzi anche nel rapporto con il nascituro. O ancora se hai una situazione economica precaria, se il padre di tuo figlio non è presente o sei molto giovane e questo può diventare un motivo di preoccupazione tanto da non dormirci la notte o al contrario da dormire sempre perché non vuoi pensare, non hai motivo di sentirti diversa o ingrata verso chi non può avere figli mentre tu sei incinta.

Se dovesse accadere non saresti meno madre, non saresti un mostro, semplicemente avresti bisogno di un po’ di aiuto per capire cosa sta succedendo. Non bisogna fare finta di nulla. La maternità è uno degli eventi più sconvolgenti nella vita di una donna, porta con sé un tumulto di emozioni, perché negarlo? Perché non permetti di dire a te stessa che anche se a volte tuo figlio ti starà antipatico, lo amerai comunque. I rapporti d’amore - quelli più profondi e veri - sono fatti appunto di ambivalenza. Non si capisce perché solo quello tra madre e figlio debba essere di amore assoluto, senza ombre e incertezze. Basterebbe così poco. Basterebbe chiederti anche in forma anonima con un questionario come stai vivendo la gravidanza. Se hai appunto ansia, insonnia, se hai dei pensieri negativi verso te stessa o verso il bambino.

Rimedi alla depressione post parto

Potresti magari avere un colloquio con lo psicologo prima del parto per raccontargli un po’ di te e di che cosa ti preoccupa. Spesso non è il futuro a preoccupare, ma il passato, anche se non te ne rendi conto. Se hai avuto una famiglia troppo presente che ti ha impedito di vivere come volevi tu, se non hai molta fiducia in te stessa o se appunto il tuo compagno magari non è molto presente e non ti supporta tanto. Magari ti può capitare di piangere spesso e non sono per gli ormoni. Tutti segnali e sintomi da considerare, senza però sentirsi in colpa. Prendi solo atto che quel rumore di sottofondo va ascoltato e non ignorato.

Al corso di accompagnamento alla nascita - ecco appunto dovrebbero accompagnare in tutto e per tutto, anche nelle avversità - dovrebbero parlare anche di quello che non si vorrebbe sentire. Nessuno sembra però prendere in considerazione che qualcosa possa accadere. Gli incontri con gli psicologi sono facoltativi, oppure in una lezione dove nessuna avrà il coraggio di aprirsi davanti a delle sconosciute. Tu stessa non avresti il coraggio di farlo, ma riflettendoci sai che non c’è niente di male. Ma quanto ne sanno le ostetriche e i ginecologi del dopo? Ecco perché i corsi pre parto dovrebbero iniziare ben prima della fine della gravidanza, ma attorno al 4 mese, quando si incominciano a sentire i movimenti del bambino. In questo modo si potrebbero condividere più intensamente tutte le emozioni che si stanno attraversando lungo il percorso. Si aiuterebbero le mamme ad essere informate su ciò che succederà loro e così si potrebbero sentire più accolte, protette e ascoltate. Eppure sembra che non ci sia mai tempo.

Fortunatamente ci sono degli esempi virtuosi: alcuni ospedali - come il San Carlo Borromeo di Milano, il Macedonio Melloni o quello Manzoni di Lecco - si adoperano per individuare chi è difficoltà prima del parto attraverso la formazione di operatori sanitari e poi intervenendo sulle donne. E poi ancora delle associazioni come L’Oasi delle Mamme di Pesaro che si prendono carico delle future mamme proponendo dei corsi pre parto “alternativi” che affrontano anche l’aspetto emotivo e psicologico della gravidanza. Sono esempi virtuosi, talmente tanto da dover essere nominati come eccellenze. E invece potrebbe essere così ovunque, l’eccezione potrebbe diventare la regola. Si dovrebbe educare alla maternità da subito, dal momento in cui quelle due lineette appaiono sul test. Perché anche vivere i primi tre mesi con il terrore che qualcosa possa andare male non è una passeggiata. Dovrebbero accoglierti e dedicarti del tempo. Purtroppo non sempre in ospedale, soprattutto nei grossi punti nascita, si riesce a farlo. Allora ci si potrebbe rivolgere ai consultori, ma anche questi a volte non sono in grado di gestire il lavoro, non per cattiva volontà, solo perché non c’è personale o i fondi per i progetti interessanti non si trovano.

Si dovrebbe avere il coraggio di pronunciare quello che viene considerato l’indicibile: si può avere paura, a volte quasi terrore, si può essere a conoscenza del fatto che quando il bambino nascerà potrebbe non esserci fin da subito una gioia e il percorso potrebbe iniziare in salita. Però non bisogna nascondersi, non devi farlo mamma e soprattutto non vergognartene. Comincia a condividere se c’è qualcosa che non va: al corso pre parto, con il tuo ginecologo, con l’ostetrica. Non importa se all’inizio non otterrai risposte, vedrai che a furia di parlarne, il velo di omertà verrà scostato. E soprattutto dillo a tuo marito, a tua madre, al le tue amiche: non sei sola, anche se a volte ti sembra di sì. Perché diventare mamma è un viaggio meraviglioso, pieno di incognite e cose da imparare. Solo tu sai qual è la chiave per vivere bene il tuo bambino: non esitare. E non esiti anche chi segue la donna durante la gravidanza: la strada è ancora lunga, ma insieme il percorso può essere meno duro.

gpt native-bottom-foglia-parto
gpt inread-parto-0
Le indicazioni contenute in questo sito non intendono e non devono in alcun modo sostituire il rapporto diretto fra professionisti della salute e il lettore. È pertanto opportuno consultare sempre il proprio medico curante e/o specialisti. Disclaimer»
gpt skin_mobile-parto-0