PianetaDonna

Il processo d’integrazione nel primo anno d’età

Cos’è l’integrazione? Quale evoluzione psicologica avviene in tale fase?

All’età di un anno la maggior parte dei bambini ha già raggiunto lo stato di individuo. Cioè, come dice Winnicott, la personalità si è integrata. Ciò però, non è sempre vero. Almeno non per tutti. Infatti, il processo d’integrazione è qualcosa che si sviluppa in maniera graduale.

All’inizio, il neonato è caratterizzato da un complesso di fasi di movimento e di percezioni sensoriali. L’integrazione invece, più complessa, coinvolge l’insieme delle esperienze emotive ed affettive (come l’ira e l’eccitamento) legate alla nutrizione.

Man mano che si acquisisce ed evolve tale processo, l’integrità del bambino diventa sempre più manifesta. Alcuni di essi, già durante il primo anno di vita manifestano una forte personalità, altri, invece, hanno ancora un grande bisogno di cure assidue e continuative.

Gli elementi positivi che determinano il manifestarsi di una sana crescita, derivano dall’esperienza personale legata prevalentemente all’istinto.

Il bambino, rafforza il suo Sé se conserva ciò che ha percepito come “buono”, mentre ciò che è sentito come “cattivo”, inaccettabile, persecutorio o traumatico  viene isolato.

All’età di un anno, il bambino, ha chiaramente sviluppato gli inizi di una mente. Quest’ultima è nettamente distinta dalla psiche.

Mentre infatti, la prima è in relazione con l’esistenza e con il funzionamento di quelle parti del cervello che si sviluppano in uno stadio più evoluto, la seconda è in rapporto diretto con il soma ed il funzionamento corporeo. Insomma, è la mente che permette di capire al bambino che “la pappa sta arrivando”.

All’inizio la mamma si adatta completamente ai bisogni del piccolo, in seguito, questo adattamento si riduce per favorire nel bambino lo sviluppo di una personalità sana.

L’impulso istintuale, nel neonato è in grado di definire un grado di soddisfazione o, al contrario di frustrazione. Nel primo anno di vita, le soddisfazioni sono importantissime perché è così che il piccolo acquisisce la capacità di rimanere in attesa.

Sviluppa anche la consapevolezza del “possesso” attraverso la conoscenza del primo oggetto morbido (l’”oggetto transizionale”) che rappresenterà l’intermediario tra sè ed il mondo. È tipico vedere un bambino andare a dormire con il suo pupazzo oppure succhiare il pollice o l’angolo del lenzuolo. Un grave impedimento a questo processo comporta una perdita della capacità di ricorrere al sicuro “espediente” con conseguente irrequietezza ed insonnia.

Via via che il bambino cresce, come Winnicott (1968) stesso afferma, anche la sua consapevolezza sul significato di <<amore>>, cambia:

<<Amore>> significa esistere, respirare, essere in vita, per essere amato,

<<Amore>> significa appetito. Non c’è qui apprensione, ma soltanto bisogno di soddisfazione,

<<Amore>> significa  contatto affettuoso con la madre,

<<Amore>> significa integrazione (da parte del fanciullo) dell’oggetto dell’esperienza istintuale con la madre intera nel momento del contatto affettuoso; il dare vien messo in rapporto col prendere;

<<Amore>> significa affermare il proprio diritto sulla madre, concupire sotto compulsione, forzare la madre e riparare alle deprivazioni di cui ella è responsabile,

<<Amore>> significa sollecitudine per la madre (o per l’oggetto che  la sostituisce) come la madre è stata sollecita verso il bambino: preannuncio di un atteggiamento adulto di responsabilità (Winnicott, 1968).

Insomma, crescere non è poi così semplice!

Ti è piaciuto questo articolo? Seguici su Facebook!

<
Non ci sono commenti

Lascia un commento