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La psicologia della mamma di un prematuro

Salve a tutte mammine, stavo un pochino leggendo i nostri post e naturalmente si parla sempre dei bimbi, dei loro problemi e dei loro progressi.

Ma a noi mamme abbiamo mai pensato, nel senso che la nascita di un piccolo prima del tempo ci tocca molto dal punto di vista psicologico. Come la viviamo, o come l’abbiamo vissuta, questa esperienza intensa, dolorosa e faticosa al tempo stesso.

Vorrei fare una riflessione partendo da uno scritto che ho trovato sul sito prematuri.it.

Eccolo:

” Loredana Petrone
Psicologo-psicoterapeuta
Servizio di Psicologia MOIGE


La vulnerabilità psicologica di una madre che partorisce un bimbo prematuro

Se una madre aveva progettato il parto naturale, avrà trovato particolarmente deludente la nascita pericolosa e “tecnologica” del figlio. Alcune donne si sono trovate a dover trascorrere delle settimane in ospedale, dove venivano somministrati loro dei medicinali per fermare le doglie. Molti bambini prematuri vengono alla luce con il taglio cesareo. In ciascuna di queste situazioni la mamma resta in balia dei medici per poi rimanere separata dal figlio per una settimana o per più tempo ancora. In quell’arco di tempo le necessità dei bambini non vengono soddisfatte dai genitori, bensì da medici, infermieri e apparecchiature che li mantengono in vita, esperienza che per i neo-genitori è deprimente e frustrante.
Ad aggravare la depressione contribuisce anche l’affaticamento fisico. Mentre la mamma di un bambino nato normalmente torna a casa con lui e può riposarsi e riprendersi dalle fatiche del parto, la mamma di un neonato prematuro inizia a fare la spola tra la casa e l’ospedale, stancandosi ulteriormente. Inoltre può succedere che, poiché non si sente effettivamente madre, trascuri le cure del puerperio, per finire ancora più provata fisicamente ed emotivamente. A ciò va aggiunta la normale depressione post – partum, con sintomi come la tensione, l’ansia e la tristezza. Si ritiene che queste sensazioni siano dovute al brusco cambiamento ormonale successivo al parto e la prematurità di una nascita non altera in alcun modo questa variazione chimica post – partum. In effetti la mamma di un bambino prematuro, la quale ha già le sue buone ragioni per essere turbata, è ancora più vulnerabile.

Lo shok psicologico delle madri dei bimbi prematuri

A volte tutto può avvenire all’improvviso, ad esempio, ci si rivolge al medico per quella che può essere scambiata per una banale indigestione e si scopre di avere invece le doglie. In altri casi, invece, c’è forse un preavviso, forse si è reso necessario un ricovero. In qualunque modo accada, una nascita prima del termine è sempre un duro colpo, nessuno vi è veramente preparato. Quasi tutte le donne incinte si preoccupano della possibilità di avere un bambino che non sia normale oppure di perderlo per un aborto. Quando una madre in attesa pensa al suo bambino, di solito immagina dei casi limite: nell’ipotesi peggiore lo pensa con le malformazioni più gravi, altrimenti immagina il bambino perfetto della pubblicità. La triste situazione intermedia, invece, in cui ci si trova dopo un parto prematuro, è probabilmente l’unica che non sia stata presa in considerazione. La madre ha di fronte un bambino che è ben diverso dal neonato ideale che aveva immaginato, che sarebbe anche normale e sano per lo stadio dello sviluppo in cui si trova.

Il lungo periodo d’incertezza a cui va incontro è caratterizzato da un divario tra aspettative e realtà che è reso ancora più ampio da fattori sia psicologici sia fisico/chimici.
Che si tratti di questo o quel fattore oppure del trauma per avere dato alla luce un neonato minuto e dall’aspetto strano, la cui sopravvivenza non è certa, molte donne hanno inizialmente dei sentimenti negativi o niente affatto materni nei confronti del bambino prematuro.
La Dottoressa Cohen, dell’Università della California di San Francisco, ha studiato due gruppi di madri di bambini ricoverati in rianimazione. Il primo gruppo era costituito da madri di neonati prematuri, il secondo da mamme di bambini nati a termine, ma molto piccoli a causa di un ritardo nello sviluppo nel grembo materno. I bambini di entrambi i gruppi erano piccoli e “a rischio”, eppure le reazioni delle madri erano piuttosto diverse. Le mamme dei neonati prematuri erano sconvolte, molte di loro si sentivano in colpa e incompetenti. Le madri dei bambini nati a termine esprimevano solo un sentimento di preoccupazione e di solitudine per il fatto di essere separate dal figlio ricoverato. In queste donne, nel corso dei nove mesi di gravidanza, si era compiuto un processo importante ed erano quindi in grado di relazionarsi con i problemi del bambino in modo calmo e senza l’angoscia e i sensi di colpa delle madri dei neonati prematuri.

I meccanismi psicologici dei genitori di figli prematuri

La negazione: è una fase tipica che caratterizza il recupero da una situazione critica. Equivale a nascondere temporaneamente la realtà e si può manifestare in modi diversi.

Alcuni genitori assumono un atteggiamento deliberatamente pessimista, con la speranza di proteggersi sul piano emotivo: in caso di morte del bambino, saranno preparati. Fin quando la sua sopravvivenza non è sicura, tentano di mantenere il distacco. Il bambino, però, sia che viva sia che muoia, è una parte innegabile della vita dei genitori.

Colpevolizzazione: si presenta come un senso di amarezza generalizzata verso un destino avverso.
La rabbia può essere rivolta verso chi viene percepito come più fortunato o verso l’équipe medica. Alcuni genitori, non trovando altro capro espiatorio, possono aizzarsi e incolparsi vicendevolmente con accuse reciproche e anche i parenti possono unirsi alle accuse.
La rabbia può anche essere diretta interiormente, sotto forma di sensi di colpa e biasimo di se stessi. Alcune madri ricordano di aver ripercorso in modo ossessivo i fatti che avevano preceduto la nascita del bambino. Si domandavano se qualcosa che avessero fatto o meno potesse avere causato il parto prematuro. Quasi tutte le mamme sentivano in una certa misura che la nascita prematura del bambino era colpa loro.
Quando una situazione precipita, la natura umana ha un triste bisogno di incolpare qualcuno, anche se si tratta di se stessi.
Le persone che difficilmente esprimono la rabbia talvolta interiorizzano i loro sentimenti trasformandoli in depressione, uno stato emotivo caratterizzato da sintomi come crisi di pianto, inappetenza, insonnia, letargia, mancanza di concentrazione, difficoltà nella digestione, cefalee o dolori al torace.accrescere sensibilmente il suo disagio se il bambino è prematuro.

Patteggiamento: Quando non si può fare nulla di razionale per modificare gli eventi, spesso si cerca rifugio nell’irrazionale. Il “patteggiamento” può costituire un rifugio di questo tipo. Un esempio di patteggiamento è promettere di ricominciare ad andare a Messa o di tornare a parlare con nostra madre, se Dio farà andare tutto bene.
Questo è un tentativo di trovare una soluzione magica oppure il sacrificio adatto per placare gli dei adirati.
Il patteggiamento può comportare la ricerca superstiziosa di segni e presagi.
Il patteggiamento fornisce alla persona in crisi la sensazione breve e illusoria di avere la situazione sotto controllo: “Basta che faccia così e così e il mio bambino starà bene.”
Il patteggiamento, così come la negazione, offre un temporaneo rifugio dalla realtà e rappresenta una tecnica di posticipazione che consente all’individuo di affrontare la crisi nella sua interezza solo quando ha acquisito abbastanza forza per accettare la situazione ed addattarvisi.

Elaborazione della nascita prematura: l’accettazione. Il trauma, il rifiuto, la rabbia e il patteggiamento pur essendo, in definitiva, dei modi improduttivi per affrontare la situazione, hanno, se non diventano l’unico meccanismo di risoluzione del trauma, una funzione temporanea utile. Essi danno all’individuo il tempo per assorbire l’evento traumatico in piccole dosi, più facilmente gestibili. Sono delle reazioni a cui ricorrono molte persone nel corso di una crisi, prima di accettare la situazione e di adattarvisi con un atteggiamento costruttivo.
Prima si arriverà all’accettazione della situazione e meglio sarà per tutta la famiglia, a cominciare dal bambino.

Il trauma dal punto di vista del padre:

Il papà del bambino prematuro si trova in una situazione oltremodo frustrante.

Oltre a condividere le ansie della mamma, spesso è anche preoccupato per lo stato di salute della sua compagna, oltre ad essere l’unico ad avere una certa libertà d’azione e a dover quindi provvedere agli aspetti pratici della situazione. Un padre può ritrovarsi nella condizione logorante di dover far la spola tra il proprio posto di lavoro e due diversi ospedali, con il bambino in terapia intensiva in una clinica e la compagna ricoverata in un’altra struttura.
Anche il padre del bambino prematuro si trova impreparato, in alcuni casi la prima volta in cui vede un’ostetrica è direttamente in sala parto, perché non aveva ancora partecipato al corso di preparazione; oppure può aver deciso di non sentirsela di assistere alla nascita, ma si deve forzare perché è l’unico a poter rassicurare con la propria presenza la compagna; o se la mamma è sotto l’effetto dell’anestesia del cesareo, può ritrovarsi da solo ad assistere all’intubazione e alla rianimazione del bambino.
Una reazione tipica dei papà sono i sensi di colpa. Alcuni temono di non essersi resi abbastanza utili in casa. Altri si rimproverano di non aver dato più importanza alle lamentele di disturbi fisici della moglie. Molti padri domandano, con aria colpevole, se avere avuto delle discussioni o dei rapporti sessuali possa avere causato il parto prematuro.

Consigli per i genitori:

- Imparate a gestire le emozioni
- Capite che la situazione in cui vi trovate è estremamente stressante
- Se in un primo momento provate dei sentimenti contrastanti verso il bambino, non dovete sentirvi in colpa. Molti altri genitori provano gli stessi sentimenti.
- Non rimproveratevi per la prematurità del bambino. I sensi di colpa sono solo una gran perdita di tempo.
- Parlate con il partner, con la famiglia, con i medici e le infermiere.
- Siate comprensivi con gli amici che cercano di consolarvi, ma non sanno come fare. Dite loro cosa si prova. Fate capire loro che si può parlare del bambino.
- Parlate con altri genitori di bambini prematuri. Con un altro genitore nelle stesse condizioni potete essere voi stessi.
- Accettate l’aiuto
- Permettete alla gente che vuole aiutarvi di farlo. Ditele cosa può fare di specifico per rendersi utile, perché normalmente non lo sanno: stare con gli altri vostri figli, accompagnarvi a visitare il neonato se non siete in grado di guidare, preparare da mangiare, ecc.
- Sebbene sia molto difficile il ritorno a casa senza il bambino, approfittatene per riposare, recuperare le forze e farvi delle belle dormite. I bambini prematuri, quando sono a casa, sono più irritabili degli altri neonati a causa del loro sistema nervoso immaturo. Dei genitori nervosi e stanchi non gestiscono bene una situazione simile.
- Tenetevi informati: come genitori del neonato avete il diritto e il dovere di sapere cosa succede. Bisogna essere insistenti quando non si ottengono le informazioni delle quali si ha diritto.
- Non siate timidi, fate domande, anche quelle che vi sembrano stupide: di solito non lo sono mai. Più informazioni otterrete sullo stato del bambino, più vi sarà facile accettarlo e affrontare i problemi che potrà presentare. Meno saprete, maggiori saranno i timori.
- Non abbiate paura di sollevare osservazioni, né di dare suggerimenti a medici e infermiere. Non disporrete della stessa loro competenza medica, ma un genitore che resta molte ore accanto al bambino rappresenta l’unica fonte costante di informazioni nel corso dell’avvicendament o dei turni del personale.
- Annotate su un quaderno i progressi del bambino: vi aiuterà a restare obiettivi qualora la guarigione fosse lenta o procedesse per piccole tappe. Il ritmo “due passi avanti e uno indietro” diventa rassicurante, una volta che lo si è inquadrato.
- Ricordate che è il vostro bambino, non è delle infermiere o dei dottori.
- Non aspettate che le infermiere o i dottori vi dicano quando potete prendere in braccio il bambino o allattarlo: dovete essere voi genitori a chiederlo.
- Fate fotografie. Non vi potrete rendere conto dei progressi del bambino finché non li vedrete nelle immagini.
- Create un legame prima possibile.
- Fate sentire al bambino la vostra voce.
- Fategli sapere che, tra tutti, quel tocco costante e amorevole è il vostro.
- Date al bambino il vostro latte. E’ un contributo che nessun altro può dare.
- Si usa dire che si impara dai figli. Questi bambini sono più forti di quanto si immagini: hanno una voglia innata di vivere e possono insegnarci cos’è il coraggio “

Per quanto mi riguarda non è stato traumatico in quanto Riccardo essendo nato di 35 settimane non aveva una grave prematurità. Ma come ho già scritto in qualche altro mio commento, frequentare la neonatologia e vedere purtroppo i bimbi così indifesi, lo sguardo perso e angosciato degli altri genitori, la paura nei loro occhi un po’ prima di entrare in sala con la paura che i loro cucciolo o cucciola potesse essere peggiorato/a, questo si che mi ha segnata.

Raccontatemi come è stata vissuta da voi.

Susanna

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2 Commenti

2 risposte a “La psicologia della mamma di un prematuro”

  1. living room design dice:

    25 lug 2012 alle 11:33

    Hey
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  2. Bologna, la banca del latte Allattami cerca donatrici per l'estate | Bambini prematuri dice:

    29 lug 2013 alle 16:53

    [...] Leggi anche: La psicologia della mamma di un prematuro [...]


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