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Separarsi rimanendo genitori

Tra gli eventi critici più comuni che possono essere fattori scatenanti una separazione, oltre alla scoperta di una relazione extraconiugale del partner, figura la nascita del primo figlio

di Isabella Ricci

Uno dei momenti più drammatici nel ciclo vitale di una famiglia è certamente la separazione tra i coniugi. Purtroppo questo fenomeno, da quando il divorzio è stato legalizzato, è in costante aumento nella nostra cultura, al punto da produrre statistiche bizzarre sul numero al minuto di matrimoni che falliscono.

Tra gli eventi critici più comuni che possono essere fattori scatenanti una separazione, oltre alla scoperta di una relazione extraconiugale del partner, figura la nascita del primo figlio (LEGGI). Il profondo sconvolgimento dei ritmi e delle abitudini di vita che la cura di un neonato richiede, talvolta anzichè cementare l’unione, produce l’effetto contrario.
Sembra inoltre che il primo anno di unione sia il periodo entro il quale avverrebbero il maggior numero di richieste di separazione legale.


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Per diversi motivi può dunque accadere che uno dei due coniugi chieda di separarsi (LEGGI). Si parla in questo caso di separazione giudiziale. Se è presente un figlio piccolo è il giudice a decidere sulle formule di affidamento del minore, con l’ausilio della consulenza tecnica d’ufficio e del parere dei consulenti tecnici di parte. Diverso è il caso della separazione consensuale, dove i membri riescono a raggiungere accordi vantaggiosi per entrambi e soprattutto a compiere scelte nell’interesse del bambino, a volte grazie al ricorso alle figure dei mediatori familiari.

Anche nella migliore delle ipotesi comunque il dolore che la separazione dei genitori crea in un bambino non è da sottovalutare. Certamente vi sono alcuni casi in cui il rischio di stress per il piccolo è molto alto (LEGGI): in primis quando il livello di conflittualità tra i coniugi è particolarmente elevato ed accade che il conflitto sia deviato sul bambino: i coniugi sono uno contro l’altro ed esigono che il figlio si schieri dalla propria parte ed apertamente contro l’altro. Oppure un genitore può coalizzare il figlio contro l’altro coniuge, denigrando quest’ultimo agli occhi del figlio e mentendo sul suo conto.
Un altro fattore di rischio è rappresentato dall’età del bambino al momento della separazione: un’età compresa tra tre e sei anni è considerata un parametro di vulnerabilità proprio per lo scarso sviluppo delle competenze cognitive e linguistiche. Comprendere ciò che sta avvenendo ed esprimere il proprio malessere è molto difficile per il bambino che rischia di sviluppare patologie di tipo internalizzante, come perdita delle abilità tipiche o regressione, disturbi psicosomatici, ansia e depressione.
Il fattore che invece risulta meglio correlato ad esiti più positivi sulla salute psicofisica del bambino in caso di separazione dei genitori è l’avere una buona relazione con entrambi i genitori e la presenza eventuale di una rete sociale costituita da relazioni familiari significative con fratelli, nonni, e un network di relazioni amicali.


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Sostanzialmente la coppia deve essere il più possibile collaborativa se vuole tutelare il comune interesse della salute del proprio figlio. Bisogna quindi che i coniugi riescano ad approdare non solo al divorzio legale, ma anche ad un divorzio “interiore” che comporta l’accettazione del fallimento del matrimonio e l’elaborazione del lutto che questo evento, come tutte le perdite, è in grado di scatenare. E’ necessario che riemerga un senso di autonomia e di progettualità individuale, una profonda ristrutturazione del Sé e della propria identità ed un’atteggiamento di aperta al futuro e alla riorganizzazione della propria vita.



E’ vero che alcuni dati sostengono che i figli di genitori separati riscontrano mediamente un numero maggiore di difficoltà nel corso dello sviluppo, sia a livello scolastico che a livello emotivo. Sono più soggetti a disturbi internalizzanti e successivamente anche a quelli esternalizzanti. Però è vero anche che non esiste una relazione lineare tra un trauma e le conseguenze che il trauma può produrre, quanto un maggiore o minore probabilità di incorrere in determinati esiti a seconda dell’equilibrio tra i fattori di rischio e i fattori protettivi. Pertanto è fondamentale ricordarsi che l’importante è continuare ad essere genitori (LEGGI) anche se non si è più coniugi e anche se si hanno altri figli da altre unioni. La disponibilità non solo fisica, ma soprattutto emotiva nei confronti del proprio figlio, al quale è sempre meglio spiegare con onestà la situazione, non appena sarà in grado di comprendere, il dialogo e l’accettazione del suo dolore e dei suoi sentimenti negativi saranno un primo passo verso il superamento del dolore che la separazione dei propri genitori comporta