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Meglio figlio unico? Vantaggi e svantaggi del dargli un fratellino

Il numero dei figli per famiglia si è notevolmente ridotto e oggi sono sempre di più le coppie che decidono di avere un solo figlio

di Isabella Ricci

 

Uno dei fenomeni sociali più evidenti dell’ultimo secolo è certamente il passaggio dalla famiglia estesa, con struttura patriarcale, alla famiglia nucleare. Il numero dei figli per famiglia si è notevolmente ridotto e oggi sono sempre di più le coppie che decidono di avere un solo figlio, con il proposito di potergli dedicare più attenzioni e di poter provvedere meglio a tutti i suoi bisogni.

In realtà non si può avere un punto di vista oggettivo ed assoluto riguardo alla maggiore o minore vantaggiosità dell’essere figli unici o del non esserlo, per due ordini di motivi: in primo luogo coloro che vivono la condizione di figli unici non possono sapere cosa significa avere dei fratelli, così come chi li ha non può comprendere fino in fondo come ci si senta ad essere figlio unico.
In secondo luogo entrambe queste condizioni hanno i propri pro e i propri contro (LEGGI), a seconda dell’età di riferimento. 

 


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In infanzia i vantaggi che generalmente si associano alla condizione di essere figlio unico sono l’avere tutte le attenzioni dei genitori e dei parenti. Da ciò possono derivare anche una serie di vantaggi materiali. Perciò alcuni tacciano la condizione del figlio unico come quella di un “bambino viziato”, mentre in realtà renderlo tale dipende solo dai genitori. Lo svantaggio maggiore di essere figlio unico in infanzia è dato dal fatto che se entrambi i genitori lavorano il bambino trascorrerà molto tempo affidato alle cure di altre figure di riferimento, come nonni (LEGGI) o baby sitters. Se il relazionarsi prevalentemente con persone adulte da un lato accresce e migliora la ricchezza del vocabolario del bambino, dall’altro la mancanza del costante confronto con i propri pari priva il bambino di una serie di esperienze comunicative e sociali molto importanti per il suo sviluppo emotivo e cognitivo. A ciò si può rimediare efficacemente inserendo il bambino al nido.

 

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L’adolescenza segna in genere un passaggio fondamentale nello sviluppo dell’individuo: in questo momento la condizione di figlio unico può presentare il maggior numero di svantaggi, salvo in alcuni casi in cui essa è comunque vissuta con naturalezza. Gli svantaggi riguardano essenzialmente il fatto che in questo periodo la spinta centrifuga verso l’autonomia e l’individuazione dell’adolescente contrasta con la tendenza centripeta della famiglia, soprattutto laddove vi sia una madre eccessivamente protettiva che non riesca ad accettare i bisogni del figlio e che interpreti i tentativi di svincolo e di autonomia di quest’ultimo come una ferita personale.
Se inoltre la coppia affronta l’adolescenza del figlio nell’età di mezzo le cose si complicano ulteriormente, perché in presenza di un solo figlio la madre potrebbe sentirsi più vulnerabile e sola rispetto all’emancipazione di quest’ultimo, rischiando di scoraggiare il suo processo di crescita. Ancora per il figlio unico (LEGGI) lo svantaggio maggiore a quest’età è quello di non avere la complicità dei fratelli e delle sorelle e di dover affrontare i genitori da solo per contrattare sulle regole o per ottenere permessi.
Infine il rischio maggiore consiste nel fatto che essendo presente solo un figlio i genitori riversino su di lui moltissime aspettative: questo comporta che egli sia più preoccupato di non deludere i genitori piuttosto che compiere autonomamente le proprie scelte e in casi più gravi che sviluppi un senso di inautenticità derivante dal dubbio costante che ciò che si è e che si fa non sia dettato dalle proprie decisioni quanto dall’acquiescenza più o meno consapevole alle pressioni più o meno esplicite dei genitori. 


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In età adulta infine avere dei fratelli o delle sorelle può essere prezioso perché in prospettiva dell’invecchiamento dei propri genitori consente di non restare soli a fronteggiare il prendersi cura di loro e, nella ineludibilità della loro scomparsa, di poter condividere il peso emotivo della loro perdita. E’ vero che nella vita molte strade possono dividersi e le circostanze possono portare ad incomprensioni e litigi anche tra chi condivide lo stesso sangue, a volte a causa di questioni patrimoniali, o per gelosie reciproche, ma nella maggior parte dei casi il legame fraterno è molto forte e porta al superamento di numerose difficoltà.

Per tutte le coppie indecise se regalare o meno un fratellino al proprio figlio il consiglio è quello di non scegliere in base alla paura che il bambino cresca viziato o che si senta solo, a meno che non sia il bambino stesso a desiderare un fratellino o una sorellina. Piuttosto è meglio domandarsi se si è realmente convinti di affrontare un nuovo investimento emotivo, materiale e fisico, senza sentirsi in colpa se si decide che non si è pronti per farlo

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