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Adozione: non si scelgono i bambini per etnia, età e condizioni di salute

L’Ai.Bi., Associazione Amici dei Bambini, ha portato all'attenzione della Suprema Corte il problema dell’uso oltremodo diffuso dei decreti di idoneità vincolati all’etnia dei bambini da adottare, nonché ai limiti posti sull’età e sulla condizione di salute dei minori

anjolinajolieandkidsinneworQuando porta in sé un bambino, il grembo femminile è natura, è potenza, è la massima espressione della vita.
Noi donne deteniamo il privilegio di accogliere i figli nel corpo, ma questo è un dato meccanico, che, per quanto meraviglioso, individua solo l’aspetto materiale della maternità. Ciò che, intimamente, fa di una donna una mamma è l'istintiva propensione per la cura e la protezione del bambino, la capacità tutta femminile di parlare ai figli con il linguaggio dell’amore, quello dei gesti e degli sguardi, dei riti dei primi giorni, delle carezze silenziose e profonde. Insomma, se è vero che la donna è generatrice, macchina capace di riprodursi, è altrettanto vero che una madre non è tale solo perchè ha partorito, piuttosto è madre anche e soprattutto perché accoglie il bambino ed a lui dedica tutta se stessa, animata e guidata dalla forza del suo istinto. E questo istinto, che comunemente viene detto materno, appartiene, in linea di massima, ad ogni donna, ancorché non sia madre o non possa fisicamente diventarlo.
L’istinto materno sottende ad ogni scelta femminile di maternità, ed in primis è ragione e causa del desiderio di avere un bambino. Desiderio che normalmente si realizza grazie all’amore di coppia.
Ma quando questo non basta e i futuri genitori non vogliano o non possano avvalersi dell’aiuto della medicina, un figlio può comunque arrivare attraverso l’adozione.
Questa strada soddisfa contemporaneamente due interessi: quello del bambino a crescere in una famiglia che lo accolga e lo ami, ed, insieme, quello di mamma e papà ad avere un figlio. Ed è chiaro che l’intero percorso verso l’adozione deve considerare con eguale rispetto ed attenzione entrambe le parti.

Nei giorni scorsi, ha suscitato molto clamore la notizia del pronunciamento della Procura Generale della Cassazione a favore dell’esposto presentato da Ai.Bi. contro i decreti “vincolati”.
L’Ai.Bi., Associazione Amici dei Bambini, ha portato alla attenzione della Suprema Corte il problema dell’uso oltremodo diffuso dei decreti di idoneità vincolati all’etnia dei bambini da adottare, nonché ai limiti posti sull’età e sulla condizione di salute dei minori.
L’attenzione dei mezzi di comunicazione si è fermata semplicemente all’aspetto “razziale” della questione, ma l’esposto è di più ampio respiro, l‘Ai.Bi, infatti, denuncia non solo le discriminazioni derivanti dal colore della pelle, ma anche dall’età e dallo stato di salute del bambino da adottare.

Per una comprensione piena della vicenda non si può prescindere dalla analisi del suo nocciolo: i decreti vincolanti. Cosa sono? 

Per adottare di un minore straniero una coppia, come prima cosa, ha bisogno di un decreto di idoneità; esemplificando massimamente, diciamo che le serve una patente che attesti la attitudine alla adozione.
Per l’ottenimento di questo documento i candidati dovranno rivolgersi al Tribunale per i minorenni, che, a norma dell’articolo 30 comma 1 della legge n°184\1983, si pronuncerà con apposito decreto.
Chiaramente per addivenire alla decisione è necessaria una indagine sulla coppia, perché il Tribunale deve essere certo che il minore venga accolto in un ambiente adatto a garantirgli una crescita sana e serena. L’iter d’indagine è affidato ai servizi sociali territoriali.
Lo stesso articolo 30, legge n°184\1983, al secondo comma 2 ammette la possibilità che il decreto contenga alcune indicazioni per favorire il migliore incontro tra gli aspiranti genitori ed il futuro figlio, ovvero il bimbo da adottare. Il decreto che contempli indicazioni di questo tipo sarà un decreto vincolato.

Cosa lamenta l’Ai.Bi. e perchè ha chiesto alla Suprema Corte di pronunciarsi sulla corretta interpretazione e applicazione dell’articolo 30? Lamenta il sistematico uso, da parte di alcuni Tribunali, di dichiarazioni di idoneità sempre vincolate. In pratica, stando all’esposto della Associazione, certi Tribunali, anziché concedere una generica patente per l’adozione, indicano costantemente nei decreti delle precisazioni sulla provenienza, sull’età e sulla salute del bimbo. Tali indicazioni fanno del decreto un atto vincolato e, inevitabilmente, restringono sul piano pratico l’accoglienza della coppia ad alcune categorie di minori, escludendone altre.

Decreti siffatti generano un paradosso: la coppia viene riconosciuta come potenzialmente capace di crescere un bambino correttamente ma nei fatti l’adozione viene subordinata a precipue indicazioni di età, di salute o di provenienza del minore da adottare.
Accade sovente che i decreti vincolati stabiliscano persino idoneità limitate a un solo minore, ciò anche nei casi in cui per legge la coppia ben potrebbe accogliere dei fratelli. Laddove, anche a livello internazionale, è pacificamente riconosciuta come preferibile l’adozione congiunta di più fratelli.

Dalle pagine del suo sito l’Ai.Bi stimola in tutti noi questa riflessione:
"é davvero possibile alzare delle barriere all’adozione di alcune “categorie” di bambini che paradossalmente sono proprio quelli che oggi rappresentano il volto dell’adozione internazionale. Sono i minori che provengono dai Paesi non europei, non più piccoli o con alcuni problemi di salute a costituire la maggior parte dei bambini adottabili attraverso l’adozione internazionale. Sono coloro che non hanno avuto la possibilità di trovare una famiglia nel loro Paese di origine e che rischierebbero di trascorrere tutta la vita in un istituto se una famiglia straniera non desse la propria disponibilità ad accoglierli. Sono loro quelli che non diventerebbero mai figli se i decreti “vincolati” diventassero una prassi. La maggior parte dei minori che potrebbero essere accolti con l’adozione internazionale non hanno quindi il profilo indicato nei decreti “vincolati”".

Si attende la pronuncia della Suprema Corte della quale vi informeremmo non appena avverrà

Dott.ssa Federica Federico
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