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Violenza sulle donne: se la ami rispettala

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Donna, moglie, madre, ogni figura femminile merita rispetto, dentro e fuori dalle mura domestiche

Stop alla violenza sulle donne

Si calcola che ogni anno oltre cento donne vengono uccise dagli uomini, sette milioni di donne subiscano forme di violenza e circa il 96% di esse rimane nell’ombra, rifiutandosi di denunciare i propri aggressori per paura di rappresaglie, per timore di quello che potrebbero pensare i parenti, gli amici.

La violenza sulle donne viene perpetrata principalmente all’interno della cerchia familiare: fidanzati, mariti, parenti, che si arrogano il diritto di alzare la mani o vessare psicologicamente le loro sorelle, le loro mogli, le loro figlie. Gli abusi assumono forme diverse, oggi non si tratta più di semplici percosse fisiche più o meno gravi, ma di molto altro. In alcuni ambienti “picchiare” la propria donna è considerato legittimo, se essa sbaglia, se risponde male, se è poco ubbidiente, cosa c’è di meglio di qualche schiaffo per rimetterla al proprio posto? Poche di esse sanno che è possibile uscire da questo circolo vizioso sporgendo denuncia presso i carabinieri, recandosi al pronto soccorso per far accertare dal medico la gravità delle percosse ricevute.

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La violenza però, assume anche toni più sottili, come un serpente d’odio che circuisce la propria vittima. Parliamo di violenza psicologica, che non lede il fisico bensì la mente. Si parte da piccole cose, una critica, qualche parola scortese, il lavoro è lento ma efficace, si cerca di minare l’autostima di chi si ha davanti.  “Non vali niente”, “non sei capace a fare nulla” sono alcune delle classiche frasi che molte donne si sentono rivolgere.

Donne che non sanno come ribellarsi, si credono inutili, incapaci sia come madri che come mogli, allora accettano qualsiasi comportamento del marito pur di ottenere un briciolo d’amore. Accettano le botte, perché si auto colpevolizzano “avrò fatto qualcosa di male”, accettano i tradimenti, perché è “normale che mio marito cerchi di meglio”, accettano le umiliazioni, anche pubbliche, e smettono di sognare, di parlare, smettono di farsi valere, perché tanto sanno che nessuno le ascolta.

Chi subisce vessazione psicologica non chiede aiuto, nemmeno ai propri genitori, perché crede di non meritarlo, il proprio uomo agli occhi degli altri appare come un santo: gran lavoratore, bell’uomo, attento in famiglia, chi crederebbe mai che in casa si trasforma in un orco? Il passo per cadere nella depressione è molto breve. L’unica soluzione possibile è chiedere aiuto, oppure accettare di farsi aiutare.

Se vedete vostra figlia, vostra sorella, o una vostra amica che con il passare del tempo si “spegne” alla vita, non sorride, è sempre infelice, cercate di indagare cosa sta succedendo, lei non parlerà all’inizio, dirà che va sempre “tutto bene. Se la amate, insistete, perché solo sfogandosi, solo avendo il coraggio di confessare gli abusi che si stanno subendo, che si può trovare la strada per uscirne.

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In Italia sono numerose le iniziative nate per aiutare le donne in difficoltà, si parte dal semplice percorso di coppia, attuabile presso un consultorio o presso la propria Usl di zona, dove marito e moglie potranno parlare, chiarirsi, cercare di capire grazie all’intervento di un terapista cosa sta accadendo nel loro rapporto, quali le cause, quali le possibili soluzioni. Nei casi più gravi esistono vari associazioni che aiutano materialmente la donna che ha subito violenza, dandole supporto psicologico, offrendole sostegno legale affinché possa chiedere la separazione se lo desidera, fornendo un alloggio a lei e agli eventuali figli, in attesa che le cose si risolvono.

Basta una semplice ricerca su internet o una domanda in consultorio: saranno lieti di indicarvi l’associazione più vicina a casa vostra.
Non siete sole, là fuori c’è un mondo ricco di persone che vi amano, vi apprezzano per ciò che siete, se un uomo vi insulta, vi picchia, vi obbliga a fare cose che non volete.... ricordatelo, non vi ama. Amore è rispetto, amore è libertà. Voi meritate l’amore.
 

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