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Sindrome della moglie perfetta: ce l'hai anche tu?

Donne in carriera che credono nell'uguaglianza dei sessi mettono al primo posto i bisogni del marito

Il fenomeno è in crescita nei paesi anglosassoni. Donne tra i 30 e i 40, in carriera, con un lavoro gratificante, una vita ricca di interessi, che mettono in cima alle loro priorità i bisogni del proprio compagno. La sera tornano a casa e smessi i panni della manager si trasformano in casalinghe perfette e geishe che dicono sempre sì.
A fotografare il fenomeno è il Daily Mail che racconta le storie di decine di donne che hanno deciso di interpretare il ruolo della moglie perfetta.
Qualcuna è anche piuttosto nota, come Nancy Dall'Olio, che ha dichiarato senza mezzi termini:  "la mia priorità è compiacere il mio uomo e ciò mi dà più piacere di qualsiasi altra cosa".

Ma cosa spinge donne che sono cresciute a pane e uguaglianza tra i sessi a un così netto cambiamento in favore degli uomini? A cercare di interpretare quella che è stata definita la "sindrome della moglie perfetta" è lo psicologo Lemarc Thomas che precisa "molte donne hanno ancora una radicata convinzione che l'uomo deve essere il sostegno del rapporto e donne di successo possono sentirsi vulnerabili, possono temere che il proprio successo possa far sentire il partner meno virile e quindi decidono di vestire i panni di una donna più tradizionale".

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Jules McClean, psicoterapia, aggiunge: "Se il ruolo della moglie perfetta è condiviso e accettato da entrambe le parti, la relaizone può avere una perfetta riuscita, proprio come quelle più all'avanguardia. Alcuni uomini richiedono più accudimento e una donna che rivesta anche un ruolo materno, e la donna può sentirsi gratificata dal ruolo di casalinga e amante, pur continuando a lavorare e guadagnare". Di certo ha una grossa influenza il modo in cui siamo stati educati e siamo cresciuti nel contesto familiare.

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L'importante è che si tratti di una relazione sana, precisa Jules, dove non ci siano vittime e carnefici e dove la donna senta di potersi comunque esprimere liberamente, senza il timore di essere abbandonata o criticata.  In altre parole no all'ossessione nevrotica della perfezione, dettata soprattutto dall'insicurezza, sì alla tendenza a voler ricoprire un ruolo più femminile.


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