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La separazione giudiziale: procedure, tempi e costi

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L'avvocato di PianetaMamma risponde alla domanda di una pianetina e ci parla della separazione giudiziale, cosa è, quali sono le procedure, i tempi e i costi da affrontare

Separazione giudiziale

“Salve avvocato Ho chiesto la separazione giudiziale da mio marito a marzo 2016. Ho avuto già due udienze ma lui non si è presentato. Volevo chiederle: ma adesso cosa siamo per la legge italiana?”

Separazione giudiziale cosa è 

Capita spesso che i coniugi non riescano a trovare un’intesa circa le condizioni di separazione e pertanto risulta necessario ricorrere alla separazione giudiziale. Di cosa si tratta?

La separazione giudiziale è il procedimento con il quale si ottiene una sentenza di separazione: essa non fa venir meno lo status di coniuge ma incide su alcuni obblighi tipici del matrimonio: una volta separati non si ha l’obbligo di convivenza né di fedeltà né si è più in comunione dei beni (se quello era il regime patrimoniale prescelto dai coniugi), di converso resistono ancora gli obblighi di mantenimento del coniuge, di partecipazione alla gestione della famiglia e di educazione della prole.

Nel Codice Civile del 1942, in aderenza al principio fondamentale dell’indissolubilità del matrimonio, la separazione era consentita esclusivamente in caso di colpa di uno dei due coniugi. Con la riforma del diritto di famiglia del 1975 (L. n. 151/1975), invece, è stato ammesso che i coniugi si possano separare anche per circostanze oggettive imprevedibili subentrate a turbare l'armonia della coppia e, più in generale, per tutti quei fatti che, come recita l'art. 151, comma 1 del codice civile "rendono intollerabile la prosecuzione della convivenza o recano grave pregiudizio all'educazione della prole".

Quali sono i diritti dei genitori separati sui figli e cosa fare in caso di non rispetto del diritto di visita?

Procedimento 

Dal punto di vista procedurale, l'avvio della causa può essere determinato dal ricorso di anche uno solo dei due coniugi, nel quale deve essere necessariamente indicata l'esistenza di figli di entrambi i coniugi. La competenza è del Tribunale del luogo di ultima residenza dei coniugi o, in mancanza, del luogo dove il coniuge convenuto ha la residenza o il domicilio. Alla prima udienza le parti sono tenute a comparire personalmente, con l'assistenza del difensore, davanti al Presidente del Tribunale.

La mancata comparizione comporta conseguenze differenti a seconda che essa riguardi il coniuge ricorrente o quello convenuto: nel primo caso la domanda non ha effetto (così come se egli vi rinunci), nel secondo caso può essere fissata una nuova udienza per la comparizione, con rinnovo della notificazione del ricorso e del decreto. All'udienza di comparizione, il giudice istruttore sente le parti, prima separatamente, poi congiuntamente, e tenta la conciliazione. Se questa non riesce, con le stesse modalità previste per la separazione consensuale, egli valuta quindi l'opportunità di adottare provvedimenti necessari ed urgenti a tutela del coniuge debole e dei figli e nomina il giudice istruttore fissando udienza di comparizione delle parti e trattazione davanti a questo. A questo punto, il procedimento si svolge secondo le forme del rito ordinario. Il provvedimento emesso a conclusione ha la forma di sentenza.

Attualmente il giudice ha il potere di dichiarare la separazione immediatamente, già a seguito della prima udienza, seppur con sentenza non definitiva, cosicché resteranno da definire in un secondo momento solo gli aspetti controversi. Il fine principale della suddetta accelerazione procedurale è quello di permettere ai coniugi di chiedere il divorzio anche prima dell'emissione della sentenza definitiva.

I tempi

Rispetto alla procedura di separazione consensuale, che si conclude solitamente nel giro di qualche mese dal deposito del ricorso introduttivo (3 settimane in caso di separazione con negoziazione assistita), la separazione giudiziale ha una durata maggiore, dipendendo essenzialmente dal grado di conflittualità dei coniugi e dal carico di lavoro del Tribunale. Occorre infatti considerare che la separazione giudiziale è a tutti gli effetti una causa civile che, nella media, ha una durata complessiva di 1 o 2 anni.

Costi della separazione giudiziale

I costi dipendono esclusivamente dal grado di conflittualità dei coniugi e dalla durata del procedimento (perciò dipendono dal numero di udienze, di memorie e atti da presentare, di incontri ecc.) e mediamente, nei casi meno complessi, si attestano in € 1.500,00 - € 3.000,00, oltre agli oneri fiscali. Si precisa, però, che con l’entrata in vigore della Legge n. 162 del 10 novembre 2014, gli ex coniugi – se hanno raggiunto un accordo e non hanno avuto figli – possono decidere di non chiedere l’intervento di un avvocato e di rivolgersi direttamente in Comune.

Addebito della separazione 

Premesso che il dato oggettivo dell'intollerabilità della prosecuzione del rapporto costituisce condizione necessaria e sufficiente per la pronuncia della separazione giudiziale, uno dei due coniugi ha la facoltà di chiedere al giudice di accertare che la crisi è stata determinata dal comportamento dell'altro. Nel caso in cui, infatti, l'autorità giudiziaria appuri che la rottura dell'unione coniugale è dipesa dalla violazione, da parte di una sola delle parti, dei doveri disciplinati dall'art. 143 del codice civile (di fedeltà reciproca, di assistenza morale e materiale, di collaborazione nell'interesse della famiglia e di coabitazione), ove sussista specifica richiesta in tal senso, potrà pronunciare sentenza di separazione con addebito. Quindi, è necessario che tale violazione sia antecedente alla proposizione della domanda di separazione e sussista un rapporto di causa-effetto tra la violazione stessa e la sopravvenuta intollerabilità della convivenza.

Le conseguenze dell'addebito della separazione sono prevalentemente di carattere patrimoniale: il coniuge cui è stata addebitata la separazione perde infatti il diritto a ricevere un eventuale assegno di mantenimento conservando però il diritto agli alimenti sempre che ne sussistano i presupposti. Questo significa che il coniuge a cui sia stata addebitata la colpa della separazione potrà percepire somme di denaro (alimenti) soltanto nel caso in cui si trovi in una situazione di bisogno. Non avrà invece diritto all'assegno di mantenimento che ha una funzione più ampia rispetto all'assegno alimentare, essendo diretto a garantire all'ex coniuge un tenore di vita simile a quello tenuto in costanza di matrimonio.

Modifica delle condizioni di separazione 

Le statuizioni contenute nella sentenza di separazione possono essere, in qualsiasi momento, per giustificati motivi, revocate o modificate dal tribunale su istanza di uno o di entrambi i coniugi. Alcuni esempi sono da ricondurre al caso di sopravvenute ulteriori necessità economiche del coniuge titolare del diritto all’assegno, o viceversa, di miglioramento della sua condizione economica, o di variazione di quella del coniuge obbligato. Nella stessa misura i provvedimenti relativi ai figli sono sempre modificabili sia per quanto riguarda il loro affidamento), sia relativamente all’attribuzione dell’esercizio della responsabilità genitoriale su di essi e delle eventuali disposizioni in materia di misura e modalità del contributo. Dopo l’enunciazione della “Separazione giudiziale” si deduce che se il coniuge convenuto non si presenta alla prima udienza di comparizione, il Presidente può fissare un nuovo giorno per la comparizione, ordinando che la notificazione del ricorso o del decreto gli sia rinnovata. Se anche in quest’ultima udienza il convenuto non si presenta il processo prosegue regolarmente ma in assenza del convenuto. Il tribunale pronuncerà lo scioglimento degli effetti civili del rapporto coniugale, anche nonostante il dissenso dell’altro coniuge o la sua assenza dal processo (cosiddetta contumacia). Il magistrato deciderà tutte le questioni conseguenti alla separazione o al divorzio: obbligo di mantenimento, assegnazione della casa coniugale (solo se in presenza di prole), affidamento dei figli e loro mantenimento, diritti di visita, ecc. Si tratta di provvedimenti a cui il giudice non può sottrarsi solo perché uno dei due coniugi faccia ostruzionismo e, dunque, il processo andrà avanti anche contro la sua volontà.

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