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Papà separati (dai figli): li abbiamo intervistati

Il numero di coppie che si separa nel nostro paese è in costante aumento e spesso a rimetterci sono i papà. Per cercare di capire meglio questo fenomeno abbiamo intervistato il dott. A. Matricardi e Tiziana Arsenti dell’Associazione Papa' Separati dai figli Onlus

papa-separatiIl numero di coppie che si separa nel nostro paese è in costante aumento. Per cercare di capire meglio questo fenomeno abbiamo intervistato il dott. A. Matricardi e Tiziana Arsenti dell’Associazione Papa' Separati dai figli Onlus

Anzitutto grazie per la vostra disponibilità.  Quali sono le finalità, gli scopo principali della Onlus Papà separati?
PAPA’ SEPARATI (dai figli) ONLUS -  Associazione per la Tutela dei Diritti dei Minori, nasce con l'obiettivo di rafforzare l’azione di tutela dei minori volta alla salvaguardia del diritto di tutti i bambini alla Accoglienza, alla Famiglia, alla Bigenitorialità e alla Casa, nonché a sensibilizzare la Società Civile sulla utilità della Mediazione Familiare per comporre i conflitti afferenti a tutte le vicende della vita, come la separazione dei genitori.
Contrariamente al nome della nostra Associazione, la nostra realtà associativa raggruppa al suo interno molte donne coinvolte a vario titolo in vicende di separazione coniugale, devastanti sia dal punto di vista umano, emotivo, psicologico che economico-finanziario. Pensiamo in primis, oltre ai coniugi, ai nonni soprattutto paterni che oltre a dover vedere tornare presso di loro figli, perlopiù quarantenni (ma anche più giovani) e dover provvedere loro con gli esigui introiti derivanti da pensioni che bastano a malapena per la loro sussistenza, si vedono allontanati dai nipoti, impossibilitati a frequentarli e vederli crescere come naturale che sia. Pensiamo alle sorelle, alle zie, alle nuove compagne che si accingono o vorrebbero iniziare una relazione con un uomo separato.

Nel nostro paese i figli di genitori separati godono di sufficienti diritti? Cosa è stato fatto e cosa invece andrebbe fatto per migliorare la situazione italiana?
Tra i nostri obiettivi prioritari rientra la campagna di sensibilizzazione verso la Società Civile contro ogni forma di “privazione”, a danno dei bambini, di tutte le più elementari forme di garanzia costituzionale, quali il diritto ad avere una famiglia ovvero ad avere entrambi i genitori durante la crescita in caso di separazione coniugale.
La discriminazione genitoriale di genere ha prodotto, nel tempo, un chiaro riverbero giuridico nelle due diverse categorie di figli italiani: quelli nati nel matrimonio (competenza del tribunale ordinario), e quelli nati al di fuori di esso (competenza del tribunale dei minori). Ciò stride fortemente con il Diritto Naturale e con le più elementari norme della convivenza civile, nonché con gli enunciati della nostra Costituzione. La nostra associazione, pertanto, intende impegnarsi per una totale abrogazione della competenza del Tribunale per i Minorenni nelle vicende di separazione, le cui prassi non prevedono il contraddittorio fra le parti e arrivano a produrre provvedimenti di abnorme iniquità. Preferiamo invece sostenere l'azione del Governo per la messa in opera del Tribunale della Famiglia, sensibilizzando le istituzioni coinvolte verso l'adozione di rigorosi criteri di selezione per gli operatori che ne costituiranno l'asse tecnico/operativo (magistrati, giudici onorari, assistenti sociali).

E’ vero che sono i papà separati i nuovi poveri e che quando avviene una separazione purtroppo sembrano esserci “genitori di serie A e genitori di serie B”?
E’ una vera emergenza sociale di cui non si può più sottacerne la gravità, in un contesto reso ancor più grave dalla crisi economica a livello nazionale e mondiale: i dati forniti dalla Caritas, e portati alla ribalta dai media, noi li conoscevamo già: una nuova schiera di poveri, costituita per lo più da uomini in corso di separazione coniugale e appartenenti alla classe “cosiddetta media” , approdano alle mense Caritas in cerca di un pasto o di un alloggio anche temporaneo, defraudati oltreché degli affetti dei figli, anche della propria casa, magari acquistata con l’aiuto delle famiglie di origine.
Molti padri dormono in macchina e mangiano alle mense Caritas, condannati a pagare assegni di mantenimento ben al di sopra delle loro tasche: tolti 800 euro da uno stipendio di 1.300 non restano neppure i soldi per un monolocale.
Uomini impossibilitati a frequentare e vivere quotidianamente i propri figli, relegati a ruoli marginali, senza più autostima, consapevoli di aver perso quella paternità magari tanto agognata , relegati a semplici contribuenti per il mantenimento dei figli e a figure ludiche, nelle poche ore concesse da un tribunale per poter vedere i propri figli.

Secondo la vostra esperienza come vivono i più piccoli, i figli, il momento della separazione?
Senza dubbio con molta sofferenza legata anche all’assenza improvvisa, nel loro habitat domestico, di una delle figure genitoriali. Il grande neuropsichiatra infantile e psicanalista statunitense  Richard Gardner fin dal 1985 identificò compiutamente e concretamente la PAS (Parental Alienation Syndrome) quale associazione di segni e sintomi riscontrati in bambini coinvolti in vicende di separazioni coniugali molto conflittuali.
La PAS è la campagna di indottrinamento da parte di un genitore  (per Gardner la madre in circa il 90% dei casi) associata al contributo personale e attivo (benché non consapevole) da parte del figlio. I soggetti più facilmente condizionabili e plasmabili sono i figli unici o comunque privi di altre figure importanti, con scarsa autonomia e autostima. Il bimbo è poco condizionabile fino ai 2 anni, poi la sua plasmabilità aumenta fino ai 7-8 anni per rimanere stazionaria fino ai 15 anni.
Situazioni di forte tensione intergenitoriale producono nel bambino, soprattutto in tenera età, stati di regressione, ansia, paura immotivata del genitore bersaglio e, se più grandi, scarso rendimento scolastico fino all’abbandono degli studi ma anche sindromi ansioso-depressive, anoressia, bulimia, bullismo, insonnia, enuresi,disturbi psicosomatici. La prevenzione consiste soprattutto nello sviluppare relazioni forti e sane con la prole ma per questo è richiesto anche un adeguato tempo di coabitazione. Ancora oggi, nonostante evidenze scientifiche inoppugnabili circa i vantaggi di una concreta bigenitorialità (4), in Italia il tempo teorico che il genitore non collocatario trascorre con la prole per decisione del magistrato non supera la media del 17% (con valori medi decisamente inferiori per i bambini sotto i 12 anni, fino a casi limite sotto l’1%.

Cosa auspicate per il futuro?
Auspichiamo che tutti i progetti avanzati dall’Associazionismo sia in termini di revisione della legge n. 54/2006 (Progetto di legge n. 2209 presso la Camera dei Deputati) che di welfare familiare soprattutto per le coppie separate trovino, da parte delle Istituzioni, ampio sostegno e volontà ad intraprendere un percorso comune finalizzato a risolvere le molteplici problematiche ancora in attesa di una soluzione, senza dimenticare che sono i minori i veri soggetti incolpevoli su cui ricadono principalmente le conseguenze emotive, psicologiche e relazionali di una infanzia negata, un’infanzia senza due genitori, un’infanzia saltata a piè pari per ritrovarsi ad essere dei piccoli adultizzati precocemente, come se non fosse loro riconosciuto, da chi li dovrebbe tutelare,  il diritto ad essere BAMBINI

Martina Braganti
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