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Morgan potrebbe perdere la patria potestà sulla figlia

È di queste ore la notizia della battaglia legale tra Asia Argento e Morgan. L’attrice ha chiesto al Tribunale per i minori di Roma di dichiarare la decadenza dell’ex compagno dall’esercizio della patria potestà sulla loro figlia Anna Lou

adsense-foglia-300
xfactor-asia-morgan4-largeL’affidamento dei figli e le scelte educative che li interessano sono frequentemente oggetto di contenzioso legale tra ex coniugi. Madri contro padri si affrontano a colpi di istanze nelle aule dei tribunali. La questione della conflittualità tra coniugi in sede di separazione e divorzio è quasi fisiologica; tuttavia si fa delicata quando investe le decisioni relative alla prole. Ciò accade diffusamente ed è un fenomeno trasversale che non dipende dal ceto sociale, né dal livello di istruzione delle parti. È di queste ore la notizia della battaglia legale tra Asia Argento e Morgan. L’attrice ha chiesto al Tribunale per i minori di Roma di dichiarare la decadenza dell’ex compagno dall’esercizio della patria potestà sulla loro figlia Anna Lou.
Asia Argento riterrebbe Morgan pericoloso perché dipendente dalla droga. Il rapporto del cantante con la cocaina è a tutti noto dopo l’intervista rilasciata per “Max”. Quest’intervista, tra l’altro, fu l’origine e la causa dell’esclusione dal Festival di Sanremo.

Legalmente che cos’è la patria potestà? E perché e su quali basi è ammissibile una richiesta come quella avanzata da Asia Argento?

Il minore, pure essendo soggetto di diritto, non ha ancora raggiunto una capacità di discernimento tale da consentirgli l’autonomo esercizio dei propri diritti e doveri.
In altre parole il minore è per sua stessa natura incapace di agire giuridicamente da solo. La sua giovane età pretende che sia sostituito, aiutato e sostenuto; ciò, anche e soprattutto nell’esercizio delle sue facoltà e dei suoi diritti, come nell’adempimento dei suoi doveri. È a tal fine che la legge prevede la potestà genitoriale.

Cosa fanno in pratica i genitori nell’esercizio della potestà?
* Prendono le decisioni finalizzate alla cura ed all’educazione del minore;
* hanno la rappresentanza legale del figlio e ne gestiscono gli interessi economici;
* compiono gli atti giuridici attraverso cui il figlio acquista diritti o assume doveri.

Quindi, saranno i genitori ad amministrare i beni eventualmente posseduti dai figli. Per esempio, può ben accadere che un bambino sia proprietario di un immobile ricevuto in donazione da un nonno. In tal caso l’amministrazione dello stesso spetterà, in ragione della patria potestà, appunto, ai genitori. Saranno, altresì, i genitori a stipulare gli eventuali contratti di locazione inerenti all’immobile di proprietà del figlio.
Per esigenze di completezza, va detto che gli atti di straordinaria amministrazione, come può essere la vendita dell’immobile di proprietà del figlio, devono passare per il vaglio del giudice tutelare.  

L’intero esercizio della patria potestà deve essere ispirato all’interesse del minore. In altre parole agendo i genitori devono perseguire l’esclusivo interesse del figlio.
La moderna giurisprudenza, specie con riguardo all’aspetto educativo del minore, tende ad ammettere e sollecitare un uso elastico della patria potestà. Ciò nel rispetto della crescita del figlio che col passare del tempo si fa persona sempre più matura e capace di discernimento. In questo senso è auspicabile che i genitori sappiano rispettare la personalità dei propri figli, le loro aspirazioni e propensioni.

asia_large_v02I figli, ad un certo punto del loro percorso di crescita, acquisiscono il diritto ad essere considerati parte integrante della comunità familiare, dove devono potersi esprimere al massimo delle loro potenzialità.
L’esercizio della patria potestà, così inteso, spetta ad entrambi i genitori. Sino a pochi anni fa la separazione ed il divorzio spezzavano l’esercizio comune della patria potestà, lasciandolo nelle mani del solo genitore affidatario. Sia ben chiaro che ciò non toglieva in linea di principio la potestà all’altro genitore, semplicemente ne inibiva l’esercizio. E tale limitazione era in linea con la tendenza ad affidare il minore ad uno solo dei genitori. Con la legge n°54\2006 molto è cambiato; la novella legislativa ha introdotto la regola dell’affido condiviso. La legge si propone, nel superiore interesse morale e materiale del figlio, di  mantenere un costante ed equilibrato rapporto con entrambi i genitori, affinché il figlio stesso riceva da ciascuno di essi, accanto al sostentamento economico,   cura, educazione ed istruzione.
La legge, allo stato attuale, prevede che la potestà genitoriale sia esercitata da entrambi i genitori.
In pratica rompe apertamente con l’affido monogenitoriale. Tuttavia il legislatore non può escludere che, nella pratica dei fatti, l’affidamento ad un solo genitore e \ o l’esercizio esclusivo della patria potestà, possano essere necessari come strumenti di tutela  del minore. In altre parole in casi estremi, ovvero quando  il rapporto con un genitore mini un sereno ed equilibrato sviluppo psicofisico del minore, è possibile, a tutela del fanciullo, limitare o escludere tale rapporto.

Nel caso di specie, i legali di Morgan chiederanno l’audizione di amici e colleghi del cantante. Hanno fatto i nomi della Maionchi, della Ventura, di Claudia Mori e Maddalena Corvaglia. L’intento è quello di dimostrare che il rapporto filiale con la sua bimba di otto anni è sereno e positivo. Tra l’altro il collegio difensivo del cantante ha tenuto a precisare che il loro assistito ha sino ad ora svolto con amore e dedizione il suo ruolo di padre.
Del resto in questi ambiti le valutazioni giudiziali sono sempre delicate e difficili,  finalizzate all’ottenimento del miglior risultato per il minore, piccolo, fragile e spesso indifeso

Dott. Federica Federico