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Moglie e madre assente, cosa fare? La risposta della psicologa a un papà

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Moglie e madre assente, cosa fare? La risposta della psicologa di Pianeta Mamma ad un papà preoccupato per la moglie sempre stanca e assente nel suo ruolo di mamma

Moglie e madre assente

La psicologa di Pianeta Mamma ha risposto alla lettera di un papà preoccupato per la moglie, sempre stanca, agitata e nervosa, spesso assente nel suo ruolo di madre.

Sono un papà di una bimba di 14 mesi. La mamma di mia figlia (mia moglie) è sempre stanca. Credo sia un po’ depressa e un po’ volubile (per non dire altro). Ma al di là dei nostri preoccupanti problemi di coppia che sono diventati un'abitudine (assenza di una vera moglie, intesa come amante amica complice) oramai inizia ad essere anche una mamma assente agitata nervosa e SFUGGENTE. Noi tutti ci svegliamo alle 6:30 e la bambina una volta a scuola resta lì fino alle 15:30. La mamma passa a prenderla e la porta a casa. Una volta arrivate, lascia la piccola in cameretta e scappa in bagno o altre faccende poco chiare in casa. Molte attività le svolge col papà. Infatti, in queste poche ore dalle 15:30 alle 20:30 accade l'impossibile, la mamma continuamente cerca di svincolarsi dalle attività con la piccola, con scuse banali si allontana in altre stanze della casa, riuscendo a trascorrere con la bambina massimo 5 minuti continuativi. La mamma riesce a stare con la piccola solo al parco. Io le ho più volte proposto di alternarci così da dare spazio anche alle nostre attività ma lei non riesce a staccarsi dalla piccola nè riesce a starci insieme. La qualità del tempo che trascorre con la piccola mi sembra PESSIMO, infatti la piccolina è molto agitata con la mamma, appare stanca, annoiata e si lamenta continuamente; il suo modo di giocare è nervoso confuso e propone sempre cose troppo complicate o pericolose per una bimba di un anno; mentre con il papà o altri familiari la piccola è molto più serena e le volte che la mamma non è presente la bambina ha trascorso ore piacevoli, rilassanti al punto di schiacciare pisolini pomeridiani. Il problema è che la mamma si prende poco cura della bambina, non cambia il pannolino, non le dà da mangiare o si stanca, cerca di scappare in altri ambienti e lamenta di essere sempre con la figlia 24 ore al giorno quando in realtà trascorre veramente poco tempo. È sempre stanca.

Depressione post-partum: storie vere

La maternità non è solo nutrimento e cura ma una condizione interiore. Ogni donna ha vissuto e vive una propria relazione con la figura materna che ha interiorizzato e che è divenuta il suo modello di riferimento. È possibile però che il "rifiuto" nei confronti dei propri figli dopo il parto sia dovuto ad una condizione psicologica già presente prima e che tende a manifestarsi in seguito: sia i baby blues e sia la depressione condizionano fortemente la relazione madre-bambino, è quindi possibile che la mamma sia sempre stanca. La gestazione è un lungo periodo di “attesa” e comporta da parte della donna una serie di rinunce e di cambiamenti. L’attenzione al proprio corpo, l’attività lavorativa vissuta a pieno, la possibilità di dedicare tempo a sé e ai propri hobby, vengono tralasciate poiché viene posta maggiore considerazione alla gravidanza. Il sacrificio, per quanto possa essere tollerato dall’amore e dal desiderio di avere un figlio, comporta inevitabilmente uno stress psicologico a cui la mamma prima di allora non era abituata.

La fine della gravidanza, che è una condizione di simbiosi fisiologica e psichica che vive la donna col proprio feto, comporta una separazione. Per alcune questa è difficile da tollerare per cui riabituarsi vivendo un “lutto”momentaneo richiede un assestamento della nuova dimensione psichica per alcuni versi non particolarmente semplice. Cambia la dimensione corporea, spazio-temporale, psicologica e la coppia avverte una trasformazione esterna, non solo dovuta alla presenza di un terzo, ma anche dei ruoli che ogni singolo componente assume via via che si avvicina il momento della nascita. Diventare genitore. Capita che a volte la coppia non si percepisca più come coppia di amanti, amici, complici” ma come“coppia genitoriale”perdendo o tralasciando la dimensione erotica che assume, nel frattempo, un significato diverso.

Un altro aspetto che mi preme evidenziare è la difficoltà individuale di gestire tutte queste situazioni e che comportano inevitabilmente un ritiro sul piano personale e relazionale. Mentre il padre ha una funzione di accudimento e protezione, gestisce le ansie e le tensioni che la nuova condizione suscita nella compagna e inevitabilmente anche nella coppia, media possibili difficoltà che insorgono nella relazione e stabilisce i confini nei processi di separazione tra madre e figlio, la madre accudisce, nutre, partecipa emotivamente a tutto ciò che riguarda la prole anche perché vive, nonostante tutto, il forte legame simbiotico dal qualche cerca di differenziarsi. Ciò comporta quindi stanchezza e senso di oppressione.

È quindi importante riuscire a ritagliare maggior tempo per sé e riacquisire i propri spazi magari facendosi aiutare dal proprio compagno, dalla nonna, da una baby sitter. L’autostima è una componente indispensabile per riuscire a far fronte a qualsiasi difficoltà, soprattutto quando a risentirne è poi un bimbo piccolo che percepisce a livello istintivo il disagio materno. È necessario, in ogni caso, comunicare la propria condizione di malessere al partner e a chi è in grado di ascoltare per riuscire a trovare una soluzione plausibile alla problematica. Quando però la situazione diviene insostenibile, è bene rivolgersi ad un esperto richiedendo una consulenza mirata.

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