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Sharing economy per mamme: condivisione e risparmio

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Sharing economy per mamme: cibo, servizi, abiti e passeggini. Come la condivisione e il riutilizzo possono far risparmiare tempo e denaro

Sharing economy per mamme

In quest'epoca di grande incertezza economica prende sempre più piede una nuova forma di gestione delle finanze domestiche e personali, un approccio basato essenzialmente sull'idea di condivisione, sulla solidarietà, sul riutilizzo di oggetti e sullo scambio di servizi. Parliamo della sharing economy per mamme, che si snoda in molteplici ambiti in tutta Italia.

Sharing economy cosa è

Letteralmente significa “economia della condivisione”. E', dunque, quell'approccio basato sull'idea che bisogna partire dai bisogni reali dei consumatori per soddisfarli attraverso un utilizzo più consapevole degli oggetti. I principi della sharing economy sono essenzialmente basati sul riutilizzo, sull'utilità di un oggetto e non sulla proprietà di esso.

Un concetto, di fondo, quindi facilmente comprensibile: si condividono le cose che vengono utilizzate da chi ne ha bisogno in un certo momento; si risparmia, si riutilizza, si diventa consumatori consapevoli.

E questo approccio economico può trovare campo di applicazione soprattutto nel mondo delle mamme e dei bambini.

I bambini, lo sappiamo, crescono così in fretta che molto spesso non abbiamo davvero il tempo di fargli indossare tutti i vestiti che abbiamo comprato per loro, per utilizzare passeggini ed accessori fino alla distruzione, e spesso abbiamo bisogno di pagare servizi (a partire dalla baby sitter ) che potremmo condividere con altre mamme.

Vediamo in quali ambiti la sharing economy per mamme può rivelare inaspettati vantaggi per l'economia domestica e per la vita quotidiana.

Baby sitter condivisa

Quella di condividere la baby sitter è un'idea piuttosto diffusa in altri Paesi ma sta prendendo piede sempre di più anche in Italia. I vantaggi sono molteplici: si risparmia del denaro perché il costo del servizio viene diviso con un altro genitore o più genitori; i bambini si divertono di più perché stanno in compagnia di coetanei con cui potranno giocare.

Sharing economy: il tempo

In quest'epoca il tempo è cosa preziosa e sembra sempre che ce ne sia così poco, soprattutto quando si hanno dei bambini e si lavora. I genitori che lavorano fanno salti mortali e mille equilibrismi per essere presenti a scuola, nello sport, negli impegni quotidiani dei propri figli ma capita spesso un imprevisto che costringe a dover rivedere i piani della giornata e rischia di far saltare tutto.

Il tempo è una delle cose che le mamme italiane vorrebbero maggiormente: e allora la sharing economy può tradursi anche nell'offrire e ricevere tempo da altri genitori.

L'idea la troviamo ben espressa sul sito di Sitter-Italia: genitori in contatto è un progetto che affonda la sua ragion d'essere proprio nell'esigenza costante di tempo. Se un i genitori che abitano nello stesso quartiere si organizzano per tenere i bambini a turno, per andare a prenderli a scuola oppure per fargli fare i compiti ne gioveranno tutti, sia i grandi che i piccoli.

In fondo è un'idea semplice!

Sharing economy: abbigliamento

La maggior parte delle mamme pratica la sharing economy di abbigliamento e accessori senza esserne consapevoli. I bambini crescono così velocemente e molti vestitini che abbiamo nel guardaroba hanno ancora il cartellino del negozio. Oppure sono stati indossati pochissime volte.

Nasce spontanea l'idea di regalarli ad un'amica, una parente o semplicemente ad un'associazione di mamme o alla chiesa per dare nuova vita e riutilizzo a questi vestiti.

In Europa ci sono progetti estremamente interessanti basati sulll'idea della condivisione dei vestiti per bambini. Ad esempio in Danimarca ha molto successo Vigga. Si acquista un vero e proprio kit di abiti per bambini, in base alla loro età e gusti, che arriva a casa. Si tratta di abiti in cotone bio dalle linee semplici che possono essere indossati finché il bimbo non cambia taglia. A quel punto il kit va rispedito a Vigga che provvederà a igienizzarlo, lavarlo e prepararlo per un altro bambino.

In molti Paesi, inoltre, esiste la tradizione degli Swap Party: delle riunioni fra mamme durante le quali si scambiano vestiti, oggetti ed accessori.

Condividere per superare la crisi economica

Sharing economy: passeggini

Anche i passeggini, i lettini, le cullette e i seggiolini sono oggetti che vengono utilizzati per un certo tempo e poi rischiano di finire in cantina. Invece possiamo regalarli a chi ne ha bisogno: basti pensare ai tanti grupppi chiamati “Te lo regalo se vieni a prenderlo” che animano i social network, dove migliaia di persone regalano ogni giorni oggetti diventati ormai inutili che trovano nuova vita a casa di qualcun altro.

E i passeggini possono anche essere acquistati o noleggiatati sul sito Baby Guest che nasce con l'obiettivo di far sì che i genitori che vanno in vacanza con i loro bambini non debbano portare con sé tutto l'occorrente a possano noleggiarlo in loco.

Sharing economy: il cibo

A Napoli c'è la tradizione del cosiddetto “caffè sospeso”. Ciò vuol dire che ogni persona che va al bar e prende un caffè ne paga un altro per chi non può permetterselo.

L'idea è stata modernizzata qualche tempo fa e in molte pizzerie della città è nata la “pizza sospesa”: molti clienti dei ristoranti hanno lasciato una pizza pagata per le tante persone che si trovano in difficoltà.

E per le mamme e i bambini?

Ad esempio in estate ha sempre grande successo l'iniziativa “gelato sospeso”. Come funziona? Prendi un gelato e ne paghi due; il secondo sarà per la famiglia in difficoltà economica che entrerà nel negozio chiedendo un gelato sospeso. Le gelatiere aderenti all'iniziativa esporranno l'esterno la locandina del gelato sospeso.

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