gpt skin_web-famiglia-0
gpt strip1_generica-famiglia
gpt strip1_gpt-famiglia-0
1 5

Può la scuola insegnare il rispetto verso le donne?

/pictures/2017/09/15/puo-la-scuola-insegnare-il-rispetto-verso-le-donne-25644730[2010]x[837]780x325.jpeg iStock
gpt native-top-foglia-famiglia

Come insegnare il rispetto verso le donne? Qual è il ruolo della scuola e quello della famiglia e come possono intervenire per evitare tragedie, come quella avvenuta in Salento. Le riflessioni della nostra pedagogista

Insegnare il rispetto verso le donne: il ruolo della scuola e della famiglia 

Cosa vuole oggi una ragazza di sedici anni? Sicuramente sogna un futuro più roseo possibile, ha la convinzione di essere già donna e in grado di provvedere a se stessa, in perenne lotta con la famiglia perché afferma di non essere capita. C’è il gruppo di pari dentro il quale si cerca protezione e ascolto. A sedici anni più di ogni altra cosa si cerca l’amore e si spera che sia quello vero, quel “per sempre” che si leggeva nelle favole. La realtà la conosciamo, è ben diversa.

I recenti fatti di cronaca ci riportano purtroppo ancora una volta nel Salento, terra magnifica di tradizioni e cultura. Ancora una volta a perdere la vita per mano violenta è una ragazzina di sedici anni. Stavolta, però, il carnefice non è una cugina, ma il fidanzatino poco più grande di lei, di appena diciassette anni. Per chi come me si occupa di educazione e pedagogia il pensiero va a cosa spinge un ragazzo nel pieno del suo sviluppo a compiere un atto così terribile nei confronti di quello che era, dice, il suo amore.

Episodi di violenza finiti tragicamente ne esistono tanti, basta leggere un giornale o accendere la tv che automaticamente veniamo bombardati da simili notizie.

Come educare le bambine all'amore senza catene e al rispetto

Chi è responsabile di un gesto così estremo?

Come può un ragazzo di diciassette anni avere il coraggio e l’atto di commettere un crimine che lo porterà a rovinare per sempre oltre la vita della vittima anche quella delle famiglie e la sua stessa vita. Da pedagogista mi chiedo cosa manca nella società per evitare simili tragedie e da insegnante mi domando quanto la scuola possa intervenire e in che modo. Partendo dal fatto che il gioco dello scarica barili in certi casi non si dovrebbe mai fare, non ha senso dare la colpa alla famiglia o alla scuola.

La famiglia, prima agenzia educativa

Alla famiglia l’educazione, alla scuola l’istruzione. Benissimo, ognuno ha il suo compito e così dovrebbe essere. Ma quando uno dei due elementi, soprattutto il primo, viene a mancare cosa si può fare? Considerare che l’educazione intesa a larga scala vada iniziata sin dalla più tenera età è fondamentale. Teniamo conto che si riceve rispetto solo se si da rispetto e questo indipendentemente dal ceto sociale al quale si appartiene. Spesso si associano casi di cronaca nera e violenza domestica a quelle famiglie che hanno alle spalle problemi socio-economici o con la giustizia. Sappiamo bene che non è vero.

Ogni tipo di violenza può entrare in qualsiasi casa. Genitori che trascorrono gran parte del loro tempo a discutere, a evitarsi o uomini che con una certa naturalezza aggrediscono verbalmente (non dimentichiamo, infatti, la violenza psicologica) e/o fisicamente la propria compagna riportano agli occhi dei figli un’immagine dell’uomo forte, che comanda e di una donna debole e sottomessa. Un po' com’era diversi anni fa e com’è, purtroppo, in alcuni Stati. Vivendo in un ambiente del genere i figli impareranno a comportarsi allo stesso modo, se non educati al rispetto nei confronti dell’altro.

Ma a mio avviso, chi ha bisogno di educazione sono prima di tutto i genitori, con programmi specifici già a partire dalla coppia che si appresta a sposarsi. Il ragazzino che manifesta segni di prepotenza, già da quando è un preadolescente che minaccia o insulta un compagno considerato più “debole”, andrebbe immediatamente rieducato con accanto degli specialisti. Spesso, invece, si tende, e in questo i genitori sono i primi a farlo, a giustificarlo e a difenderlo. Sappiamo bene che per un genitore il figlio è la cosa più cara, ma quando si ha a che fare con atti estremi, incluso il vandalismo o atteggiamenti di strafottenza nei confronti di persone anziane o disabili allora bisogna avere il “pugno duro”, da non intendersi come una punizione corporale, altrimenti si entra in un circolo senza fine.

In alcune realtà è la mancanza di dialogo in famiglia che porta i ragazzi a cercare punti di riferimento altrove e qualcuno li trova frequentando cattive compagnie, credendo in valori sbagliati e comportandosi di conseguenza.

Il ruolo della scuola

E la scuola? Che cosa può fare in tutto ciò per prevenire eventuali tragedie? Fortemente convinta che l’educazione spetti alla famiglia, là dove questa viene, però, a mancare è la scuola che deve intervenire. Vediamo come. Argomenti di attualità spesso vengono trattati in maniera poco approfondita e superficiale. Il più delle volte si fa scrivere un tema o si perdono quelle due ore di lezione per parlarne in classe. Ci sono poi quei docenti poco propensi a occuparsi di argomenti che invece stanno a cuore ai ragazzi perché considerati delle perdite di tempo o non in regola con i programmi ministeriali. Per fortuna non tutti la pensano allo stesso modo e molte scuole accolgono testimonianze di giovani donne che hanno subito violenza o responsabili di associazioni che portano il nome della ragazza uccisa e il più delle volte sono i genitori.

A scuola per imparare a vivere

Negli istituti superiori si potrebbero organizzare dei laboratori, creare un videoclip, scrivere un racconto, una canzone per sensibilizzare i giovani al rispetto di qualsiasi genere umano. Gli esempi sono tanti e le idee ai ragazzi non mancano, l’ importante però che vengano ascoltati. A volte la giornata dedicata all’assemblea d’istituto viene impiegata come un giorno per non fare lezione o andarsene in giro. Dovrebbe essere invece un’utile possibilità per fare qualcosa di concreto ed educativo.

Ma la violenza, o meglio, la prepotenza è presente già nella scuola primaria. Intervenire il prima possibile è fondamentale per educare l’individuo al saper vivere civilmente con gli altri. Ovviamente con il termine violenza non vogliamo fare riferimento solo a quella fisica nei confronti delle donne. Ma giornalmente ragazzi e ragazze di ogni età e ceto sociale sono presi di mira dai coetanei attraverso offese dirette o tramite i social. Ciò che sta venendo a mancare in questi ragazzi sono figure di riferimento serie. Avere alle spalle una famiglia solida all’interno della quale esiste il dialogo, la comprensione, ma soprattutto il rispetto per tutti i componenti e avere insegnanti che credono nei loro alunni al di là del rendimento scolastico può aprire gli occhi a coloro che saranno un domani uomini, mariti e soprattutto padri e, specialmente, convincere le ragazze che l’Amore quello vero esiste e non è MAI accompagnato dalla violenza

gpt native-bottom-foglia-famiglia
gpt inread-famiglia-0
Le indicazioni contenute in questo sito non intendono e non devono in alcun modo sostituire il rapporto diretto fra professionisti della salute e il lettore. È pertanto opportuno consultare sempre il proprio medico curante e/o specialisti. Disclaimer»
gpt skin_mobile-famiglia-0