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Reato violenza sessuale sui bambini: come è punito dalla legge italiana?

La pedofilia è uno dei maggiori spettri con cui sono obbligati a convivere i genitori. E' di questi giorni la notizia del probabile coinvolgimento di numerosi preti della Chiesa cattolica in vari reati di abusi sessuali su minori. Che cos’è la pedofilia? E come reagisce la legge italiana agli atroci atti di violenza sessuale perpetrati sui bambini?

La pedofilia è uno dei maggiori spettri con cui sono obbligati a convivere i genitori moderni. La cronaca, infatti, ci ha tristemente abituati a storie di violenza sui bambini.
Tra l’altro, è di questi ultimi giorni la notizia del probabile coinvolgimento di numerosi preti della Chiesa cattolica in vari reati di abusi sessuali su minori.

Che cos’è la pedofilia? E come reagisce la legge italiana agli atroci atti  di violenza sessuale perpetrati sui bambini?
L’etimologia della parola “pedofilia” ne svela l’origine greca: deriva dalle parole bambino e affetto.

bambino_violenza_web-400x300Patologicamente la pedofilia è classificata come un disturbo del desiderio sessuale. Il pedofilo è il soggetto che, pur avendo raggiunto la maturità sessuale, manifesta una preferenza erotica vero bambini in età pre-puberale.

Nel linguaggio parlato si usa indicare con il termine pedofilia l’atto di abuso sessuale compiuto a danno di un minore. Ma questa definizione risulta inesatta ed approssimativa; infatti, accomuna l’atteggiamento patologico alle sue eventuali conseguenze delittuose. E non necessariamente un soggetto affetto da pedofilia commetterà un reato, poiché non è detto che esprimerà la sua malattia in una violenza sessuale, praticando atti sessuali con un minore, oppure corrompendo un minore.

La legge riconosce e disciplina il reato di violenza sessuale (art.609 bis codice penale).
Il bene giuridico leso da tale delitto è la libertà personale. Infatti, la vittima viene sempre privata della libertà di determinare autonomamente la propria sfera sessuale.
Il riconoscimento della libertà sessuale a ciascun soggetto di diritto è una conquista della legislazione moderna. Sino all’ultimo decennio del 1900 la perseguibilità del delitto sessuale non affondava le sue radici nella lesione della sfera di libertà personale delle vittime, bensì nella più generica lesione dei costumi e della morale.

A norma di legge (articolo 609 bis codice penale) si macchia del delitto di violenza sessuale:
* chiunque, con violenza o minaccia, o abusando della propria autorità, costringa taluno a compiere o subire atti sessuali ;
* chiunque induca taluno a compiere o subire atti sessuali abusando delle condizioni di inferiorità fisica o psichica che affliggono la persona offesa al momento del fatto ;
*  chiunque induca taluno a compiere o subire atti sessuali traendo in inganno la persona offesa per essersi sostituito ad altri.

È subito chiaro che la legge italiana inquadra due diversi tipi di violenza: una generata da una costrizione, l’altra da un’induzione.
La costrizione potrà essere tanto fisica, quanto psichica. Nel caso di costrizione materiale, essa non necessariamente deve tradursi in una totale sottomissione fisica all‘aggressore; in altre parole, affinché si abbia violenza non è necessario che il soggetto passivo sia ridotto in una condizione di assoluta impossibilità materiale di opporre resistenza.
Nel diverso caso di costrizione psicologica, è indispensabile che essa sia tale da provocare la coazione della vittima agli atti sessuali.

Ed è appena il caso di precisare che la idoneità delle violenze o delle minacce a piegare la volontà della vittima non può essere valutata secondo parametri oggettivi.
Nella pratica dei fatti, per appurare se una precisa violenza o minaccia abbia prodotto la costrizione della vittima, ovvero sia stata in grado di vincerne le resistenze, si dovrà tenere conto delle condizioni in cui avvengono i fatti e della personalità di chi li subisce. 
Diversamente  l’abuso della inferiorità fisica o psichica della vittima e l’inganno incarnano le ipotesi di induzione all’atto sessuale.

Il legislatore considera con la dovuta attenzione quei soggetti che per deficit fisici o psichici risultano più facilmente coercibili. In passato, a fronte di un atto sessuale consumato con un “malato di mente”, la legge presumeva sempre la violenza. La disciplina dell’art.609 bis, del vigente codice penale, ha fortunatamente superato questa antica discriminazione. Affermando la reale possibilità, che taluni soggetti diversamente abili pure hanno, di autodeterminarsi. 
L’inganno è una fattispecie più circoscritta di induzione e si realizza quando materialmente il colpevole riesca a sostituirsi ad un’altra persona. L’esempio di scuola è quello del soggetto che si sostituisce al marito durante il sonno della moglie.
 
Al fine del perfezionamento del reato di violenza, la legge accoglie una nozione estesa di atto sessuale. In questo senso il fatto criminoso potrà avere ad oggetto, non solo l’atto completo dell’unione carnale, ma ogni azione “libidinosa” capace di ledere la vittima nella sua libera determinazione sessuale.
Nel delineare la fattispecie della violenza sessuale il legislatore non da rilievo all’età anagrafica dei soggetti coinvolti. Tuttavia se ne interessa in punto di circostanze aggravanti (art.609 ter codice penale).
Il reato di violenza sessuale è punito con pene particolarmente aspre quando la vittima non abbia compiuto ancora i 10 anni. È, altresì, aggravato se i fatti siano stati commessi nei confronti di un minore che non abbia ancora compiuto i 14 anni, oppure i 16 ove il reo sia il nonno, il genitore (anche adottivo) o il tutore.

Salvo che restano differenti le fattispecie delittuose gli atti sessuali compiuti con minorenne (art.609 quater codice penale) e la corruzione di minorenne (art.609 quinquies codice penale).

Dott.ssa Federica Federico
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