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Quotidiani episodi di razzismo

Paolo Longarini racconta su Facebook un quotidiano episodio di razzismo cui ha assistito. Sarà capitato ad ognuno di noi...

Razzismo e bambini

Paolo Longarini, autore del libro "Servitevi da soli" e firma di un blog molto seguito, racconta un episodio di quotidiano razzismo a cui ha assistito un giorno in treno.

Una signora si rifiuta di sedersi accanto a tre persone (due ragazzi e una bambina) straniere e lo dice apertamente. L'episodio si conclude con la reazione di una donna romana che la invita a togliere il disturbo senza troppe gentilezze.

Quanto narrato da Longarini accade senza dubbio ogni giorno in moltissimi luoghi d'Italia. E spesso nel silenzio più assoluto.

Quante volte capita che accanto ad una persona extracomunitaria si trovi un posto libero in tram o in metropolitana? Magari ciò che la donna ha espresso a parole ("Non mi siedo vicino a quelli lì"), lo pensano in molti e semplicemente non lo esprimono esplicitamente. Si limitano a restare in piedi, lasciando libero quel posto.

Una delle quotidiane, frequenti azioni razziste che hanno luogo ovunque e sulle quali dovremmo riflettere.

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Ecco il post di Paolo Longarini.

Sono su un treno da Termini a Ladispoli, per motivi vari, che vanno da una eclissi parziale di Urano a Perché Si, porta quaranta minuti di ritardo.
Gli animi dei viaggiatori non tendono all'ilarità, diciamo così.
Occupo un sedile di quattro affacciati insieme ad un ragazzo, una ragazza ed una bimba, tutti e tre di nazionalità indefinita ed indefinibile.

Il ragazzo chiacchiera, la ragazza ascolta mentre la piccola le arriccia i capelli.
Per usare un eufemismo, si vede che non hanno conti cifrati in svizzera ma in quanto a dignità, credo possano imbottigliarla e venderla nei paesi.
Arriviamo a Roma Ostiense.
Non è certo importante ma scrivo come penso ed ormai l'ho messo, fate conto sia un giusto dettaglio giornalistico.
Salgono nel nostro vagone alcune signore.

Mi alzo per farne sedere una.
Il ragazzo sorride alla bimba e la prende sulle sue gambe per liberare un posto. Faccio cenno alla signora più vicina che può sedersi, non lo occuperò certo io.
Mi guarda.
Li guarda, soprattutto.
Con l'espressione che puoi conseguire solo se ti infili un limone ed un mandarinetto Isolabella nel culo, dice:
"Vicino a quelli non mi ci metto, sto bene in piedi"
I ragazzi sono stranieri ma il disprezzo nella voce si legge anche senza ricorrere ad un babblefish. La temperatura si abbassa e la carrozza fa silenzio.
Che non è il freddo.
È l'umido, che ti frega.
In questo caso è la faccia perplessa della bimba, si gira verso i due ragazzi cercando spiegazioni.
Il personale conflitto interiore tra il portare comunque rispetto verso una signora ed il farle presente quanto, a volte, uno vorrebbe essere stato educato dai lupi quando la terza signora, una robusta matrona romana, mi toglie dall'imbarazzo spingendola di lato senza mezzi termini.
"Ecco lévate dar cazzo e famme mette a sede, continua a fa la sentinella che te fa bene"
E scatta l'applauso.
La tipa cambia vagone.
La bimba adesso ha una espressione tranquilla che passa al divertito quando la signora le parla dicendole
"Lassala perde, la gente come lei è fregnona, lo sai dì "fregnona", bella de nonna?"
 

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