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Un bambino italiano su 7 è povero

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Tantissimi bambini nascono e crescono in condizioni di povertà assoluta. La fotografia scattata dalle principali associaizoni italiane

Povertà dei bambini in Italia

In Italia un bambino su sette nasce e cresce in condizioni di povertà assoluta. Un dato allarmante emerso dall’ultimo rapporto di monitoraggio sull'attuazione della Convenzione sui Diritti dell'Infanzia e dell'Adolescenza nel nostro Paese, giunto stilato da 124 operatori delle 90 associazioni del Gruppo CRC.

1 bambino su 20 assiste a violenza domestica e 1 su 100 è vittima di maltrattamenti, 1 su 20 vive in aree inquinate e a rischio di mortalità, 1 su 50 soffre di una condizione che comporterà una disabilità significativa all'età dell'ingresso nella scuola primaria, 1 su 500 vive in strutture di accoglienza.

Arianna Saulini di Save the Children e coordinatrice del Gruppo CRC  ricorda che la povertà minorile in Italia è in continuo aumento - dal 2012 al 2013 i minori in condizioni di povertà assoluta sono passati da 1.058.000 (10,3%) a 1.434.000 (13,8%) - e ribadisce l’urgenza di un Piano nazionale di contrasto alla povertà che tenga in debita considerazione le famiglie con figli minorenni e che sia in grado di mettere a sistema in maniera organica le varie e frammentate misure messe in campo in questi anni.

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Servizi educativi

Più di 8 bambini su 10 non possono usufruire di servizi socio-educativi nei primi tre anni di vita e 1 su 10 tra i 3 e i 5 anni. Nel 2013 in Italia sono andati al nido solo 218.412 bambini (praticamente il 13,5% della popolazione under 3) e la situazione è tanto più grave nelle regioni meridionali. Ad esempio in Sicilia ha avuto accesso al nido solo il 5,6% dei bambini, in Calabria il 2,1% e il Campania il 2,7%.

Obiettivi disattesi

Alla presentazione del rapporto, avvenuta alla presenza del Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Giuliano Poletti i rappresentanti delle associazioni hanno denunciato che a distanza di anni non esiste ancora un monitoraggio a livello istituzionale, manca una strategia nazionale e una visione di lungo periodo nell’allocazione delle risorse.

Ci sono bambini che fin dalla nascita soffrono di carenze che ne compromettono lo sviluppo fisico, mentale scolastico, relazionale. Per questo chiediamo che il prossimo Piano Nazionale Infanzia dedichi speciale attenzione ai primi anni di vita del bambino, che vengano realizzate politiche adeguate per superare il divario territoriale nell'offerta educativa e di costruire un qualificato sistema integrato per l'infanzia e l'adolescenza, impegnando adeguati e stabili investimenti finanziari e introducendo un meccanismo permanente di monitoraggio della spesa

aggiunge Arianna Saulini.

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