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No kids: qui i bambini non possono entrare

Si diffonde anche in Italia il “movimento no kids”, che comprende i luoghi, i locali e i servizi in cui la presenza dei bambini non è gradita o è addirittura vietata

Può sembrare incredibile, eppure é una tendenza che sta prendendo sempre più piede in molti paesi d'Europa e si appresta ad arrivare anche in Italia, dove già conta un buon numero di sostenitori. Ne avevamo già parlato qui (LEGGI), si tratta di quello che potremmo definire il “movimento no kids”, che comprende i luoghi, i locali e i servizi in cui la presenza dei bambini non è gradita o è addirittura vietata.
Stiamo parlando di alberghi, ristoranti e caffè, ma anche di compagnie aeree ed appartamenti in affitto che si rivolgono ad una clientela esclusivamente adulta.
In molti paesi d'Europa si conta un numero sempre maggiore di esercizi che mettono in atto questa politica. Per fare qualche esempio, in Svezia alcuni hotel non accettano bambini di età inferiore ai 12 anni, così come in Spagna alcune catene di alberghi accettano ragazzi dai 14 o addirittura dai 18 anni in su.
In Austria, per dirne un'altra, l'albergo Cotrisen che aderisce alla stessa campagna “vietato ai minori” registra molto spesso il tutto esaurito.

Sebbene vietare l'ingresso ai bambini in un qualsiasi locale pubblico sia proibito dalla legge, anche in Italia sta aumentando gradualmente il numero dei posti in cui, in modo più o meno velato, ti fanno capire che se ti porti dietro dei bambini non sei un ospite gradito (LEGGI).
A rendersi conto in modo diretto di questa nuova realtà sono soprattutto le famiglie numerose, che a dire il vero rappresentano ormai l'eccezione a quello che nella società di oggi è il prototipo di famiglia, che comprende i genitori e uno, o al massimo, due figli.


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Da questo punto di vista il successo che stanno avendo i locali e i servizi no kids (LEGGI) nel nostro Paese può essere visto come la famosa ciliegina sulla torta, soprattutto se pensiamo a quanto l'Italia sia indietro rispetto al resto d'Europa in fatto di politiche sociali a sostegno della famiglia. Se è sotto gli occhi di tutti che l'Italia “non è un paese per giovani”, né tantomeno per bambini, ci si può stupire di meno invece delle numerose realtà “no kids” presenti ad esempio in Germania o in Svezia, paesi che offrono servizi e infrastrutture volte alla valorizzazione della famiglia e all'incremento della natalità.


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Ma come la pensano gli italiani di questa nuova “moda”? É giusto che vi siano dei posti “vietati” ai bambini? I pareri in merito sono discordanti. Dal punto di vista dei genitori la tendenza del no kids può apparire come una discriminazione bella e buona (e un po' snob) contro le cosiddette “piccole pesti”. D'altra parte la scelta da parte di alcuni esercizi di offrire ai clienti un certo target, ossia la garanzia di un servizio all'insegna del silenzio e della tranquillità viene vista con favore dai single e in generale da chi mal sopporta alcuni comportamenti oggettivamente eccessivi dei bambini “moderni”.
Da questo punto di vista potremmo essere tentati di risolvere semplicisticamente il problema dando la colpa ai bambini (LEGGI) attribuendo i loro comportamenti al fatto che, appunto, “sono bambini”. Ma non dimentichiamo che a monte del problema ci sono gli adulti e, spesso, la loro mancanza di buon senso.



Se, ad esempio, siamo invitati ad una cena super elegante e nostro figlio di un anno non è propriamente quello che si può definire un angioletto, forse sarebbe il caso di evitare di portarlo con noi. In questo caso, con bambini così piccoli, non si può parlare di cattiva educazione o cattivi comportamenti, ma come già detto, spesso è solo una questione di buon senso.
Ma come la mettiamo con i bambini più grandicelli e i ragazzini? Anzitutto c'è da dire che la responsabilità di un cattivo comportamento da parte di un bambino è in larga parte dei genitori, che dovrebbero dare il buon esempio comportandosi in modo educato, sia in casa che negli ambienti esterni. Ed è qui che casca l'asino: quante volte ci è capitato, magari al ristorante, di indignarci per il comportamento poco educato di qualche adulto? In definitiva il modo di essere e di comportarsi dei genitori si riflette sui comportamenti dei figli, per cui, per andare al nocciolo del problema, bisognerebbe ammettere che siamo soprattutto noi adulti ad aver bisogno, spesso e volentieri, di un bel ripasso delle regole della buona educazione. Se lo facessimo tutti, forse la questione del no kids non si porrebbe affatto, cosa ne pensate?

Beatrice Spinelli
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