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Cosa ha fatto? E' soltanto un bambino!

Quante volte giustifichiamo i nostri figli anche quando non dovremmo? E quali conseguenze possono esserci per questa assenza di obiettività e fermezza?

“Ma è soltanto un bambino!”. Quante volte abbiamo sentito pronunciare questa frase come giustificazione per qualsiasi marachella o, peggio, per qualsiasi comportamento maleducato dei bambini?
Il fenomeno sembra essere dilagato negli ultimi anni. Le insegnanti ne sanno qualcosa: non passa giorno senza che debbano difendersi da genitori che difendono a oltranza i propri figli, minano l’autorevolezza propria e dei docenti.

Un tempo il sette in condotta aveva un valore ed era temibile perché rappresentava un motivo di bocciatura, un tempo ci si alzava tutti insieme quando l’insegnante entrava in classe come segno di rispetto e di riconoscimento della figura autorevole. Oggi gli studenti, grandi e piccoli, vivono spesso in maniera conflittuale il rapporto con gli insegnanti e l’assenza di rispetto si manifesta sin dai primi anni di scuola.

I genitori, sballottati in un moto ondoso dove si confondono senso di colpa, assenza di regole, disattenzione e superficialità, insieme all’incapacità di diventare per i figli un vero punto di riferimento autorevole e quando il caso lo richiede, autoritario, giustificano troppo spesso i bambini liquidando la questione con un “che volete, sono solo bambini”.

La colpa, insomma, è sempre degli altri (coetanei o adulti):  la bocciatura è colpa di un’insegnante che ha preso in antipatia proprio l’amato figliolo, il litigio con il coetaneo è stato motivato dal fatto che il proprio figlio è stato provocato, i compiti a casa
sono un inutile perditempo  e via discorrendo in un mare magnum di giustificazioni che iniziano sin da quando i figli sono bambini.

Solo che poi i bambini, cresciuti a pane e giustificazione a oltranza, diventano adolescenti e poi adulti carenti di senso dell’etica e convinti che il mondo giri intorno a loro.
Quante volte leggiamo sui giornali di casi di cronaca terribili dove i carnefici vengono assolti dai genitori con scuse di vario genere?

Tempo fa lessi un libro bellissimo e sconvolgente, ma quanto mai realistico proprio su questo tema.
Sto parlando de “La cena” di Herman Koch. Due coppie di genitori si trovano a dover decidere come comportarsi dopo che i propri figli adolescenti si sono macchiati di un terribile atto di bullismo (piaga serissima dei nostri temi e che vede protagonisti sempre di più bambini piccoli). Il dialogo è serrato e si svolge tutto in una serata, durante una cena.
Consiglio la lettura senza svelare la trama  e consiglio di leggerlo ponendovi sempre la domanda “cosa farei io al posto loro?”.
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