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1 genitore su 2 farebbe lavorare il proprio figlio

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In tempo di crisi aumentano i genitori che approvano il lavoro minorile in Italia. L'indagine Paidòss chiarisce perché sarebbe un errore

Lavoro minorile in Italia

Per un genitore su due non c’è niente di male se il proprio figlio minore lavora. Lo rivela l’ultima indagine dell'Osservatorio Nazionale sulla salute dell'infanzia e dell'adolescenza (Paidòss) che mostra come la metà dei genitori di minori che hanno smesso di studiare giustifichino l’abbandono scolastico se il minore va a lavorare e aiuta la famiglia.
In tempo di crisi, insomma, nel nostro Paese è in preoccupante aumento il lavoro minorile.

Il rapporto di Paidòss, che ha coinvolto un campione di mille genitori per capire quale sia la percezione del lavoro minorile in Italia, mostra che sono 260mila gli under 16 che lavorano e 30mila di essi sono a rischio sfruttamento perché svolgono mansioni pericolose; la metà dei ragazzini non viene pagata perché o aiuta in casa (33%) oppure lavora nell’attività di famiglia (40%).

I numeri si associano con quelli della dispersione scolastica che riguarda il 18% dei ragazzi in età scolare.

E cosa ne pensano i genitori?

L’80% pensa che il lavoro minorile rubi l’infanzia, la formazione scolastica e la possibilità di normale crescita psicofisica, tuttavia:

  • uno su due non si opporrebbe all’idea che il proprio figlio minore lavorasse  (il 26% non ci vede nulla di male, anche se al Sud questa percentuale sale 33% e il 20% ritiene che tutto dipende dalla situazione)
  • il 54% pensa che il lavoro minorile sia in qualche modo giustificato dalla crisi
  • solo il 34% dei genitori costringerebbe il proprio figlio a rimanere a scuola di fronte alla sua richiesta di poter lavorare: 1 su 4 accetterebbe di mandarlo a lavoro pur ritenendolo un errore e 1 su 5 considera la volontà del ragazzino un diritto da rispettare

Giuseppe Mele, presidente Paidòss, è nettamente contrario

ogni bambino ha il diritto di essere protetto dallo sfruttamento economico, in qualunque sua forma

Il lavoro minorile va, dunque, non solo combattuto a tutti i livelli ma non va riconosciuto nemmeno come possibilità da prendere in considerazione in un momento di difficoltà economica.

La Dichiarazione dei diritti del fanciullo, approvata nel 1959 dall'Assemblea generale dell'Onu all'articolo 32 protegge il fanciullo contro lo sfruttamento economico. Il lavoro minorile dunque certifica la sconfitta di ogni società

spiega Camilla Fabbri, presidente della commissione d'inchiesta sugli infortuni sul lavoro.

Bambini italiani sempre più poveri

E a chi crede che in fondo far fare un lavoretto al proprio figlio significa fargli fare la gavetta e dargli una possibilità in più nel futuro, Giuseppe Mele risponde così:

L'idea che iniziare la gavetta presto possa aiutare i ragazzi a inserirsi meglio nel mondo del lavoro  è falsa e fuorviante. E' un alibi: lavorare prima dei 16 anni è un furto dell'infanzia, mette a rischio la salute e il benessere psicofisico e non aiuta a trovare meglio lavoro. Le stime indicano addirittura che un bambino costretto a lavorare prima del tempo avrà il doppio delle difficoltà a trovare un impiego dignitoso, da adulto

Come intervenire per contrastare il fenomeno del lavoro minorile in Italia?

Mele sottolinea l’importanza di ricollocare in prima linea la scuola e gli insegnanti: sono loro a dover essere protagonisti del processo di crescita dei ragazzi:

c'è necessità di una scuola gratuita, aperta alle esperienze, realmente formativa e che riesca ad attrarre i ragazzi con programmi attuali, inseriti nel contesto contemporaneo e capaci di offrire competenze tangibili. Gli insegnanti devono tornare a essere un punto di riferimento solido per la crescita dei giovani

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