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"La Sposa Bambina", la Recensione del film

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La Redazione di Pianeta Mamma ha visto in anteprima "La Sposa Bambina" , un film di Khadija Al Salami. Ispirato ad una storia vera, la pellicola rappresenta una condanna alla pratica, ancora diffusa in molti paesi, dei matrimoni precoci

La Sposa Bambina, la Recensione

Fino a che punto è giusto rispettare ed accettare la tradizione e la cultura di un popolo? E' impensabile credere che il modello occidentale sia legge, o esportabile ovunque, ma è innegabile che ci siano principi, valori e diritti universalmente validi e che andrebbero rispettati in qualsiasi cultura o nazione. E se parliamo dei diritti dei bambini, non c'è dubbio antropologico che tenga, perché l'infanzia va rispettata ed è necessario lottare contro chi la nega, non la rispetta o attua violenza. E questa riflessione è al centro del film  "La Sposa Bambina"  un film di Khadija Al Salami, ispirato ad una storia vera, raccontata nel libro “I am Nujood, age 10 and divorced” di Nojoud Ali e della giornalista Delphine Minoui. La pellicola è fortemente autobiografica poiché ripercorre il vissuto della stessa regista. 

Sinossi

Nojoom è una bambina di 10 anni che vive con la sua famiglia in un villaggio dello Yemen. Come tutte le bambine della sua età vorrebbe giocare, andare a scuola, essere amata e considerata da chi dovrebbe prendersi cura di lei. I sogni, la spensieratezza e la libertà tipica della sua età vengono meno quando il padre, per riuscire a pagare l'affitto e liberarsi di una bocca in più da sfamare, decide di "venderla" ad un uomo di 20 anni più grande di lei. La piccola Nojoom viene costretta a contrarre un matrimonio precoce e subire violenze psicologiche e fisiche da un uomo e da una famiglia che non conosce. Con una bambola in mano, il giorno del suo matrimonio, si ritrova a vivere in una casa che non è la sua e a sottostare ai desideri di un marito che non ha scelto. Disperata, decide di far valere i suoi diritti, entra in un aula di tribunale e chiede al giudice di divorziare e riprendersi la sua vita e la sua libertà. Nojoom inizia quindi una battaglia contro la pratica arcaica degli adulti di far sposare le bambine, a qualsiasi età, con uomini molto più grandi di loro. Tradizioni che sono ancora accettate nello Yemen, come in altri paesi del mondo. Una lotta contro i diritti negati delle bambine, per la libertà delle donne del suo paese e per il rispetto di principi universali che a causa dell'ignoranza non vengono rispettati. 

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Il film, assolutamente consigliato, si ispira ad una storia vera e ripercorre il vissuto della regista Khadija Al Salami che grazie al suo coraggio è riuscita a fuggire da un marito aguzzino all'età di 11 anni. Ha cambiato il suo destino ottenendo il divorzio ed è diventata la prima regista e produttrice yemenita. "La sposa bambina. Mi chiamo Nojoom, ho 10 anni e voglio il divorzio" affronta il tema dei matrimoni precoci e delle violenze che ne conseguono. Sono 60 milioni le donne che in tutto il mondo soffrono giornalmente di abusi fisici e mentali causati da matrimoni contratti in tenera età, mentre sono 70.000 le giovani donne che muoiono ogni anno a causa di questa pratica orrenda. Bambine che, costrette a subire violenze fisiche e rapporti sessuali prima della pubertà, trovano spesso la morte per emorragia interna. 

Il film offre un interessante contrasto tra la bellezza dei paesaggi, la musica e la cultura dello Yemen con il fascino dei suoi colori e dei visi delle donne che lo abitano e l'orrore di una pratica arcaica che è figlia dell'ignoranza, della povertà e della violenza. Il racconto di una storia che vuole essere un messaggio di speranza per il rinnovamento di questo paese e un monito per tutti gli altri che continuano a consentire questi matrimoni ripugnanti che negano i diritti fondamentali dell'infanzia.

Il film, sostenuto da Amnesty International, è stato molto apprezzato all’estero e ha vinto numerosi premi, tra cui: Best Fiction al Dubai international film festival (DIFF), Premio della giuria all’Arabian Sight Film Festival di Washington D.C e Miglior film del 2016 all’Award London Asian Film Festival. La pellicola, prodotta da Hoopoe Film, arriverà in Italia il 12 maggio.

Le spose bambine nel mondo. I dati di Amnesty International del 2015

In Giordania donne e ragazze rifugiate tendono a essere date in sposa prima dei 18 anni secondo una pratica diffusa soprattutto nelle aree rurali della Siria.  In Iran, l'età legale per il matrimonio per le ragazze è di 13 anni, ma possono essere date in sposa anche a un’età inferiore a una persona scelta dal padre o dal nonno paterno, se esiste il permesso di un tribunale. In Burkina Faso, il matrimonio forzato anche all'età di 11 anni è un fenomeno estremamente diffuso, soprattutto nelle zone rurali. Nell’area del Maghreb, il fenomeno dei matrimoni forzati e della violenza sulle donne è legata alla mancanza di una legge che tuteli adeguatamente i diritti delle donne. Il Marocco ha abolito la norma che prevedeva l’impunità in cambio del “matrimonio riparatore” in caso di stupro di una minorenne, ma è privo di un quadro legislativo organico sulla violenza contro donne e ragazze. Negli ultimi anni in Algeria ci sono stati alcuni provvedimenti  per migliorare i diritti delle donne, tuttavia è rimasta in vigore la norma abrogata in Marocco, in base alla quale gli uomini che stuprano ragazze di età inferiore ai 18 anni non sono perseguibili penalmente se sposano la loro vittima. Il fenomeno dei matrimoni precoci è diffuso in Asia meridionale, dove il 46 per cento delle ragazze viene dato in sposa prima di aver compiuto 18 anni. Secondo i dati dell'Unicef, il Bangladesh è il paese al mondo con il più alto tasso di matrimoni di bambine al di sotto dei 15 anni. In Afghanistan, uno studio condotto dal ministero degli Affari femminili nel 2004 ha rilevato che il 57 per cento delle donne intervistate era stato dato in sposa prima dei 16 anni, alcune anche a soli 9 anni.

Clip esclusiva

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