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Arriva lo ius soli per i bambini stranieri nati in Italia

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Un primo sì della Camera ha aperto la strada all’adozione dello ius soli in Italia, provvedimento che consentirà ai figli nati nel nostro Paese da cittadini immigrati di ottenere la cittadinanza italiana

Ius soli per i figli degli immigrati

Un primo sì della Camera ha aperto la strada all’adozione dello ius soli in Italia, provvedimento che consentirà ai figli nati nel nostro Paese da cittadini immigrati di ottenere la cittadinanza italiana. Lo ius soli è oggi praticato in forma più o meno temperata da alcuni stati europei; anche in Italia questa proposta di legge, se approvata dal Parlamento, prevedrà alcune restrizioni.

Ma vediamo nel dettaglio in cosa consiste una novità che ha creato una discussione animata tra le varie fazioni politiche. Lo ius soli si contrappone allo ius sanguinis, cioè quando la cittadinanza è determinata dalla discendenza. Com'è noto, la capitale dello ius soli sono gli Stati Uniti, e tale diritto viene applicato anche in altri stati americani. Il tema è da sempre molto dibattuto e ad oggi l’Italia tra i paesi europei è uno tra quelli che hanno le norme più restrittive; d’altronde, solo la Francia pratica lo ius soli, se però anche i genitori sono nati entro il territorio.

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I minori nati in Italia che avranno la cittadinanza

  • Secondo il nuovo testo approvato in commissione, invece, avranno la cittadinanza tutti i minori nati in Italia, a patto che almeno uno dei genitori vi sia residente da almeno cinque anni, o che sia nato a sua volta in Italia e vi risieda da almeno un anno.
  • Ad esempio, se un bambino nasce in Italia da genitori che vi risiedono da tre anni, avrà la cittadinanza a due anni.
  • Inoltre, la cittadinanza italiana deve essere approvata da uno dei genitori, attraverso una dichiarazione annotata sull’atto di nascita. Ed entro due anni il compimento della maggiore età, si potrà rinunciare alla cittadinanza italiana se in possesso di un’altra cittadinanza.

Oltre ai bambini nati sul suolo italiano, vengono coinvolti nella riforma anche quelli che sono nati all’estero ma sono immigrati in Italia entro il compimento dei 12 anni: in questo caso, oltre alla dichiarazione di volontà, sarà necessario aver “frequentato regolarmente, per almeno cinque anni nel territorio nazionale istituti scolastici appartenenti al sistema nazionale di istruzione o percorsi di istruzione e formazione professionale idonei al conseguimento di una qualifica professionale”.

Invece, i minori giunti in Italia tra i 12 e i 18 anni potranno avere la cittadinanza se hanno qui risieduto almeno sei anni e se hanno frequentato "un ciclo scolastico, con il conseguimento del titolo conclusivo". E’ stato calcolato che, se il provvedimento entrerà effettivamente in vigore, ci saranno un milione di nuovi bambini italiani. Il testo è frutto della sintesi tra 24 proposte ed è stato presentato dalla deputata democratica Marilena Fabbri, in revisione della precedente legge 91/1992.

Per approfondire 

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