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Una giornata contro la schiavitù infantile

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Il 16 aprile di 20 anni fa moriva Iqbal, un bimbo pakistano diventato schiavo. Ogni anno lo ricordiamo nella Giornata mondiale contro la schiavitù infantile

Giornata mondiale contro la schiavitù infantile

Il 16 aprile del 1995 moriva Iqbal, un bambino pakistano che era stato ceduto da suo padre ad un produttore di tappeti che lo aveva reso schiavo nella sua fabbrica. A dieci anni Iqbal riuscì a fuggire ed incontrò Ulla Khasi, che si occupava dei diritti dei bambini sfruttati, e che gli fece intravedere un mondo diverso, una possibilità di vita diversa, nella quale un bambino di dieci anni può giocare e andare a scuola. E veder rispettati i suoi diritti.

Iqbal era piccolo, ma decise di impegnarsi attivamente  e pubblicamente contro la schiavitù infantile: denunciò le mafie tessili pakistane e le fabbriche che sfruttavano i bambini, le connivenze con le autorità che chiudevano gli occhi e mise in moto una protesta che oltrepassò i confini nazionali.

Le pressioni internazionali, arrivate da università, associazioni umanitarie ed enti governativi, costrinsero il governo pakistano a chiudere molte fabbriche di tappeti sfruttatrici dei più piccoli e a liberare i bambini. Ma Iqbal non venne risparmiato e venne ucciso il 16 aprile 1995, giorno di Pasqua. Aveva solo 12 anni.

Come ricordano i Salesiani di Don Bosco, il 16 aprile di ogni anno si celebra la Giornata mondiale contro la schiavitù infantile (che quest'anno arriva al suo ventesimo anniversario) per ricordare che milioni di bambini ancora oggi, nel terzo Millennio, sono costretti a vivere in schiavitù, a lavorare nelle fabbriche attaccati a qualche macchinario o telaio, a prostituirsi.

Secondo l’Organizzazione internazionale del lavoro quasi 200 milioni vivono in stato di schiavitù, praticamente il 10% della popolazione minorile mondiale, concentrata soprattutto in Asia e nell’Africa subsahariana. E 10 milioni di bambini lavorano come servi domestici, impiegati nell'assistenza agli anziani o nella gestione della casa.

E, come ricorda la CGIL, stando ai dati diffusi dalle organizzazioni umanitarie, i bambini rappresentano più del 10% del potenziale di manodopera e apportano circa 13 miliardi di euro annuali al Pil mondiale. E l'UNICEF stima che in Italia i piccoli lavoratori siano 300mila.

Ma come spiega Raffaele K. Salinari, presidente di "Terres des Hommes - Italia", esistono anche altre forme di sfruttamento, come quella sessuale, che oggi grazie alle nuove tecnologie assume contorni enormi, difficilmente calcolabili.

Nessun bambino dovrebbe impugnare mai uno strumento di lavoro. Gli unici strumenti di lavoro che un bambino dovrebbe tenere in mano sono penne e matite

Iqbal Masih

Per approfondire

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