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Il mondo è ancora rosa per le bambine e blu per i maschietti?

Una famosa blogger lancia una campagna contro i negozi di giocattoli che propongono ancora giochi distinti per maschi e femmine. E ha vinto la prima battaglia

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Ho un figlio di tre anni e mezzo e almeno un anno fa ha cominciato a manifestare una forte passione per le macchinine e gli aerei, ma anche per il colore blu. Adesso stiamo cominciando, merito purtroppo di qualche amichetto appassionato e della televisione, con robot e armi. Insomma, ha gusti decisamente da maschietto in materia di giocattoli e da qualche settimana fa anche la distinzione “questo è per le femminucce, questo per i maschietti”.

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L’ho influenzato in questa preferenza oppure in qualche modo lo hanno fatto la televisione, gli amici, la pubblicità, il DNA? Me lo chiedo da tempo. Molto prima di leggere questo articolo che, alla vigilia di Natale,  riprendeva l’ultimo post di Laura Nelson, blogger e ricercatrice in neuroscienze, che denunciava come la discriminazione di genere nasca già a pochi anni di vita e trovi il suo baricentro nei negozi di giocattoli.
La Nelson non ha dubbi: i reparti per le femminucce sono stracolmi di oggetti rosa, bambole, elettrodomestici giocattolo, mentre quelli dei maschietti sono meravigliosamente ricchi di macchinine, treni, astronavi e microscopi.

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La Nelson ricorda che questo atteggiamento culturale fa da apripista a una discriminazione che si riversa sulla società: sono solo 20 su 329 le donne a capo delle imprese britanniche e sono solo 22 le donne ogni 100 parlamentari.
Il blog della Nelson ha lanciato una vera e propria campagna contro l’atteggiamento sessista dei negozi di giocattoli.



Una campagna che sta dando i suoi frutti: Hamlesy, il più famoso negozio di giocattoli inglese, ha eliminato i reparti di maschi e femmine e ha sostituito le targhe “reparto rosa “ e “reparto blu” con semplici cartelli bianchi che indicano dove trovare bricolage, bambole, macchine eccetera.

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Ma, tornando all’amletico dubbio relativo a mio figlio: la preferenza per il rosa e per il blu è innata oppure frutto di una pressione sociale ed educativa? Se lo è chiesto anche Melissa Hines, docente di Psicologia a Cambridge, che ha arruolato cento bambini per condurre uno studio sulla questione.

Conclusione: fino ai due anni di vita non esiste una propensione per un colore preciso, ma piuttosto un privilegiare oggetti di colore rosa e dalle forme arrotondate (questo sia nei maschi che nelle femmine): ma esiste una tendenza di genere a preferire una bambola o una macchinina già a dodici mesi. Secondo la Hines questa tendenza scritta nel codice genetico sarebbe provocata da fattori ormonali occorsi durante la gravidanza.

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Tuttavia è indubbio che l’orientamento verso un giocattolo è influenzato anche dalle pressioni dei genitori e dall’offerta che viene fatta ai bambini: se alla femminuccia viene regalata una bambola, ma anche costruzioni e kit per lo scienziato forse si stimolerà in lei la curiosità e l’interesse anche verso un gioco che non sia tipicamente femminile.