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I figli dei gay crescono con un handicap

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Le dichiarazioni di Matteo Salvini sulle famiglie omosessuali alimentano la polemica

Genitori gay

Non accenna a placarsi la polemica riguardante le dichiarazioni degli stilisti Dolce&Gabbana che, in una recente intervista al settimanale Panorama, si sono schierati in favore della famiglia tradizionale e contro la genitorialità omosessuale, che ad alimentare l'infuocato dibattito arrivano le dichiarazioni del leader della Lega Nord Matteo Salvini.

Intervistato nell'ambito del programma radiofonico "La Zanzara" in onda su Radio24, Salvini non ha usato mezzi termini:

Matrimonio e adozione gay non sono un diritto umano

L'opinione del leader della Lega Nord non è una novità. Già in precedenti occasioni Salvini si era schierato apertamente contro la possibilità che le coppie gay diventassero genitori (tramite l'adozione oppure facendo ricorso alle tecniche di procreazione medicalmente assistita) e anche stavolta le sue parole non lasciano spazio ai dubbi:

I bambini devono nascere e crescere come il buon Dio ha deciso, l’utero in affitto è bieco e volgare egoismo. Ma pensiamo al bambino: oltre all’egoismo del genitore pensiamo al bimbo. Se cresce con genitori o un genitore gay parte da un gradino più sotto. Parte con handicap


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A rispondere prontamente a Matteo Salvini è il portavoce di Gay Center Fabrizio Marrazzo:

Salvini non sa cosa dice. Ormai parla per slogan. Prima i Rom, adesso i gay. Un buon modo per riesumare slogan fascisti. E fare quello di destra puro e duro da salotto radiofonico o tv

E a rispondere non al leader del Carroccio, ma a Dolce&Gabbana è stato Elton John che insieme al marito David Furnish rappresenta una delle più celebri icone delle famiglie gay. La coppia, infatti, ha due bambini nati con la fecondazione in vitro l'anno scorso.

Il cantante non ci sta a veder definiti i suoi bambini come “figli della chimica che non hanno una mamma e un papà” (le parole usate da Dolce&Gabbana) ed ha lanciato una vera e propria campagna mediatica e social per boicottare gli stilisti italiani. #BoycottDolceGabbana è un chiaro invito a non comprare più gli abiti del marchio.

L'ultimo atto di questa polemica è la risposta di Domenico Dolce affidata ad un comunicato ufficiale dove spiega che non era sua intenzione giudicare le scelte altrui, ma raccontare di essere cresciuto in una tradizionale famiglia siciliana e di aver deciso consapevolmente di non voler avere figli.

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