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I figli di oggi sono come noi figli di ieri?

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I figli di oggi sono come noi figli di ieri? No! Una mamma in Redazione ci spiega il perché

I figli di oggi

Quando ero piccola internet e i cellulari non esistevano. Passavo le mie giornate a immaginare storie invece di messaggiare con persone “liquide” per telefono. Devo dire che sono cresciuta con una discreta capacità di viaggiare con la fantasia. Andavo ai giardinetti. Mi sbucciavo le ginocchia andando in bicicletta. Avevo amici veri e reali che quando mi vedevano per strada mi salutavano e che non mettevano “mi piace” sotto una mia foto. Perché le mie foto rimanevano chiuse in un album.

A 6 anni avevo una vita privata. Mio marito giocava fino a sera con i suoi coetanei in cortile: interminabili partite a calcio che lo rendevano felice. Ogni posto era un set ideale per nuove esplorazioni, per un nuovo “facciamo finta che”. La nonna lo richiamava in casa quando era ormai troppo buio per stare fuori.

I figli di oggi sono come noi figli di ieri? No. E questa differenza non si nota soltanto dal fatto che le nuove generazioni vivono il gioco in cortile o al parco come una gita in un luogo esotico, ma anche dalla disparità con cui vengono trattati ancora prima di nascere. Con la scusa che si fanno bambini sempre più tardi, e spesso uno solo, non si può accettare che non siano perfetti.

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E allora – mentre un tempo la gravidanza era un periodo anche un po' misterioso e di magica attesa – si assiste ad un valzer infinito di esami, controlli, persino ecografie in 3 e 4 D per dare un volto all'immaginazione. Ed è solo l'inizio.

I nostri bambini meritano solo il meglio: quando li svezziamo niente omogenizzati – che chissà cosa ci mettono dentro – ma solo cibo fatto in casa, possibilmente biologico, a kilometro zero, mentre il latte che bevono viene prodotto solo da mucche felici che mangiano l'erba dei pascoli più verdi. Scegliamo per loro pannolini lavabili – che l'ambiente è importante si sa – e li portiamo in fascia fino a 5 anni perché l'alto contatto è l'unica via per crescerli contenti e sicuri di sé (fa niente se combattiamo con un'ernia).

Quando poi cominciano ad andare a scuola è importante che sappiamo quanto siano – sempre e comunque – i più bravi. Non importa se non studiano, non s'impegnano, se dobbiamo urlare per far fare loro i compiti. Qualora andassero male non è per causa loro, ma degli insegnanti che non li comprendono. Perché si sforzano, noi vediamo quanta volontà ci mettono. E' che evidentemente hanno bisogno dei loro tempi (e la maestra ce l'ha con loro).

Lo stesso atteggiamento lo manteniamo – anzi cresce esponenzialmente – man mano che si procede con il percorso scolastico. Ci immaginiamo che i nostri figli siano tutti futuri ingegneri, avvocati, medici. Non ci rassegniamo al fatto che magari loro sarebbero felici a fare gli idraulici o gli elettricisti. E allora li mandiamo nelle scuole non adatte a loro, spendiamo tanti soldi in ripetizioni e aiuto compiti, e comunque è sempre colpa dei professori. La competizione è spietata. In ogni aspetto della vita. Chi non eccelle è un perdente. Meglio poi se sono i primi in tanti campi, che è meglio per loro sviluppare diverse competenze (meglio per noi che snoccioliamo i successi, ma non per vantarci, solo per prendere atto di avere un figlio genio).

I bambini di oggi: amicizia e tecnologia

I bambini fin da piccoli non possono annoiarsi: dopo scuola c'è il corso di inglese, il nuoto, il pianoforte. Niente ginocchia sbucciate, per carità. Si vuole dare loro tutto. Possibilità, occasioni, viaggi, cellulari e vestiti costosi comprati senza che si rendano conto del valore del denaro. Perché non possono lavorare, anche solo un lavoretto estivo per pagarsi il nuovo paio di scarpe. Meglio lasciarli stare, se no non studiano più. E poi quando sono fuori corso di 5 anni all'università, non sono degli scansafatiche: stanno cercando di capire la propria strada.

Una volta laureati, meglio che i primi lavori non siano troppo umili, perché “non sono quello per cui ha studiato”. Allora nell'attesa di trovare il favoloso impiego dei sogni – meglio se sotto casa – li troviamo sdraiati sul divano. Tanto c'è crisi, non si trova nulla. E ancora una volta, invece di scaraventarli nella vita, troviamo il modo di giustificarli, proteggendoli fino a 40 anni dalle responsabilità.

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