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Dare il cognome della madre è un diritto

I genitori devono poter scegliere tra i due cognomi. A stabilirlo è la Corte Europea dei diritti umani di Strasburgo, che avrebbe condannato l'Italia per aver violato i diritti di una coppia di coniugi che voleva dare alla figlia il cognome della madre

I genitori devono poter scegliere tra i due cognomi da attribuire ai propri figli. A stabilirlo è la Corte Europea dei diritti umani di Strasburgo, che avrebbe condannato l'Italia per aver violato i diritti di una coppia di coniugi che voleva dare alla figlia il cognome della madre al posto di quello del padre.


Figli: sì a dare il cognome della madre


Esulta la coppia milanese che aveva fatto ricorso e per i giudici ora servono riforme legislative o di altra natura per rimediare alla violazione. Tutto ha inizio con la nascita di Maddalena, 15 anni fa; i coniugi provano ad iscriverla nei registri dell'anagrafe con il cognome materno, ma la richiesta viene bocciata. La coppia si rivolge al tribunale di Milano, ma la risposta è sempre negativa e nel processo d'appello viene confermata la sentenza di primo grado. Il caso arriva a Strasburgo dove i coniugi fanno appello all'articolo 8 (diritto al rispetto per la privacy della vita di famiglia) e all'articolo 14 (che proibisce le discriminazioni) della convenzione europea dei diritti umani.
 

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Cambiare il cognome: ecco le novità


I giudici della Corte avrebbero infatti condannato l'Italia per avere violato il diritto di non discriminazione tra i coniugi, in congiunzione con quello al rispetto della vita familiare e privata. In particolare, i giudici sostengono che "se la regola che stabilisce che ai figli legittimi sia attribuito il cognome del padre può rivelarsi necessaria nella pratica, e non è necessariamente una violazione della convenzione europea dei diritti umani, l'inesistenza di una deroga a questa regola nel momento dell'iscrizione all'anagrafe di un nuovo nato è eccessivamente rigida e discriminatoria verso le donne".



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Nella sentenza i giudici avrebbero anche sottolineato che la possibilità introdotta nel 2000 di aggiungere al nome paterno quello materno non è sufficiente a garantire l'eguaglianza tra i coniugi e che quindi le autorità italiane dovranno cambiare la legge o le pratiche interne per mettere fine alla violazione riscontrata


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