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La bellissima lettera di una mamma alle figlie

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Una lettera bellissima di una mamma alle sue figlie ancora piccole. Nelle sue parole la dolcezza, la paura, la speranza e tutto quello che una mamma può desiderare per le sue bambine che un giorno diventeranno fantastiche donne

Lettera alle mie figlie

Cara Paola, Cara Vittoria

adesso che vi scrivo avete 3 anni e mezzo e 1 anno e mezzo. Siete libere, felici, vi rincorrete per casa con un grande sorriso. Cantate e ballate insieme, a volte litigate e non vi sopportate, ma in fondo la vostra vita penso sia bella. A volte vi guardo e mi sembra impossibile che io, proprio io, abbia fatto assieme al vostro papà quei piccoli piedi e quelle piccole mani. La meraviglia della vita ci ha toccato da vicino da quando siete nate e io non posso fare a meno di essere grata per il fatto che siate arrivate da me.

Certo, non è sempre stato semplice. Con te Paola sono e sarò sempre in debito. Quando sei nata ero una mamma acciaccata, ho avuto la depressione post partum e non smetterò mai di rimproverarmi per non averti amata da subito. Tutti i baci e gli abbracci che ti dò non mi paiono mai abbastanza, anche se in fondo so che sto facendo del mio meglio. Con te Vittoria a volte mi arrabbio un po’ troppo, perché quando sono stanca e tu non vuoi saperne di dormire mi prende un grande nervosismo. Vorrei avere una calma zen che non possiedo, vorrei cantarti ninne nanne spaziali, vorrei essere insomma più paziente. Siccome però sono una mamma la cui età avanza, ti prego: abbi tu pazienza con me.

Lettera di una mamma a un figlio maschio

Di te Paola amo la creatività, l’intelligenza, la capacità di ascoltare e la tua voglia di imparare tante nuove cose. Hai una curiosità che spesso mi lascia senza parole e posso sfoderare con te il mio lato da “maestrina”: spesso ti spiego perché un fiore ha un colore, che forma hanno le nuvole o come mai un oggetto si chiama proprio con quel nome. Tu mi ascolti e la volta successiva mi dici: “Lo sai mamma che una volta abbiamo visto una nuvola a forma di drago?”

Di te Vittoria amo invece la voglia di vivere, che non a caso ti ha fatto nascere un mese prima. Impari in fretta, osservi il mondo che ti circonda con una voracità commovente. Pur essendo la secondogenita hai già un bel caratterino: vuoi essere libera e indipendente e fare le cose da sola, perché non vuoi essere da meno rispetto a tua sorella. Hai un grandissimo sorriso con lo spazietto tra i denti superiori che ti rende molto simpatica: non a caso il tuo repertorio di faccette buffe è famoso tra tutti i parenti.

Ogni giorno vi guardo e non posso fare a meno di essere felice per tutto quello che mi state dando. Non penso che esista una scuola migliore e più dura dell’avere figli: io prima di avervi non ero per niente portata alla cura dell’altro, perché ero troppo proiettata su me stessa. Per questo a volte faccio fatica: un po’ mi manca quella libertà, sono sincera, ma credo che diventare la vostra mamma mi abbia reso migliore. Ho scoperto di avere tanta forza, che so superare gli ostacoli, che so ascoltare: tutto grazie a voi. L’altra sera ero davvero stanca. Non avevo molta voglia di giocare, perché mi ero alzata molto presto la mattina e avrei preferito stare sul divano a guardare la televisione. Quando però tu Paola mi hai chiesto: “Mamma, vieni a giocare?”, mi sono resa conto che questo privilegio ce l’avrò ancora per poco. Perché, anche se mancano ancora parecchi anni all’adolescenza, sempre di più vi allontanerete da me per costruirvi la vostra indipendenza.

Con il passare del tempo avrete altre compagne di gioco e altre confidenti; pian piano comincerete ad essere sempre più autonome fino a quando vi volterete indietro e mi direte che siete pronte ad andare per la vostra strada. Certo, io e papà vi seguiremo da lontano, anche se non sarà semplice. Com’è che dice la canzone?

Sarà difficile vederti da dietro/ Sulla strada che imboccherai/Tutti I semafori/ Tutti I divieti/E le code che eviterai /Sarà difficile/Mentre piano ti allontanerai /A cercar da sola/ Quella che sarai

Ecco. La cosa più difficile che dovrò fare sarà imparare a lasciarvi sbagliare, sapendo che non sempre potrò proteggervi dalle brutture della vita. Se avremo fatto un buon lavoro insieme, noi come genitori e voi come figlie, sono sicura che sarete in grado di affrontare tutto. Perché voi potete essere ciò che desiderate, anche se in tanti purtroppo cercheranno di farvi cambiare idea. Ed è proprio qui che spero di essere un buon educatore: come vi dico sempre non dovete mai pensare di non essere in grado di fare una cosa. Voi potete - a seconda delle vostre inclinazioni - diventare quello che vorrete. Dovrete lavorare sodo per arrivarci, però: dovrete studiare, scontrarvi con la fatica e il timore di non farcela, dovrete confrontarvi con altri più bravi di voi e quando vi supereranno non essere invidiose, ma cogliere l’opportunità di fare ancora meglio.

Non importa che cosa sceglierete di fare nella vita, ma che persone sarete. Io spero più di tutto che sarete donne fiduciose in voi stesse, libere, intelligenti e altruiste. Insomma, pretendo poco:) Confesso che però ho un po’ di paura per gli anni che verranno. Perché sarete piccole ancora per poco e in un soffio vi affaccerete a quella stagione della vita fatta di primi amori, prime cotte, primi litigi feroci con noi. Ah, come odio l’adolescenza. D’altronde però è indispensabile per trasformarsi in adulti equilibrati. Quando tu Paola mi chiedi un bacino se ti fai male e poi magicamente grazie a mio intervento tutto sparisce, mi sento la persona più serena del mondo. E infatti cercherò di tenere a mente quei momenti qualora dovessi sbattermi la porta in faccia dicendomi che mi odi e che non capisco niente.

E quando tu Vittoria salirai sui tacchi e ti truccherai, mi ricorderò di tutte le volte in cui adesso ti butti tra le mie braccia dopo una corsa forsennata con le tue gambette diventate salde da poco. Sono invece terrorizzata dal mondo non reale, che però è sempre più presente: quello dei social network. Io sono cresciuta senza, il primo telefono cellulare l’ho ricevuto a 18 anni e non era di certo come quelli di adesso (e chissà che cosa inventeranno in futuro!). Ho paura che per temere di non piacere possiate compiere degli errori che vi costerebbero cari. Ho paura che possiate cadere vittime dei bulli, che per la vergogna non mi diciate - o non ci diciate - niente.

Ho paura che invece diventiate voi quelle prepotenti, perché in un certo periodo della vita l’approvazione degli altri conta più della fiducia in voi stesse. Mi auguro invece che se dovesse capitare qualcosa di simile a voi o a una vostra amica o amico non stiate a guardare. Che abbiate il coraggio di pensare con la vostra testa, anche quando intorno a voi vi diranno che ragionare è da sfigati.

Mi auguro che conoscerete un legame grande, vero, come quello che mi lega a vostro padre. Magari dopo averne cercati degli altri, perché anche l’amore bisogna imparare a riconoscerlo e soprattutto a capire quando non lo è per niente. Sopra ogni cosa però spero che impariate a cavarvela da sole, perché non dovete permettere a nessuno di dirvi che senza di lui o di lei non valete niente. Se chi amerete vi accetterà per quello che siete, senza la pretesa di cambiarvi, allora saprete che avete fatto centro.

Infine, spero di essere per voi una brava mamma. Non perfetta, magari a volte anche goffa e incerta, eppure presente. Non aspiro ad essere un modello di mammità, ma ad essere la miglior madre possibile, nonostante i miei sbagli e i miei errori. E se un giorno sarete due donne realizzate - anche nella precarietà non mi interessa - e contribuirete con i vostri talenti e i vostri difetti a rendere un po’ più decente il mondo in cui viviamo, saprò che in fondo, non sono andata poi tanto male. Ora però è il momento di tornare a giocare e di coccolarvi un po’.

La vostra mamma, che vi ama un milione di miliardi e uno.

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