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Come trasmettere il rispetto ai figli

L’etica non è un qualcosa che può essere realizzata a senso unico. Pertanto, prima di chiederci come insegnare ai propri figli il rispetto è necessario chiarire a noi stessi qual è il nostro concetto di rispetto

Come insegnare il rispetto ai bambini

In una società sempre più improntata all’individualismo il rispetto è un concetto che è sempre più difficile accordare ed ottenere.

Non si può infatti pretendere di essere rispettati, come genitori, come colleghi, come esseri umani se non siamo disposti a riconoscere agli altri lo stesso rispetto che chiediamo per noi stessi.

L’etica non è un qualcosa che può essere realizzata a senso unico



Pertanto, prima di chiederci come insegnare ai propri figli il rispetto, per i genitori, per i coetanei, per gli adulti, per se stessi, per le regole, per le cose degli altri, per i valori degli altri, è necessario avere chiaro qual è il nostro concetto di rispetto e che effetto ci fa qualcuno sembra mostrarsi irrispettoso nei nostri confronti.

Perché è fuori dubbio che una parte consistente di questo rispetto, che non significa semplicemente tolleranza, deve essere appreso all’interno della famiglia per poter essere interiorizzato e fatto proprio.

Alcune culture sono profondamente caratterizzate dal rispetto per l’altro in quanto persona, non soltanto se questa persona incarna un’autorità precisa o se ad essa corrisponde un determinato status sociale. Il rispetto cioè non caratterizza soltanto le relazioni asimmetriche, cioè quelle dove esiste una persona in posizione “up” che esercita la propria autorità su un’altra, in posizione ”down”, bensì anche nelle relazioni simmetriche, dove esso appare come un qualcosa che deriva direttamente dalla parità della propria condizione di esseri umani e dall’etica.

I genitori e le cose che la scuola non insegna

Parlare di rispetto significa anche interrogarsi sull’effetto che ci fa la diversità, perché è stato dimostrato da numerosi studi in Psicologia Sociale che generalmente si tende ad essere più ostili e meno comprensivi, anche senza un fondato motivo, soprattutto nei confronti di persone o situazioni che reputiamo essere diverse da sé, dal proprio punto di vista o sistema di valori. La scoperta dell’alterità allora diviene fonte di pregiudizio e motivo di scontro anziché occasione di confronto reciproco e di crescita.

Sembra un discorso astratto, ma non lo è: in molte famiglie infatti l’aspettativa che i genitori nutrono nei confronti dei figli è quella che essi siano uguali a loro, che condividano i loro stessi desideri, aspirazioni, che realizzino gli stessi percorsi di vita. Questo significa non riuscire a vedere l’altro come avente una propria realtà ontologica, una propria individualità, piegarlo all’interno dei propri schemi mentali, senza offrirgli la possibilità di sceglierli. E in genere questo viene fatto trasmettendo più o meno inconsapevolmente che differenziarsi equivale ad essere nel torto, a sbagliare, a commettere un crimine per il quale è necessario sentirsi in colpa.

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Anche quando ci si preoccupa troppo per la vita e per la salute dei propri figli, soprattutto quando sono abbastanza maturi per potersi assumere la responsabilità delle proprie scelte, si commette una violazione del rispetto dell’altro, anche se si crede di agire per il suo bene. Con dei genitori iper protettivi i figli possono quindi crescere con la paura del mondo circostante, con un senso costante di pericolo imminente, di paura e con un vissuto di scarsa autostima e fiducia nelle proprie capacità di affrontare le minacce che il mondo sembra disseminare sul loro cammino.

Il rispetto quindi non è un qualcosa che può essere insegnato, come una tabellina, ma qualcosa che deve essere trasmesso ai figli nella vita di tutti i giorni, attraverso l’attenzione costante per un essere umano diverso da noi, da piccolo, rispettando appunto la sua condizione di bambino, i suoi ritmi, le sue necessità, considerandolo alla pari e non come una propria appendice, e nella crescita attraverso la promozione dei suoi progressi e delle sue autonomie, con il dialogo, il confronto delle opinioni, con la negoziazione delle regole e dei conflitti.

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