gpt skin_web-famiglia-0
gpt strip1_generica-famiglia
gpt strip1_gpt-famiglia-0
1 5

Costi troppo alti per i centri estivi. L'intervista ad Andrea Catizone di Federconsumatori

/pictures/2017/06/28/centri-estivi-arriva-la-stangata-l-intervista-ad-andrea-catizone-di-federconsumatori-2048936625[983]x[409]780x325.jpeg
gpt native-top-foglia-famiglia

Secondo un'indagine di Federconsumatori l'iscrizione ai centri estivi è una stangata per le famiglie italiane. Il parere dell'esperta su come i servizi pubblici potrebbero aiutare i genitori in estate

Centri estivi, intervista a Andrea Catizone di Federconsumatori

Una recente ricerca condotta da Federconsumatori ha fatto luce sulle ingenti spese sostenute dalle famiglie per far fronte alla gestione dei propri figli minori durante le vacanze estive, dopo la chiusura dell’anno scolastico, in particolare per la loro iscrizione ai campi estivi.

L'indagine ha rilevato che i centri estivi sono arrivati a costare cifre proibitive per molte famiglie e cioè fino a 624 euro al mese a bambino nelle strutture private e 304 euro in quelle pubbliche.

A questo proposito Pianetamamma ha intervistato la professoressa Andrea Catizone, avvocato esperta in diritto di famiglia e tutela dei minori, responsabile dell’Osservatorio sulle famiglie di Federconsumatori che recentemente ha appoggiato la proposta avanzata dal ministro dell’Istruzione Valeria Fedeli sull’apertura delle scuole anche nel periodo estivo, incentivando l’offerta di servizi pubblici di eccellenza.

  • Quale potrebbe essere secondo lei una soluzione per permettere a più famiglie di usufruire dei centri estivi senza sostenere costi esagerati?

Il punto da cui partire è la durata delle vacanze estive degli studenti che frequentano la scuola e  che, purtroppo, non corrisponde più all’effettivo periodo di vacanza dei genitori. Oggi anche le mamme, che originariamente si occupavano di accudire i figli durante le vacanze estive, lavorano. Questa situazione genera un’obiettiva difficoltà per le famiglie, che si trovano a gestire tre mesi abbondanti di inattività scolastica dei propri figli facendo sacrifici enormi per fronteggiare questo momento che non fa neppure bene alla formazione dei ragazzi.

A mio avviso sono maturi i tempi per iniziare a ripensare a un percorso scolastico che sia più adeguato a una formazione continua degli studenti e che possa anche conciliarsi con i nuovi tempi delle famiglie. Certo le vacanze sono sacrosante e anche il famoso dolce far niente, dopo un anno intenso, è utile per consentire ai giovani di sviluppare delle capacità di auto-organizzazione, di socializzazione e di creatività negli ambiti più consoni a ciascuno di loro.

Tuttavia, una società moderna come la nostra non può pensare di interrompere per tre mesi estivi tutti questi che ormai  sono servizi pubblici essenziali e le istituzioni devono porsi il problema di chi si occupa dei bambini tutto l'anno, perché le esigenze dei minori e delle famiglie non cessano di esistere in estate.

  • Si parla ogni anno di stangata sui costi da affrontare per i centri estivi. Quanto e cosa è stato fatto finora per alleggerire questa spesa a carico delle famiglie italiane?

Senza dubbio molto è stato fatto per migliorare la qualità dell’offerta dei centri estivi rispetto a quando, fino a qualche decennio fa, esistevano poche strutture che si prendevano cura dei minori e degli adolescenti durante il periodo estivo. La necessità per le famiglie di ricorrere ai centri estivi per gestire i propri figli, infatti, è emersa solo negli ultimi 30-40 anni a causa dell’aumento delle mamme che lavorano, rendendo dunque necessario un ampliamento dell’offerta di servizi di questo genere.

Un’osservazione che mi sento di sollevare in questo ambito riguarda anche la qualità dei servizi erogati. In Italia il pubblico, in alcuni settori, è spesso associato a una idea di disservizio e di scarsa qualità, mentre invece dovrebbe essere esattamente il contrario.​ I centri estivi, che pure esistono da anni, che vengono organizzati in strutture comunali non sempre sono all'altezza delle richieste che i ragazzi e i bambini di oggi manifestano​.Vi è una scarsa attenzione alla qualità delle attività svolte, alla preparazione degli educatori, alla cura dei luoghi in cui le attività si svolgono. Tutto ciò incide sul risultato finale e sul​la percezione che i minori hanno della società circostante. Bisognerebbe fare uno sforzo notevole e cercare di elevare il livello per non creare delle diseguaglianze basate sulle capacità economiche dei genitori.

Campi estivi: le proposte nel Nord Italia

Un servizio pubblico, commisurato nei costi al reddito delle famiglie, dovrebbe essere adeguato e fruibile a tutti i bambini, a prescindere dalla situazione patrimoniale delle rispettive famiglie. È formativo per i bambini provenienti da realtà familiari differenti frequentarsi, giocare insieme, mescolarsi, evitando ogni forma di ghettizzazione. In queste occasioni, infatti, si crea la soggettività dei minori anche grazie agli stimoli che vengono inviati e che possono far emergere talenti e inclinazioni.

  • Perché un bambino dovrebbe frequentare un centro estivo e non un oratorio dove i costi sono sicuramente minori?

La scelta tra oratorio e centro estivo è una scelta della famiglia che deve tenere conto delle inclinazioni del proprio figlio e del modello educativo familiare. Pur non esistendo alcuna pregiudiziale su attività alternative ai classici centri estivi è necessario che esistano strutture pubbliche di qualità, di ispirazione laica, frequentate da tutti i bambini senza alcuna discriminazione, come del resto ci impone la Costituzione. Accanto a queste strutture continueranno a esserci una serie di altri servizi privati, laici o di ispirazione religiosa di ottima qualità che si differenzieranno esclusivamente per la tipologia di attività che offrono. Proprio in quest’ottica i genitori dovrebbero cercare di dialogare con i propri figli, ascoltarli e comprendere quali siano le attività più idonee per permettere loro di rilassarsi, imparare, divertirsi e costruire al tempo stesso la propria identità.

  • Quali sono gli impegni di Federconsumatori per tutelare le famiglie che si trovano a dover organizzare la fine della scuola e la gestione dei figli?

Il compito dell’Osservatorio sulle famiglie di Federconsumatori è di accendere i riflettori su situazioni di difficoltà per i genitori. Noi continueremo a monitorare i costi che devono affrontare le famiglie, a promuovere azioni di calmieraggio degli stessi affinché siano commisurati alle effettive capacità economiche degli utenti.

Attueremo inoltre una politica di sensibilizzazione nei confronti delle istituzioni per arrivare a una riforma del periodo di chiusura delle scuole durante le vacanze estive che non più differire così tanto da quello dei genitori. Perché, ad esempio, la scuola non può iniziare l’1 settembre e terminare la fine di giugno? Del resto gli asili già chiudono alla fine di giugno e si potrebbe allungare il periodo anche per gli altri studenti, prevedendo durante l'anno dei periodi di vacanza, come succede negli altri Paesi, per consentire alle famiglie una migliore organizzazione e ai ragazzi di non allontanarsi dai libri per tutti questi mesi.​

Noi, come Federconsumatori, ci impegneremo a sensibilizzare le istituzioni affinché si faccia una riforma più rispondente agli attuali bisogni delle famiglie.

  • Può commentare la proposta avanzata dal ministro dell'istruzione?

E’ una proposta che apprezzo e approvo. In qualche realtà comunale esistono già soluzioni del genere. Molte associazioni, infatti, si appoggiano alle strutture scolastiche nei periodi estivi per realizzare attività destinate a bambini e ragazzi. Peraltro sarebbe significativo che la scuola restasse un punto di riferimento, un luogo familiare: non solo il posto dove si impartisce l’educazione scolastica, ma anche dove si possa imparare a socializzare, a stare insieme e a occuparsi degli altri. Si tratta di valori che devono trovare il loro primo luogo di espressione dentro la scuola, in un mondo in cui non esistono più spazi di aggregazione pubblica per i ragazzi. Per questo dovremmo tornare a promuovere luoghi che siano territorialmente riconoscibili dai minori per permettere la socializzazione con i coetanei che vivono nel quartiere. Tutto ciò consentirebbe una modalità di interazione sociale che non sia solo mediata dai social network ma che rimanga reale.

gpt native-bottom-foglia-famiglia
gpt inread-famiglia-0
Le indicazioni contenute in questo sito non intendono e non devono in alcun modo sostituire il rapporto diretto fra professionisti della salute e il lettore. È pertanto opportuno consultare sempre il proprio medico curante e/o specialisti. Disclaimer»
gpt skin_mobile-famiglia-0