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Bambole per lui, camion per lei: il catalogo dei giochi unisex

In Svezia e Danimarca ormai da tempo i cataloghi di alcune catene di negozi di giocattoli propongono giochi unisex

Una bambina con una grande pistola giocattolo, e un bambino che gioca con una bambola. Sono le immagini raffigurate in un catalogo di giocattoli dell'azienda svedese Toy Top, distribuito in Svezia e Danimarca per Toys R Us e BR.

Il direttore di Toy Top ha motivato la scelta di produrre cataloghi unisex per proporre un nuovo e diverso pensiero di genere "non c'è nulla di sbagliato nel giocare con qualsiasi gioco si voglia: non esiste un giocattolo da maschi e uno da femmine", ha precisato.


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In Italia un catalogo di questo genere non solo avrebbe sollevato un mare di polemiche, ma avrebbe fatto storcere il naso a molti genitori, indecisi e probabilmente contrari all'idea di regalare una mitragliatrice giocattolo alla loro bambina, o un Cicciobello al loro figlio maschio (LEGGI).

Ma in Svezia la questione della parità dei sessi va di pari passo con una progressiva rivoluzione del concetto stesso di identità di genere. Nel 2008 il governo svedese stanziò 110 milioni di corone per promuovere la parità di genere nelle scuole e per invitare gli insegnanti ad attivarsi fattivamente per combattere gli stereotipi di genere. Non solo, venne anche proposto di eliminare il "lei" e il "lui" e di introdurre un nuovo pronome neutro.


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Non tutti sono d'accordo su questa eccessiva battaglia in favore del "genere neutro". Elise Claeson, giornalista svedese, ad esempio, è convinta che in qualche modo lo stereotipo di genere sia una certezza esistenziale per i bambini (LEGGI)  e che invece che annullare le diversità di genere bisognerebbe lavorare per garantire una parità assoluta.



Tuttavia la Svezia non è nuova a questo tipo di iniziative. Anche lo scorso aprile, l'azienda Leklust propose un catalogo unisex dove un bambino travestito da Spiderman spingeva una carrozzina. Le polemiche non mancarono e il direttore di Leklust, Kaj Wiberg, spiegò di avere 71 anni e di essere consapevole, ormai, che i bambini giocano con le bambole e quindi perchè non aiutarli a non sentirsi diversi?

Voi cosa ne pensate?

 
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