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I bambini vittime dell'Olocausto, le loro testimonianze

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I bambini vittime dell'Olocausto, ebrei, rom, ma anche tedeschi. Le testimonianze di chi è sopravvissuto all'Olocausto

I bambini vittime dell'Olocausto

Il 27 gennaio si celebra una ricorrenza internazionale per commemorare le vittime dell'Olocausto. E' la Giornata della Memoria, un'occasione per dar voce ai sopravvissuti al genocidio degli ebrei, per sensibilizzare le nuove generazioni e ricordare quello che è stato uno dei drammi più grandi e terribili della storia dell'umanità. E PianetaMamma in occasione della Giornata della Memoria vuole ricordare i bambini vittime dell'Olocausto, raccontando le loro storie e le testimonianze di chi è riuscito a sopravvivere alle deportazioni e ai campi di concentramento.

Olocausto ebrei

Cosa vuol dire Olocausto? Con questa parola si indica il genocidio degli ebrei d'Europa messo in atto dalla Germania Nazista e dai suoi alleati nella seconda metà del ventesimo secolo, un genocidio che provocò la morte di 15 milioni di persone. Olocausto deriva dal greco antico “bruciato interamente” e all'origine veniva utilizzato per indicare la più pura forma di sacrificio del giudaismo, in ebraico il termine più corretto per l'Olocausto è Shoa, che in lingua ebraica vuol dire “catastrofe, distruzione”.

La shoah dei bambini

Si stima che oltre un milione e mezzo di bambini vennero uccisi durante l'Olocausto, nei campi di concentramento o in rappresaglie e deportazioni. Non erano solo ebrei, ma anche polacchi, rom, sovietici e bimbi di altre nazionalità che abitavano nei Paesi che vennero occupati dai tedeschi. La maggior parte delle piccole vittime aveva meno di 13 anni perché quelli più grandi potevano essere indirizzati al lavoro forzato oppure essere usati come cavie per esperimenti medici.

  • Com'era la vita di un bambino ebreo durante l'occupazione tedesca?

I bambini che vivevano nei ghetti spesso morivano per malnutrizione, di freddo o di qualche malattia perché le condizioni di vita all'interno dei ghetti erano ai limiti della sopravvivenza. Un bimbo poteva essere arrestato insieme alla sua famiglia e deportato in un campo di concentramento dove, insieme ad anziani e persone malate o fisicamente deboli, veniva direttamente portato nelle camere a gas, poteva essere ucciso immediatamente prima dell'arresto oppure poteva essere utilizzato per il lavoro o per esperimenti medici, infine, quelli più fortunati potevano trovare rifugio e protezione grazie a qualche familiare o vicino di casa che li nascondeva.

In ogni caso, durante quegli anni la vita dei bambini era terribile, difficile ed estremamente a rischio.

Bambini deportati nei campi di concentramento

I bambini arrivavano nei campi di concentramento dopo un lunghissimo viaggio in treno dove c'erano centinaia di persona ammassate, al buio e al freddo, inconsapevoli di dove stessero andando. Il binario della ferrovia arrivava fin dentro ai campi, e una volta aperti i portelloni dei vagoni si trovavano di fronte la desolazione della neve, delle baracche, del filo spinato e in fondo i forni crematori perennemente in funzione, dai quali usciva un fumo nauseabondo e inquietante. Gli uomini venivano separati dalle donne, dai bambini, dagli anziani. Anziani, donne e bambini spesso venivano portati direttamente nei forni crematori, quelli più grandi venivano indirizzati ai lavori forzati.

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Bambini ebrei vittime di esperimenti

Molti bambini, soprattutto quelli che presentavano particolari caratteristiche fisiche oppure le coppie di gemelli, vennero utilizzati, all'interno dei campi di concentramento nazisti per esperimenti medici del tutto inutili e senza alcun fondamento scientifico, e spesso questi esperimenti causarono la morte dei piccoli tra atroci sofferenze.

Irene, Rene, e la madre vennero deportati prima nel ghetto di Theresienstadt e poi ad Auschwitz, dove i due gemelli vennero separati e usati per esperimenti medici

Tra i più feroci criminali nazisti ci fu Josef Mengele che a Birkenau mise in piedi un laboratorio per fare esperimenti medici sui gemelli, allo scopo di dimostrare la superiorità della razza ariana.

I suoi esperimenti terribili vennero praticati su bambini zingari ed ebrei. Vittima della sua follia fu anche l'italiano Sergio De Simone, che morì a sette anni in modo atroce, nello scantinato di una scuola di Amburgo, dopo essere stato sottoposto ad un intervento di asportazione dei linfonodi ed essere stato infettato con il bacillo della tubercolosi.

Testimonianze dell'Olocausto

I bambini che riuscirono a sopravvivere all'Olocausto e ai campi di sterminio hanno trascorso gran parte della loro vita raccontando ciò che era successo, sensibilizzando l'opinione pubblica mondiale, impegnandosi affinché le nuove generazioni potessero conoscere ciò che era accaduto.

Le loro testimonianze audio e video sono state raccolte, negli anni, nei numerosi archivi sparsi in tutto il mondo e rappresentano una preziosa risorsa per informare le generazioni future e far sì che una cosa del genere non capiti mai più. Ecco alcuni dei bambini che hanno potuto raccontare il loro Olocausto.

  • Anna Frank

scrisse il suo celeberrimo Diario nel quale si dispiega in tutta la sua drammaticità il genocidio degli ebrei, dalla sua vita che scorreva normalmente ai giorni in cui dovette nascondersi con la sua famiglia, fino alla deportazione nel campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau e successivamente in quello di Bergen-Belsen, dove morì.

  • Il Trasferimento dei bambini (Kindertransport)

Tra il 1938 e il 1940 avvenne una enorme operazione di salvataggio chiamata, appunto, il Trasferimento dei bambini: dalla Germania e dalle località occupate dai tedeschi vennero trasferiti in Inghilterra quasi diecimila bambini ebrei profughi, orfani dei genitori. Tra questi c'era Lev Nelken, che all'epoca aveva 13 anni, e che riuscì a raggiungere sua sorella Hannah in Gran Bretagna nel 1939. I suoi genitori lo salutarono alla stazione e lui riuscì a prendere uno degli ultimi treni del Kindertransport. La sua storia è stata raccontata in un libro per ragazzi edito da Gallucci Editore e intitolato Lev.

  • Tatiana e Andra Bucci

avevano 6 e 4 anni quando vennero deportate ad Auschwitz insieme al loro cuginetto Sergio De Simone. Riuscirono a sopravvivere e hanno raccontato la loro storia, seppure molte cose siano state dimenticate, soprattutto i ricordi più terribili.

E ancora, ecco due delle testimonianze orali raccolte da diverse organizzazioni internazionali.

Aveva solo 10 anni quando venne rinchiuso nel campo di lavoro di Kielce. Chiese al comandante del campo se avesse bisogno di un fattorino e così riuscì a sopravvivere per qualche tempo, fino alla sua deportazione ad Auschwitz , dove rimase per un anno, fino all'arrivo dei sovietici.

Da bambina venne imprigionata nel campo di Auschwitz e ricorda benissimo i crematori:

L'idea che saremmo tutti diventati uno sbuffo di fumo diventò una realtà, perché la gente arrivava... un trasporto arrivava con tanti prigionieri che poi andavano da una certa parte e sparivano. Non uscivano più. Allora capivi che era successo loro qualcosa e vedere il fumo uscire senza interruzione dai camini, specialmente dopo l'arrivo di un convoglio - insomma, anche alla mia età ero capace di fare due più due e capire che, sì, lì era dove andavi, dietro quei... quel reticolato, dove le coperte appese e gli alberi nascondevano ciò che succedeva; insomma, capivi che andavi lì dentro e non uscivi più. Cosa accadesse esattamente non lo so; tutto quello che so è che venivi fuori dal camino. E quando i crematori erano in funzione lasciavano un sapore dolciastro in bocca, così forte che non avevi neanche più voglia di mangiare. In quei momenti posso dire che veramente, a volte, non avevo neanche più fame, tanto era nauseante

Lei era piccola e non capiva bene cosa stesse accadendo, ma sapeva che doveva sopravvivere, per raccontare all'esterno ciò che era successo.

Quello era ciò che sentivi dire sempre da tutti: "Dobbiamo sopravvivere e raccontare al mondo cosa sta succedendo."

Bambini tedeschi

Le vittime del nazismo furono certamente gli ebrei e tutti quelli che abitavano nei territori occupati dai tedeschi, ma anche i bambini tedeschi che vennero cresciuti da genitori nazisti, i figli dei militari e dei soldati e di genitori che idolatravano Hitler sono da considerare vittime del nazismo.

Molti venivano educati all'asilo da persone specializzate che presentavano Hitler come il salvatore della Germania, passavano dal giuramento solenne, che veniva fatto dai 6 ai 10 anni, alla Gioventù Hitleriana, tra i 14 e i 18 anni, che spesso era l'anticamera dell'arruolamento nelle truppe naziste. Interiorizzarono così tanto i micidiali valori nazisti che non riuscirono più, dopo la guerra, a riconoscere i loro genitori che stavano intraprendendo un percorso di consapevolezza diametralmente opposto e abbandonavano gli ideali nazisti.

E non possiamo non citare i figli degli ufficiali nazisti che vennero uccisi dai loro stessi genitori quando ormai la fine era vicina. E' il caso dei piccoli Goebbels, figli di Magda e Joseph, Ministro della propaganda nazista. Quando capì che la fine del nazismo era imminente e che la guerra era persa, Magda uccise i suoi sei figli e poi si tolse la vita.

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