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Bambini su Facebook: le regole per i genitori

Come usare il social network senza violare la privacy e l'intimità dei nostri figli? Il parere della psicologa

Bambini su Facebook

Intimis in latino ha il significato di interiorità soggettiva, indica qualcosa di segreto e si riferisce a situazioni in cui l’ambiente è piuttosto familiare e l’individuo si sente libero e a proprio agio. Non è soggetto a sguardi indiscreti. L’intimità riguarda, quindi, sia la sessualità sia l’affettività e sia la relazione.

La fiducia e la conoscenza approfondita che coinvolgono due partner permettono di abbattere le barriere psicologiche entrando maggiormente in contatto con aspetti più profondi della relazione con l’altro. Lo stesso avviene tra genitori e figli e, soprattutto, tra una mamma ed il bimbo molto piccolo.

La vicinanza fisica, affettiva ed emozionale all’interno del rapporto diadico e familiare permettono al bambino di sviluppare il suo pudore. Fino ai tre/quattro anni d’età, essendo particolarmente incuriosito dalla sua nudità e quella dei suoi coetanei, prova piacere a togliere i vestiti prima del bagnetto o al mare. Crescendo, in lui si manifesta la vergogna e il senso di pudicizia che diventano importanti per il rispetto del proprio corpo e della propria intimità. Se sminuito o ridicolizzato, anche di fronte ad altri, svilupperà invece una serie di problematiche comportamentali riversandole all’interno della relazione di coppia e della sua sessualità.

Il senso dell’intimità è racchiuso quasi esclusivamente all’interno delle mura domestiche. È quindi importante stabilire il confine della propria libertà nel rispetto della personalità ed emotività.

Controllare WhatsApp nel telefono dei bambini: si o no?

Diversi studi hanno valutato l’effetto che l’utilizzo di Facebook ha sui singoli individui.
Ormai diffusissimo, il social network dà libero accesso alla comunicazione virtuale con tutti e in qualsiasi parte del mondo. Chi non ne fa parte è considerato un outsider, vive fuori da una realtà universalmente condivisa.

Facebook è un modo per esibire se stessi, mettendo la propria persona alla mercé del giudizio di chiunque. Confrontarsi, discutere e far conoscere, informare: il proprio Ego diviene il protagonista principale di ogni singolo post, nonostante la possibilità di essere a volte fraintesi e mal interpretati o criticati. Il viaggio più bello, la frase più profonda, la foto più artistica, il bambino più incantevole.

Per quanto i soggetti adulti abbiano una reale consapevolezza della propria esposizione, manifestano comunque volontariamente la condivisione dei propri momenti di intimità rappresentati da foto, pensieri, immagini.. ma i bambini, invece, no. Loro non sono in grado di farlo.

Pubblicare una foto significa rivelare episodi della loro crescita e della loro vita che, nonostante siano motivo di orgoglio per i genitori, diventano oggetto di commenti e osservazioni da parte di tutti. È quindi violato un momento della loro intimità.
La “realtà virtuale”, inoltre, è un contesto in cui la commercializzazione e la diffusione di materiale pedopornografico si verifica all’ordine del giorno.

Per di più, tutto ciò che viene pubblicato resta in rete nel tempo. Ciò significa che gli stessi, una volta adolescenti, si troveranno di fronte ad un profilo già tracciato da qualcun altro e sul quale non potranno intervenire.

L’adolescenza è un momento in cui l’identità non è ancora ben definita e ritrovarsi dinanzi a valutazioni e interpretazioni di persone sconosciute può contribuire allo sviluppo di un disagio più profondo, di una violazione della propria identità.
Per cui, una condivisione attenta e selezionata può tutelare in modo più accurato i piccoli e la loro crescita.

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