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"Nessun bambino dovrebbe essere Apolide"

L'European Network on Stateless sta lanciando il suo nuovo rapporto "Nessun bambino dovrebbe essere Apolide" parte integrante di una campagna mirata a mettere fine all'apolidia infantile in Europa

Bambini apolidi

Ogni bambino dovrebbe crescere con la fondamentale protezione che la nazionalità offre ai cittadini, in quanto tali. Alcuni diritti fondamentali dovrebbero essere garantiti a tutti i minori, senza distinzione di razza, religione, o situazione giudiridica.

Ma il nuovo rapporto No Child Should be Stateless, pubblicato il 22 settembre dalla Rete Europea sull'Apolidia, rivela che sono ancora migliaia i bambini che stanno crescendo apolidi, e per questo inesistenti dal punto di vista giuridico. E le conseguenze per questi piccoli, "invisibili" al mondo, è di non avere accesso a cure mediche, istruzione, conti in banca etc. Nel mondo ci sono almeno 10 milioni di apolidi, di cui 3-5 milioni bambini. In Europa ce ne sono 600 mila.

Cittadinanza italiana ai figli di immigrati che nascono in Italia

Di fronte a una situazione di emergenza come questa, di cui si chiede un intervento da tempo, l'European Network on Stateless sta lanciando il suo nuovo rapporto "Nessun bambino dovrebbe essere Apolide" parte integrante di una campagna mirata a mettere fine all'apolidia infantile in Europa. Il documento, che offre una sintesi di studi di ricerca condotti dall'ENS in otto paesi europei, spiega perché molti bambini continuano a crescere "senza polis", senza cittadinanza, a cause di lacune nelle leggi europee in materia o per ostacoli burocratici.

Inoltre nel rapporto si fa luce sui nuovi casi di apolidia infantile, come ad esempio i bambini adottati, o riconosciuti da coppie dello stesso sesso, o che nascondo da rifugiati e migranti o tramite la maternità surrogata. Il rapporto No child Should be Stateless oltre a tracciare un'ampia analisi della situazione critica e delle problematiche connesse, presenta una serie di raccomandazioni, proposte concrete e consigli per mettere fine all'apolidia dei bambini in Europa.

Arriva lo ius soli per i bambini stranieri nati in Italia

Perché un bambino che parla italiano ed è nato ad esempio da famiglie sfollate dell'ex Jugoslavia che hanno vissuto nel nostro Paese una vita intera, dovrebbero ereditare la condizione di apolida dai loro genitori e non avere accesso ad alcuni diritti legati alla cittadinanza? Come leggiamo su Repubblica, Daniela Di Rado, referente per la questione apolidia del Consiglio Italiano per i Rifugiati, afferma che bisognerebbe applicare la legge italiana in modo corretto e garantire ai bambini nati in Italia il diritto di nazionalità. Il Parlamento Italiano ha approvato la legge di adesione alla Convenzione sulla riduzione dell'apolidia del 1961, ma bisogna superare il divario tra legislazione e attuazione pratica della norma.

Segnaliamo che su Twitter l'argomento è oggetto di un hashtag #StatelessKids e si può partecipare alla discussione

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