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Teneramente folle (Infinitely Polar Bear): la recensione

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Teneramente folle, in uscita il 18 giugno, è un film che mette in luce la complessità dell'animo umano tra picchi di amore e odio, dolcezza e rabbia. E in questo c'è la sua bellezza... perché è vero... perché nulla è mai così netto, soprattutto i sentimenti e le emozioni

Teneramente folle

Se sei una bambina e vedi tuo padre girare nudo fuori casa quando la temperatura è sotto lo zero, e inizi a piangere, ma soprattutto ad avere paura perché capisci che qualcosa in lui non va e non puoi aiutarlo, non ti resta altro che accettarlo, amarlo, aiutarlo e allo stesso tempo difenderti. E forse quando il terremoto emotivo è passato puoi iniziare a raccontare una storia, quella di un "orso polare" che soffre di disturbo bipolare, di crisi maniaco depressive, ma ti ha insegnato la dolcezza, l'ironia, la non convenzionalità e ti ha regalato due occhi nuovi, un po' folli, per guardare il mondo.

Non è semplice parlare delle esperienze più intime della propria vita, quelle più dolorose, e trasformarle in un un film vero, coinvolgente ed emozionante. Il rischio che si corre è sempre quello di scadere nel melodrammatico, nella banalità, ma Maya Forbes, regista di Teneramente folle (Infinitely Polar Bear), ci racconta una storia, la sua, con una leggerezza e ironia acuta e coinvolgente, mai scontata che punta dritta al cuore.

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Sinossi di Teneramente Folle (Infinitely Polar Bear)

Siamo nella Boston degli anni '70, e per le strade si respira aria di libertà, anti-conformismo e amore. Cameron Stuart (Mark Ruffalo) e Maggie (Zoë Saldana) sono sposati e hanno due bambine Amelia e Faith che amano alla follia, ma qualcosa incrina quello che potrebbe sembrare un quadro familiare perfetto. Cameron è un padre e un marito difficile, soffre di disturbo bipolare e di crisi maniaco depressive. Passa il suo tempo a caccia di funghi e a cucinare pasti elaborati, incapace di sopportare la routine e lo stress di un lavoro. Un giorno CAM ha una crisi nervosa che lo manda in un ospedale psichiatrico, e a questo punto Maggie per il bene delle bambine decide di allontanarle dal padre per trasferirsi in un piccolo appartamento a Cambridge, dove vive in condizioni di povertà e tenta invano di trovare un'occupazione decente.

Per ottenere un lavoro migliore e garantire un'istruzione adeguata alle figlie Faith e Amelia, Maggie si iscrive ad un Master in economia, ma l'Università, la Columbia è a New York. La donna decide, incurante dei commenti di tutti e lacerata nel profondo, di partire e lasciare le figlie al marito Cameron, che intanto sembra essersi ripreso e aver superato la crisi. Il desiderio di stare con le figlie e ricostruire la sua famiglia è talmente forte che l'uomo accetta la scelta della moglie. Capisce subito di non essere all'altezza, ma tra gioie, crisi, dolcezza, attacchi di rabbia, insicurezza, divertimento, frustrazione, errori e amore smisurato impara a prendersi cura delle figlie e anche di se stesso.

Un film che mette in luce la complessità dell'animo umano tra picchi di amore e odio... dolcezza e rabbia... e in questo c'è la sua bellezza... perché è vero... perché nulla è mai così netto, soprattutto i sentimenti e le emozioni. Un'altalena di bianchi e neri... di magia e realtà disarmante.

I personaggi

E anche i protagonisti (ognuno a suo modo) sono divisi e vivono contraddizioni ed equilibri precari spesso sofferti.

Amelia è forse quella che avverte e soffre di più degli sbalzi d'umore e della malattia del padre. E' difficile trovare un proprio posto nel mondo quando si ama profondamente un uomo "malato", e si combatte tra il desiderio di volerlo salvare e la necessità di salvarsi, vivere la propria vita, crescere e stabilire i giusti limiti e distanze da un padre che farebbe tutto per te, ma in qualche modo dipende da te ed è difficile da gestire.

Per la più piccola, Faith, Cameron è un cuoco perfetto che supera la mamma in cucina preparando crepe e piatti deliziosi, un formidabile stilista e sarto che sa cucire la gonna di flamenco più bella ed originale della storia, ma anche un "orso polare" che la fa vergognare di fronte ai vicini di casa, e che non riesce a tenere la casa in ordine e distrugge tutto. Un papà fragile, ma sempre presente.

Maggie è una donna in bilico tra amore delle figlie e bisogno di assicurare loro un futuro migliore. Prende una decisione difficile, lungamente sofferta, discussa, che forse non tutte riuscirebbero a prendere. Ha paura di lasciarle con un marito "malato", ma è sicura di affidarle ad un padre che farebbe di tutto per loro e che le ama più di ogni altra cosa.

E poi c'è lui, CAM, un uomo meraviglioso, ma imbarazzante, geniale ma ingestibile, sensibile, ma incapace di capire le regole del mondo. La mente si disgrega, si scinde, e le conseguenze sono difficili da gestire per chi gli vive accanto, ma Cam sa anche regalare dolcezza e amore smisurato. Un uomo che, nonostante la malattia, riesce ad insegnare alle figlie l'importanza di ridere di se stesse, di non vergognarsi per quello che si è, dei propri limiti e della propria diversità. In modo sicuramente non convenzionale, irresponsabile, fastidioso a volte, le educa all'indipendenza, a gestire le emozioni e a prendersi la responsabilità delle proprie azioni. Insegna loro a guardare il mondo sotto una luce diversa, con ironia e quella sensibilità e intelligenza "diversa" che è propria di chi soffre di disturbi psicologici. Cam è un uomo che è impossibile non amare, ma che diventa pericoloso per se stesso e la sua famiglia quando la sua mente si disgrega.

E tra i protagonisti si stabilisce una comunicazione profonda, un circolo d'amore che è capace di salvare tutti, in un percorso catartico di formazione e maturazione profondo.

La regista sembra voler edulcorare la malattia di cui soffre Cameron Stuart, e presentarci alcuni drammi in maniera più lieve e ironica, ma in realtà non c'è bisogno di scene sofferte per capire quanto sia difficile vivere con un marito e un padre maniaco depressivo, con tutto ciò che ne consegue. Ma Maya Forbes ha scelto di darci una chiave di lettura diversa, che è in grado di far riflettere, ma anche sorridere.

Teneramente Folle riesce a parlare di malattia senza esagerare negli "ingredienti"; tutto è perfettamente bilanciato, ed il risultato è un film vero che sa emozionare senza disturbare con falsi pietismi o scene stucchevoli. Una nota di merito anche per la scelta dei colori, la bellissima colonna sonora anni '70, alcuni inserti vintage in stile "home movies" e le fotografie di famiglie che rendono brioso e coinvolgente ogni passaggio della narrazione. Un film che riesce a scatenare un equilibrio armonioso di emozioni contrastanti!

Trailer di Teneramente Folle

Informazioni su Teneramente Folle

Data di uscita: 18 giugno con Good Films

Cast: Mark Ruffalo, Zoe Saldana, Imogene Wolodarsky, Ashley Aufderheide, Beth Dixon, e Keir Dullea

Scritto e diretto da Maya Forbes

 

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