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Mamme e papà: la parità di ruoli è ancora lontana

Uno studio ci rivela che in alcune parti del mondo sono ancora ed esclusivamente le mamme a doversi occupare della cura dei figli. Perché questa divisione dei ruoli persiste?

di Olivia Calo

Da un sondaggio condotto dall’International Center for Research on Women, intitolato International Men and Gender Equality Survey e volto a monitorare quanto i ruoli di genere stiano cambiando nella società moderna internazionale, è emerso che in certi ambiti il gap è ancora molto elevato. In particolare, il dato più interessante è quello che riguarda la cura dei figli: secondo il sondaggio infatti altissime percentuali di uomini credono che occuparsi dei figli piccoli sia ancora esclusivo appannaggio femminile.
Il sondaggio ha coinvolto dal 2009 al 2010 oltre 8000 uomini e 3500 donne tra i 18 e i 59 anni in sei Paesi (Brasile, Cile, Croazia, India, Messico e Rwanda) dove il gap di genere è ancora più evidente rispetto a zone come la nostra.

Ebbene, il 61% degli uomini intervistati in Rwanda e oltre l’80% degli uomini intervistati in India, hanno dichiarato che cambiare i pannolini, fare il bagnetto e dar da mangiare ai figli sia compito esclusivo della mamma, anzi sua precisa responsabilità. (Qualche segnale positivo ce lo manda il Brasile, dove soltanto il 10% degli uomini la pensa così).


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Sono tanti gli elementi che legano le mamme ai propri figli in modo profondo, sia da un punto di vista ideale che ancor più fisico: è la mamma a portare in grembo i suoi figli durante la gravidanza, è la mamma che li nutre quando non sono ancora nati, è la mamma che li senti muoversi le prime volte, è la mamma che li partorisce (con dolore), è la mamma che rischia di morire se qualcosa durante il parto va storto, è la mamma che allatta. Dunque, a rigor di logica, dovrebbe continuare ad essere la mamma a cambiare i pannolini, a fare i bagnetti, a svezzare, a curare durante le malattie, a svegliarsi in piena notte, a cercare un modo efficace per addormentare.

L’uomo in tutto questo non rientra, secondo questa visione (LEGGI): come se il fatto di non provare dolore, di non subire un radicale cambiamento e un affaticamento psicofisico, di non partorire fosse un’attenuante, una giustificazione per occuparsi dei bambini soltanto dal momento in cui cominceranno a parlare, per insegnare loro come comportarsi con le donne nel caso fossero maschi, e per troncare ogni istinto libertino nel caso fossero femmine.


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Si ridurrebbe a questo il compito di un padre? Sarebbe questa la virilità? Fuggire dalle proprie responsabilità? (LEGGI) Ma allora perché i figli hanno anche (forse) un papà?

Io penso che un uomo con queste convinzioni sia contro natura: il legame con un figlio dovrebbe essere talmente forte da indurre qualunque genitore (uomo o donna che sia) a occuparsi del proprio bambino, anche e soprattutto in senso materiale; un legame che dovrebbe rimanere tale anche se il figlio non lo si è portato in grembo, anche se non lo si è partorito.

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Dovrebbe trattarsi di un legame sacro, di qualcosa di atavico che riguarda in qualche modo anche l’istinto di sopravvivenza della specie.
E tutto questo c’entra poco con l’emancipazione femminile, con le donne che lavorano, con il femminismo: si tratta di un discorso invece ben più profondo, ben più ampio e importante.

Fortunatamente, credo di assistere a qualcosa di diverso (LEGGI), almeno da questa parte del mondo: vedo papà attenti, disposti a svegliarsi nel cuore della notte, che imparano volentieri a cambiare i pannolini, che preparano le pappette, che fanno il bagnetto. Papà che sentono questo profondo legame e non hanno alcuna paura di coltivarlo, di sentirlo crescere, di ammetterlo, di scambiarlo per quel che infine è: amore, nel senso più puro del termine.
“Fare” i papà con amore non sminuisce né svilisce in alcun modo la virilità; anzi, a mio parere, se è possibile l’aumenta. Decisamente.

http://www.lilsugar.com/Mens-Attitude-Toward-Child-Care-14811003


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