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Intervista ad Antonio, papà blogger di "Desian"

Dopo aver conosciuto alcune mamme blogger questa volta abbiamo voluto intervistare un papà e conoscere anche il punto di vista maschile. Antonio è un papà blogger ed ecco quello che ci ha raccontato sui papà co-protagonisti e non più comparse

desianDopo aver conosciuto alcune mamme blogger questa volta abbiamo voluto intervistare un papà e conoscere anche il punto di vista maschile.
Antonio è il papà blogger di http://desian66.blogspot.com ed ecco quello che ci ha raccontato.

Ciao! Grazie mille per la tua disponibilità. Anzitutto: che tipo di papà sei e cosa vorresti trasmettere ai tuoi figli? 

In questi anni si sono succeduti innumerevoli stati d’animo, diversi modi di vedere me stesso in quel ruolo. Naturalmente non tutti erano positivi o “voluti” ma ognuno di quelli è lì, ha contribuito a far avanzare le cose, a costruire la mia strada e a lasciarla aperta qui davanti. Oggi mi definirei un babbo abbastanza presente anche nel quotidiano (molte sono le cose di routine che facciamo insieme, dall’entrata/uscita di scuola agli impegni più vari), che ama la compagnia dei propri figli, non solo come un impegno o una responsabilità ma anche come piacere reale, “emozionale”. Insomma, mi divertono molto. Poi credo di essere anche un genitore esigente (le regole, le regole, le regole) ma stemperando il tutto in una visione non ossessiva: mi piace cioè osservarli ed intervenire “da lontano”, senza sopraffazioni, rispettando i loro spazi e le loro richieste/necessità di autonomia. Che fatica quindi fare lo slalom tra l’impulso di “esserci” e quello di lasciarli respirare.
Vorrei trasmettere loro intanto l’idea che stare al mondo vuol dire essere curiosi. Che il rispetto è la base di ciò che chiamiamo convivenza civile e che senza questo sentimento non c’è umanità ma solo bestialità. Vorrei provare ad insegnargli il senso di giustizia e la capacità di sentirsi liberi ma responsabili della loro stessa libertà, sapendo riconoscere in ogni momento chi o che cosa possa toglier loro le conquiste che fanno giorno dopo giorno. E mi piacerebbe riuscire a far tutto ciò non solo con le parole e le “regole dette” ma con il comportamento e l’esempio concreto. Il mio più grande timore, a questo proposito, è di non essere all’altezza… Ma siamo qui a provare a farlo

Se un giorno dovessero dirti “Voglio fare la velina” oppure “Voglio fare il calciatore” come reagiresti?

Mi chiederei che tipo di percorso abbiamo fatto, intendo dire come genitori, per dargli dei valori tanto svilenti. Sicuramente mi interrogherei molto su quale possa esser stato il livello dell'educazione data: insomma credo fortemente all'importanza del percorso educativo e di crescita umana, credo che si possa riuscire a dare delle prospettive valoriali ai figli. Prospettive che tengano anche conto della storia personale che ognuno di noi ha alle spalle, di come siamo diventati quel che siamo e di quanto quel bagaglio sia trasmettibile. Di quanto si possa “tramandare”

Cosa ti piace fare insieme a loro?

Sicuramente il momento del gioco e del relax in generale è quello che mette tutti più tranquilli, più capaci di godere delle reciproche presenze. Molta parte del nostro tempo insieme (che fortunatamente per me non è pochissimo) passa appunto in questo. Ultimamente poi, vista l’età in cui si trovano (otto e sei anni), sono diventati molto affascinanti nell’esprimere se stessi e le proprie vicende, quotidiane o emotive che siano: mi piace moltissimo questa fase e trovo davvero divertente passare il tempo ad ascoltarli, a parlarci. Anche a prendersi in giro reciprocamente delle nostre cose più buffe. L’ironia è uno degli ingredienti principali del nostro rapporto.
C’è poi un forte bisogno di intimità emotiva, di pure e semplici coccole: stropicciarli è cosa che amo parecchio

Secondo te è davvero così difficile riuscire ad educare i propri figli al giorno d’oggi?

Beh, credo sia davvero, concretamente, difficile educare i figli, farne delle persone rispettose degli altri e, al tempo stesso, consapevoli del proprio essere nel mondo; guidare i loro passi, aiutarli nel crescere. In questa epoca, però, esiste una fortissima spinta al conformismo e a un certo appiattimento di tipo sociale e culturale che riguarda anche e soprattutto gli adulti che poi, nel loro essere genitori, finiscono per lasciarsi andare a ciò che vedono attorno a sé. Rinunciano a fare da guida, si adagiano sulla maggioranza: tutti fanno così, allora anche noi.
Io credo invece che ci voglia una buona dose di sanissimo coraggio nell'educare i figli. E che si possa e si debba riuscire. Bisognerebbe saper guardarsi attorno, capire cosa sta succedendo, in che epoca viviamo e capire soprattutto se quel che vediamo ci piace. Da questo possiamo partire per far risaltare i valori, per trovare regole e comportamenti adeguati.
Per farlo ci vuole tempo, voglia, coraggio di scegliere le differenze. E' l'omologazione che distrugge l'educazione

Sei un papà che riesce a svolgere anche i compiti più classici che spetterebbero ad una mamma (come togliere il pannolino) oppure preferisci delegare?

Ma perché, oltre l’allattamento al seno, ci sono compiti “che spetterebbero ad una mamma” e al babbo no?!
Battute (ma non troppo, poi) a parte, non sono stato e non sono un super-babbo, di quelli già pronti e preparati fin dal primo minuto. Ero accanto a mia moglie alla nascita di entrambi i nostri bambini, ho partecipato al suo dolore per quanto possibile, ho imparato a rispettarlo. Ho cambiato pannolini, lavato culetti, partecipato decisamente meno a pappine e svezzamento. Sono stato abbastanza prigioniero (e con enorme contraddizione interiore) dell’idea che certe cose, appunto, tocchino ad una mamma.
Oggi però le cose sono cambiate, un percorso lungo si è compiuto e tutto questo l'ho imparato e continuo ad impararlo, giorno dopo giorno. Così come le madri, anche i padri sono abbastanza abbandonati a se stessi di fronte al loro ruolo. Qui da noi, e parlo dell'Italia perché non conosco troppo a fondo la situazione di altri Paesi, per i babbi non c'è alcuna identità a cui fare riferimento, non esiste un'educazione sentimentale del padre. Tutto ciò che uno fa, lo impara sulla propria pelle e con la fatica immane dell'autodidatta, anche proprio emotivamente.

Papà e mamma: due ruoli completamente diversi o per certi versi simili?

In realtà non ho le idee chiarissime al riguardo. Credo però che su questo tema si giochino tutte o quasi le possibilità di eguaglianza uomo-donna perché più che ai ruoli penso proprio alle identità: credo sia abbastanza chiaro e condiviso quanto la biologia influisca sul rapporto tra i figli e la madre. D’altro canto, però, non ho alcun dubbio sull’importanza del costruirsi (e del rivendicare) il nostro spazio di padri. Noi uomini abbiamo da imparare tutto un mondo di comportamenti, di emozioni, di spazi che ci riguardano e ci chiamano. Soprattutto dobbiamo avere piena consapevolezza (e anzi, come dicevo sopra, rivendicarlo) di un ruolo che ci tocca da co-protagonisti, non da comparse. Con questa consapevolezza, scompaiono le distinzioni perniciose, le disuguaglianze (penso anche ai riflessi sul lavoro delle madri).
Inutile restare ancorati a vecchi stereotipi (superati e sbagliati) di divisione non paritaria di compiti e di affettività. Forse si può anche pensare ad un’intercambiabilità tra le due figure. Quel che è certo è che quando sento dei babbi che dicono “no, io non voglio fare il mammo” oppure le mamme “a questo ci pensa suo padre”, brividi sinistri mi percorrono la schiena. Mai delegare se stessi all’altro.

Perché l’idea di un blog?

In primo luogo perché non è facile parlare di figli con altri babbi, anche se in carne ed ossa. Anche se sono i tuoi amici. Perché manca quello spazio della libera emotività che invece le mamme (e le donne in genere) usano con molta più disinvoltura. Antico retaggio di educazioni al maschile.
Circa un anno fa, dopo aver passato qualche mese a frequentare e leggere blog di mamme, mi sono reso conto di come questo spazio di espressione (che avevo guardato fino ad allora con un certo scettico sospetto) fosse utile, creativo, vivo: nei loro blog, le mamme non fanno solo racconto, diario, espressione di sé ma si scambiano esperienze vere, “intere” e circostanziate. Si scambiano idee e consigli. In una parola, crescono.
Ecco, dopo un anno di commenti quasi tutti al femminile, mi piacerebbe che il mio blog diventasse anche un luogo di scambio con i babbi. Quando cominciai, ce n’erano pochissimi. Oggi siamo qualcuno in più e cominciamo a “conversare”. Speriamo.

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Martina Braganti


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