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Il test di paternità tramite DNA: come funziona e quando si fa?

Molti, per necessità o anche per semplice curiosità, si sono sempre chiesti come funzionasse un test della paternità. Come è possibile capire, dalla semplice analisi di cellule del DNA, che un bambino ed un uomo sono figlio e padre?

di Antonella diLorenzo

Come funziona il test di paternità e quando è possibile farlo?
In genere, soprattutto negli ultimi anni lo fanno molti extracomunitari che vogliono il ricongiungimento familiare. Ma per la maggior parte si tratta di persone o coppie con dubbi sull’origine del figlio. Spesso (circa il 20 per cento dei casi)  i dubbi di un genitore si sono rilevati fondati, almeno così affermano i laboratori di analisi.
Sembra qualcosa di assolutamente misterioso e quasi inspiegabile questo tipo di esame. Come è possibile capire, dalla semplice analisi di cellule del DNA, che un bambino ed un uomo sono figlio e padre?


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Il test di paternità non è invasivo e viene effettuato tramite un semplice prelievo di sangue per l’analisi del DNA. Le cellule che si vanno a studiare sono quelle estratte dai linfociti del sangue periferico, da cellule presenti nelle urine o anche tramite l’analisi di altri campioni biologici estratti e confrontati da padre a figlio

Il test di paternità si può effettuare anche prima della nascita del bambino?
Sì, con cellule ricavate dal prelievo dei villi coriali e del liquido amniotico



Ma come funziona tecnicamente?
Sappiamo che il DNA è costituito da strutture filamentose, dette cromosomi distribuite in 23 coppie.
Quando un bambino viene concepito, inevitabilmente prenderà parte del patrimonio cromosomico del padre e parte dalla madre nella misura del 50% ciascuno. In effetti, i due gameti si ripristinano riformando le 23 coppie di cromosomi di cui è costituito il DNA.
Fatta questa premessa è facile capire come funziona un test di paternità. Se vengono estratti dalla madre e dal figlio dei marker ed esaminati mettendoli a confronto con i marker del presunto padre, si può essere certi se quel bambino è figlio di quell’uomo.
Se 2 o più marker non corrispondono il soggetto non è da ritenersi padre del piccolo.


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Possono risultare errori dal test del DNA di paternità?
L’elevato numero di marker genetici presenti e la loro distribuzione sui loci cromosomici permette di evitare errori e mostrare il risultato del test come affidabile. Il test viene effettuato prelevando del sangue degli individui, oppure tramite il prelievo di saliva con tamponi sterili.

L’attendibilità dell’esame è molto elevata, ma comunque non è possibile escludere una minima percentuale di errore che può essere di natura casuale: scambio di campioni o anche la cattiva conservazione degli stessi.
Altri agenti di cui tener conto nella possibilità d’errore sono quelli legati ad un’imperfetta valutazione dei campioni che non dipende da personale umano. Può capitare, infatti, che durante l’analisi alcuni alleli, detti silenti, non vengano tracciati in modo adeguato e che conducano ad un test che esclude la paternità, quando questa, in realtà, può davvero esserci.

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Quando l’operatore del test si trova di fronte a questo fenomeno, pur non sapendo in realtà di cosa si tratti, può ripetere il test utilizzando metodi alternativi per essere più sicuri ed avere la massima certezza di un test negativo.
Il test può anche risultare non preciso a causa di mutazioni genetiche. Può salire il dubbio che se ne sia verificata almeno una, anche quando un solo marcatore non risulti compatibile. A tal proposito si esegue il test con l’utilizzo di più marcatori che confermano, o meno, la paternità. L’affidabilità dei test, eseguiti a regola d’arte, è di oltre il 99,99 per cento. Dato che la metodologia di analisi è basata sulla statistica, il 100 per cento non si raggiunge mai, per ragioni matematiche, ma per avere la certezza basta che il risultato superi il 99,72 per cento.


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Dove e come effettuare il test
Per l’analisi, in commercio, sono stati introdotti dei kit appositi per la valutazione, ma è sempre bene rivolgersi a centri specializzati che possono tener conto anche della valutazione e presenza di eventuali errori o imprevisti come quelli degli alleli silenti. I costi di un test di paternità sono elevati (circa 600 euro) a causa dell’utilizzo di macchinari ad alto costo presenti presso centri privati o anche Università.
I nuovi macchinari sono molto sofisticati ed utilizzando sequenziatori che cercano di minimizzare al minimo la presenza di errori.
Molti siti internet offrono test di paternità. Il cliente può richiedere il kit per il prelievo dei campioni, raccogliere la propria mucosa della bocca, quella del presunto figlio e della madre e spedire tutto all’indirizzo indicato sul sito. Il responso si riceve via web, con riservatezza, ma i test fatti via internet hanno solo un valore informativo. Perché il test di paternità sia valido come prova in tribunale, il prelievo dei campioni deve essere eseguito in un laboratorio.

Cosa dice la legge
Il riconoscimento e il disconoscimento di paternità sono regolati dall’articolo 235 del Codice civile. Una sentenza della Corte di cassazione (266 del 2006) ha stabilito che il risultato del test di paternità basato sul dna è da solo sufficiente per il riconoscimento o il disconoscimento di un figlio (LEGGI) . Per prelevare campioni di cellule da un minorenne è necessario il consenso di entrambi i genitori (o del tutore legale). Nel caso di figlio maggiorenne è lui  a decidere.
Se un padre fa il test all’insaputa della madre del bambino, non commette alcun reato, perché la potestà genitoriale si esercita separatamente. Ma il risultato non può essere usato in tribunale

Fonte articolo
scienzaonline.com
Italiamedicanuova

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