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I padri separati sono i nuovi poveri

Anche la stampa straniera si occupa dell'aumento del numero di padri separati ridotti sul lastrico e costretti a vivere in strada

Il numero di padri italiani che vanno in difficoltà dopo un divorzio aumenta sempre di più Il caso italiano sembra fare scuola (purtroppo) al punto che se n’è occupata anche la stampa internazionale. Il New York Times ha pubblicato un lungo articolo per delineare i contorni del fenomeno dei padri sempre più poveri.

Una terribile combinazione tra crisi economica (LEGGI) e distruzione dei legami familiari sta mettendo a durissima prova i padri italiani che, nei casi estremi, tra magro stipendio, alimenti e spese per sopravvivere non possono far altro che rivolgersi ai centri della Croce Rossa o della Caritas per mangiare o dormire.


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Gianni Villa, volontario della Croce Rossa di Milano, ammette che negli ultimi anni si è verificato un enorme cambiamento nella tipologia di persone che hanno bisogno di aiuto: prima gli uomini che vivevano per la strada erano per lo più vagabondi, tossicodipendenti o persone alla deriva, invece oggi è molto facile incontrare persone che hanno gravi problemi personali o sono vittime della crisi economica (LEGGI) e i padri separati sono sempre più numerosi.
Lo conferma anche il Reverendo Clemente Moriggi che coordina le attività dei Fratelli di San Francesco d’Assisi, di Milano, che rivela come 80 dei 700 posti letto occupati nei dormitori ospitino padri separati.

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Una situazione terribilmente difficile che spinge questi padri a mentire alle proprie famiglie sulla loro reale condizione: è il caso di Franco, pugliese, di 56 ani, separato da un anno con due figlie di 20 anni che non trovano lavoro. La sua azienda ha fallito e lui si è trasferito a Milano, oggi dorme in uno scatolone, per strada, sotto un portico di fronte a Piazza Affari. Ma la sua famiglia non lo sa. 

Stessa sorte per Umberto Vaghi, direttore commerciale di Milano, oggi membro del consiglio del movimento Papà Separati Lombardia, un’associazione no profit che mira a tutelare i padri e i bambini nella separazione e migliorare la legislazione italiana in materia di diritto di famiglia. A Vaghi è stato ordinato di pagare, per il mantenimento della casa, della moglie e dei due figli, ben 2000 euro al mese dei 2200 che guadagna.

Eppure qualcosa poteva cambiare nel 2006 con l’introduzione dell’affido congiunto (LEGGI): che prevede che i figli vengano affidati in maniera paritaria, sia dal punto di vista delle cure che da quello economico, ad entrambi i genitori, ma molto spesso l’applicazione della legge favorisce le mamme, anche perché nella maggior parte dei casi i bambini fissano la loro collocazione prevalente  a casa della madre e il padre viene chiamato a contribuire con il denaro.


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Eppure la partecipazione delle donne nel mondo del lavoro è cresciuta moltissimo: stando ai dati Istat il 46,5% dei lavoratori italiani sono donne e ciò nonostante in caso di separazione anche le condizioni economiche delle donne subiscono un calo.

Insomma, separarsi è roba da ricchi. Il che potrebbe contribuire a spiegare anche perché spesso si opta per una separazione in casa (LEGGI), una scelta obbligata per l’impossibilità di mantenere due case.
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