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Cosa aspettarsi quando si aspetta? Ecco come la vivono i papà

In occasione dell'uscita in dvd del film "Che cosa aspettarsi quando si aspetta" la psicologa e psicoterapeuta Stefania Martinelli ci spiega come i (futuri) papà vivono la gravidanza

“Che cosa aspettarsi quando si aspetta”? Questa la fatidica domanda che ogni donna si pone prima della gravidanza o appena scopre di essere incinta, fantasticando sulle gioie e sui problemi della dolce attesa. Ma è anche il titolo di una commedia americana, disponibile in Dvd e Blu-ray dal 23 gennaio, in cui Cameron Diaz (GUARDA LE FOTO), Jennifer Lopez (GUARDA LE FOTO), Elizabeth Banks (GUARDA LE FOTO) ed Anna Kendrick (GUARDA LE FOTO) portano sul grande schermo quattro modelli diversi di future mamme: c’è chi è alle prese con l’adozione, la Vip in dolce attesa, la ragazza in carriera che rimane inavvertitamente incinta e la scrittrice di libri su bambini che scoprirà che la gravidanza non è, almeno per lei, la idilliaca attesa che immaginava.



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Ma l’aspetto più interessante (ed anche più comico) del film è il punto di vista espresso degli uomini, futuri papà che affrontano in modo diverso, anche loro, l’imminente nascita del primogenito. Il film porta sul grande schermo quello che è ormai una tendenza consolidata nelle coppie contemporanee: il più profondo coinvolgimento emotivo degli uomini che si sentono da subito papà, già durante la gravidanza della compagna. Ne abbiamo parlato con la Dottoressa Stefania Martinelli, Psicologa-Psicoterapeuta familiare presso l’Accademia di psicoterapia della famiglia di Roma e trainer dei corsi di preparazione alla nascita presso l’AIED di Roma.



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Come vivono i futuri papà la partecipazione ai corsi di preparazione alla genitorialità? Sono presenti e partecipano agli incontri oppure preferiscono mandare la moglie / compagna con un'amica o da sola?
Sono ormai 27 anni che collaboro con l’AIED (Associazione Italiana per l’Educazione Demografica) di Roma in qualità di conduttrice dei Corsi di Preparazione alla Nascita. Fin dagli anni ’80 ho aperto il gruppo anche ai papà perché ho sempre creduto nell’importanza di coinvolgere anche il partner in questa esperienza trasformativa per la coppia, in particolar modo per l’arrivo del primo figlio. Devo dire che fin da allora i padri hanno partecipato con molto interesse dando un valido contributo. Se nei primi anni il corso vedeva una metà delle componenti accompagnate dal proprio compagno, via via il numero dei futuri papà è aumentato fino ad arrivare a corsi rivolti esclusivamente alle coppie. Raramente, infatti, arrivano donne da sole o accompagnate da un’amica.

Come vivono la gravidanza i papà in base alla vostra esperienza?
Indubbiamente per l’uomo la gravidanza rappresenta un periodo pieno di sentimenti contrastanti: stupore per le trasformazioni della donna, timore di non essere all’altezza in  quanto valido aiuto per la compagna, ma anche una certa “invidia” rispetto ad un’esperienza che non potranno mai vivere sulla propria pelle. In ogni caso, questo rappresenta un periodo in cui l’uomo non può che essere osservatore del miracolo di una vita che cresce nel corpo della donna.



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Sempre più spesso sia le mamme che i papà si occupano delle necessità più importanti per il neonato, dal bagnetto al cambio del pannolino; come sta cambiando il rapporto dei genitori verso i figli?
Consapevoli dei loro limiti cercano di partecipare concretamente durante il percorso della gravidanza accompagnando la donna alle visite specialistiche, agli esami diagnostici e al corso pre-parto. Inoltre, è sempre più frequente sentire dei papà che vogliono assistere alla nascita del figlio non solo per sostenere la loro compagna ma anche per vivere da subito il rapporto con il loro bimbo. Durante il corso, viene affrontato in gruppo questo tema e la sottoscritta incoraggia entrambi papà e mamma ad esprimere le loro perplessità e paure circa una decisione in tal senso, ma soprattutto a non sentirsi “costretti” a vivere direttamente un evento emozionante come il parto se questa decisione non nasce come desiderio spontaneo dell’uomo. In ogni caso la collaborazione all’interno della coppia sta diventando una prassi diffusa. Anche dopo la nascita del figlio, si assiste ad una intercambiabilità dei compiti di accudimento. Il padre non è più solo l’elemento della coppia che incrementa il lavoro all’esterno ma partecipa ad attività una volta esclusivamente di competenza femminile, come cambiare il pannolino, dare il latte con il biberon, fare il bagnetto… magari insieme.

Da cosa dipendono questi cambiamenti e in che modo possono riflettersi sulla coppia, anche in casi in cui i genitori finiscono per separarsi?
Queste modificazioni in parte sono dovute al sempre maggiore impegno lavorativo della donna al di fuori dell’ambito domestico, ma in parte l’uomo sta scoprendo la bellezza di crescere con il figlio e scoprire le sue conquiste giorno per giorno, fin dai primi momenti di vita e non soltanto (come accadeva un tempo) quando era possibile giocare a pallone, andare in bicicletta o fare qualsiasi altra attività con un figlio ormai grande. Finalmente si sta riscoprendo la figura paterna fin da prima della nascita. Se questa conquista ci fa pensare ad una nuovo modo di vivere la coppia genitoriale, più collaborativa, con ruoli alle volte intercambiabili, dall’altra la sempre crescente crisi della coppia può avere delle ripercussioni sulla prole estremamente negative: figli che diventano proprietà di un genitore o dell’altro, figli dimenticati e “utilizzati” come merce di scambio.

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